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Mattina, pomeriggio e sera, tutto liscio, solo chi non fa non sbaglia mai e per non correre il rischio Mark ha deciso che sia meglio non fare. Non per pigrizia, ma per paura, paura del mondo all'infuori di sé stesso.
Troppo duro per lui affrontare i rischi di una vita vera, troppo faticoso e troppo doloroso subire le critiche altrui, le opinioni, il confrontarsi con un mondo che fa della concorrenza e dell'aggressione altrui l'arma di sopravvivenza. Troppo sensibile o troppo chiuso? Forse una è causa dell'altra e la decisione di chiudersi in un proprio mondo è causata dalla sua sensibilità al mondo stesso.
D'altronde che mondo è un mondo in cui la tv insegna che chi aggredisce l'altro è migliore? Che l'unico modo di comunicare sia l'aggressione e la lotta? Siamo forse animali? Ma non era la ragione che distingueva l'uomo dagli animali? Che fine ha fatto questa preziosa virtù? L'arte del pensare? Magari di pensare al prossimo in tutte le piccole cose quotidiane.
Non esiste, è il ritmo frenetico che lo impone. Eppure il tempo non dovrebbe essere meno che nel passato, a spostarsi si fa prima con i moderni mezzi di trasporto, eppure... Eppure il tempo è meno, è ridotto all'osso per sé stessi, sempre occupati in mille faccende il cui scopo spesso è ignoto, l'importante è non fermarsi a pensare, soprattutto non pensare al prossimo.
Perché si ha meno tempo oggi di un ieri passato? E' questa società basata sulla produzione frenetica che ce lo impone e questi schemi prefissati di giusto e sbagliato, come se le cose potessero essere giuste in ugual misura per tutti o come se il liberismo di cui si parla molto sia in realtà conformismo al liberismo. Sembra paradossale, ma è così. Chi non vive secondo le regole del liberismo, in nome del liberismo viene isolato perché diverso e quindi privato della sua libertà.

E questa sarebbe la società civilizzata, civilizzata nel senso che chi non si adegua a queste semplici regole (mercato, concorrenza, aggressività, mondo iper-veloce, conformismo) viene considerato non civilizzato e quindi emarginato, così funziona nella società sia ai grossi stati sia ai pesci piccoli e Mark era un pesce piccolo.
Umiliato a scuola, preso in giro per il suo aspetto, d'altronde lui era il più piccolo, il più debole, quello che non rispondeva mai alle provocazioni, ma le subiva, come per sottomettersi al prossimo nella speranza di essere lasciato in pace. Così dovrebbe essere in un paese civilizzato, in realtà in un paese civilizzato che fa dell'aggressione un'arma di sopravvivenza chi si sottomette all'altrui potere viene schiacciato per il divertimento del capo padrone e non viene lasciato in pace come si dovrebbe. Eppure l'arma della sottomissione è arrivata fino a noi grazie a una dura evoluzione. Serviva appunto per suscitare la pietà nell'aggressore dichiarandosi sconfitti e questo vale per il mondo animale composto di non pensieri, mentre nel mondo umano in cui prevalgono i pensieri si tende a violare questa regola evoluzionistica e si tende a schiacciare il più debole, non per spirito di sopravvivenza visto che la vittoria la si è già ottenuta, ma solo per il gusto del divertimento, magari in branco. Come gli animali, ma decisamente più stupidi, contro ogni logica umana, ma più umani degli altri. Almeno così si dice.

Non c'è da stupirsi che Mark si sia costruito attorno una barriera contro il mondo, non far entrare nessuno vuol dire non correre più il rischio di venire umiliato. Succede però che non si elimina la sofferenza così, la si sposta. Si passa da una sofferenza dovuta agli altri: all'aggressione altrui a una sofferenza dovuta alla propria solitudine, che si è scelta, ma che non si vuole. Che serve, ma fa male. Che si ha e si vuole, ma che in realtà non si vorrebbe. Non si vorrebbe se il mondo funzionasse in altro modo. Colpa del mondo o colpa di Mark per questa visione del mondo. Un po' tutte e due, ma lui non lo sa o non lo vuole sapere. Lui semplicemente sta male e non lo vorrebbe. Si è chiuso così tanto che non riesce neanche più a comunicare i suoi sentimenti. Sentimenti felici o tristi, quando si avvicina anche solo l'idea di comunicarli, usa l'arma dell'ironia per sfuggire, a volte funzione, a volte no, ma è solo un palliativo, serve solo a rimandare.

Forse un giorno troverà il modo di comunicare, forse dentro di sé, sa già come deve fare, ma non lo vuole fare, la paura scavalca sempre la sua forza di esporsi.


Data inserimento: 21-11-09






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