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Come ormai buona parte dei frequentatori del
forum sa, un nostro ex collaboratore è stato citato per danni da un
informatore farmaceutico, insieme alla Rai e alla sottoscritta. Siccome
i collaboratori del programma non sono dipendenti, quando vendono il
loro pezzo alla Rai firmano un contratto con il quale si assumono ogni
responsabilità (succede più o meno così a tutti i collaboratori di
tutte le reti televisive e dei giornali). Tuttavia abbiamo sempre
avuto l’assistenza legale nelle cause penali. Quando sono cominciate ad
arrivare quelle civili (2004) la Rai si è invece riservata di applicare
la manleva. Da allora abbiamo fatto una lunga battaglia per avere
una piena copertura e l’anno scorso l’abbiamo finalmente ottenuta. Le
cause in corso sono 28, di cui una decina cadono nel periodo in cui non
eravamo protetti. In questi casi, gli autori devono difendersi da soli.
Ne sono da sempre consapevoli, è un rischio che hanno accettato,
convinti che lavorando bene alla fine le cause si vincono. A Paolo
Barnard, che non lavora più con noi dalla fine del 2003, è capitata la
stessa cosa, per cui ha dovuto nominare un suo avvocato, mentre la
sottoscritta usufruisce dello stesso avvocato che difende la Rai. La
linea difensiva è ovviamente quella di difendere la bontà del pezzo,
visto che i danni vengono chiesti all’azienda. Ora, a distanza di
anni, la rete è stata invasa dall’accusa nei confronti miei e dei suoi
ex-colleghi di aver abbandonato Paolo Barnard. Questo non è vero, e lo
dimostrano le mail che di seguito riporto:
Date: Sat, 05 Feb 2005 19:34:57 +0100 To: dpbarnard From: Milena Gabanelli …”
quando saprò chi è l’avvocato difensore e deciderà di parlarmi, gli
consegnerò la mia memoria dove, fra le altre cose, ho scritto che….e tu
sai che questo non è vero. Io mi assumo una responsabilità che non ho
per evitare qualunque appiglio nei tuoi confronti nel momento in cui le
cose dovessero andare male. ...”
Gli ex-colleghi (che,
come sopra scritto, vendono le loro inchieste alla Rai), da parte loro,
in questa occasione si rendono disponibili a veder ridotto il budget
previsto per l’acquisto dei loro pezzi, per aiutare Barnard a far
fronte alle spese legali:
Date: Tue, 15 Feb 2005 10:49:31 +0100 To: dpbarnard From: Milena Gabanelli “Se
hai deciso di costituirti, vorrei trovare il modo di rimborsare le
spese che pagherai per l'avvocato. E' possibile solo attraverso
l'acquisto di un pezzo. Se ti viene per esempio in mente una ‘buona
notizia’….vedi tu e fammi sapere a breve perché devo raschiare il fondo
del barile”
Contestualmente l’ufficio legale della Rai
ha inviato a Barnard una lettera con la quale si riserva di applicare
la manleva. Solo la malafede può leggere in questo una mia connivenza. A
dimostrazione del contrario, la battaglia iniziata all’interno
dell’azienda, e che nel 2007, a seguito dell’ intervento opera del
Direttore Generale Claudio Cappon, ha portato a riconoscere il gruppo
di Report meritevole di tutela. Un comportamento lodevole, poiché
la Rai non è Internet (dove tutti dicono quello che vogliono protetti
dall’anonimato) e risponde di ciò che trasmette. In solido. Perdere una
causa importante potrebbe portarla al fallimento. Sono soldi dei
cittadini, per questo ne va riconosciuto il coraggio, proprio in un
momento in cui le cause arrivano come piovesse. E l’accertamento della
correttezza di ciò che viene trasmesso è sempre molto difficile, non
basta l’occhio di un avvocato. E’ determinante la fiducia nella serietà
e nella responsabilità dell’autore del programma e di quello del
servizio. A suo tempo Barnard è stato rassicurato sul fatto che,
in caso condanna a risarcire, la Rai non si rivarrà su di lui. E non
potrà farlo, perchè la mia memoria difensiva assolve l’autore, ma
soprattutto perché c’è “l’assunzione di responsabilità da parte del
direttore di rete nella condivisione dei contenuti autorizzandone la
messa in onda ”. Si può anche non credere in tutto questo, ma
allora bisognerebbe attendere la fine della storia. E alla fine della
storia c’è anche il mio impegno, più volte dichiarato: la disponibilità
a farmi carico della rivalsa – di tasca mia -. Certo, se Barnard
ha un intento denigratorio, deve approfittare di questo momento, perchè
fra qualche mese potrebbero non essercene più i presupposti. E deve
ignorare l’assenza di ostilità nei suoi confronti, evidenziata dal
fatto che il suo avvocato, assente all’ultima udienza, è stato
rappresentato proprio dall’avvocato della Rai. A puro titolo di
cronaca, la sottoscritta si difende da sola in 3 procedimenti, e non
contro un informatore farmaceutico, ma contro Ligresti, alcuni membri
del c.d.a. Rai e la Compagnia telefonica H3G. La discussione è
rimasta aperta su questo forum per oltre un mese, senza mai uscire da
un offensivo e diffamatorio attacco alla mia persona, agli autori e al
programma. Abbiamo motivo di pensare che ci sia una volontà mirata
ad attaccare la credibilità di un gruppo, costruita in tanti anni di
lavoro. Per questa ragione ogni intervento su questo argomento d’ora in poi non sarà pubblicato. Nel
forum di Report si scambiano opinioni, critiche e suggerimenti relativi
alle puntate che vanno in onda. Si aprono discussioni costruttive e
rispettose del lavoro altrui. Se invece qualcuno intende trasformarlo
in un luogo di livori personali, pettegolezzi, o altro, saremo
costretti a chiuderlo. Per riaprirlo quando potremo permetterci un moderatore a tempo pieno.
Milena Gabanelli e la redazione di Report
a seguire la Lettera di Barnard inviata a tutta la rete
DI PAOLO BARNARD
Cari
amici e amiche impegnati a dare una pennellata di decenza al nostro
Paese, eccovi una forma di censura nell’informazione di cui non si
parla mai. E’ la peggiore, poiché non proviene frontalmente dal
Sistema, ma prende il giornalista alle spalle. Il risultato è che,
avvolti dal silenzio e privi dell’appoggio dell’indignazione pubblica,
non ci si può difendere. Questa censura sta di fatto paralizzando
l’opera di denuncia dei misfatti sia italiani che internazionali da
parte di tanti giornalisti ‘fuori dal coro’.
Si tratta, in
sintesi, dell’abbandono in cui i nostri editori spesso ci gettano al
primo insorgere di contenziosi legali derivanti delle nostre inchieste
’scomode’. Come funziona e quanto sia pericoloso questo fenomeno per la
libertà d’informazione ve lo illustro citando il mio caso.. Si
tratta di un fenomeno dalle ampie e gravissime implicazioni per la
società civile italiana, per cui vi prego di leggere fino in fondo il
breve racconto..
Per la trasmissione Report di Milena
Gabanelli, cui ho lavorato dando tutto me stesso fin dal primo minuto
della sua messa in onda nel 1994, feci fra le altre un’inchiesta contro
la criminosa pratica del comparaggio farmaceutico, trasmessa
l’11/10/2001 (”Little Pharma & Big Pharma”). Col comparaggio (reato
da art.170 leggi pubblica sicurezza) alcune case farmaceutiche tentano
di corrompere i medici con regali e congressi di lusso in posti esotici
per ottenere maggiori prescrizioni dei loro farmaci, e questo avviene
ovviamente con gravissime ripercussioni sulla comunità (il prof. Silvio
Garattini ha dichiarato: “Dal 30 al 50% di medicine prescritte non
necessarie”) e spesso anche sulla nostra salute (uno dei tanti esempi è
il farmaco Vioxx, prescritto a man bassa e a cui sono stati attribuiti
da 35 a 55.000 morti nei soli USA).. L’inchiesta fu giudicata talmente essenziale per il pubblico interesse che la RAI la replicò il 15/2/2003.. Per
quella inchiesta io, la RAI e Milena Gabanelli fummo citati in giudizio
il 16/11/2004(1) da un informatore farmaceutico che si ritenne
danneggiato dalle rivelazioni da noi fatte.. Il lavoro era stato
accuratamente visionato da uno dei più alti avvocati della RAI prima
della messa in onda, il quale aveva dato il suo pieno benestare..
Ok,
siamo nei guai e trascinati in tribunale. Per 10 anni Milena Gabanelli
mi aveva assicurato che in questi casi io (come gli altri redattori)
sarei stato difeso dalla RAI, e dunque di non preoccuparmi(2). La
natura dirompente delle nostre inchieste giustificava la mia
preoccupazione. Mi fidai, e per anni non mi risparmiai nei rischi.. All’atto
di citazione in giudizio, la RAI e Milena Gabanelli mi abbandonano al
mio destino. Non sarò affatto difeso, mi dovrò arrangiare. La Gabanelli
sarà invece ampiamente difesa da uno degli studi legali più prestigiosi
di Roma, lo stesso che difende la RAI in questa controversia legale.(3)
Ma non solo.. La linea difensiva dell’azienda di viale Mazzini e di
Milena Gabanelli sarà di chiedere ai giudici di imputare a me, e solo a
me (sic), ogni eventuale misfatto, e perciò ogni eventuale risarcimento
in caso di sentenza avversa.(4). E questo per un’inchiesta di
pubblico interesse da loro (RAI-Gabanelli) voluta, approvata, trasmessa
e replicata.* *(la RAI può tecnicamente fare questo in virtù di una
clausola contenuta nei contratti che noi collaboratori siamo costretti
a firmare per poter lavorare, la clausola cosiddetta di manleva(5),
dove è sancita la sollevazione dell’editore da qualsiasi responsabilità
legale che gli possa venir contestata a causa di un nostro lavoro. Noi
giornalisti non abbiamo scelta, dobbiamo firmarla pena la perdita del
lavoro commissionatoci, ma come ho già detto l’accordo con Milena
Gabanelli era moralmente ben altro, né è moralmente giusificabile
l’operato della RAI in questi casi).. Sono sconcertato. Ma come?
Lavoro per RAI e Report per 10 anni, sono anima e corpo con l’impresa
della Gabanelli, faccio in questo caso un’inchiesta che la RAI stessa
esibisce come esemplare, e ora nel momento del bisogno mi voltano le
spalle con assoluta indifferenza. E non solo: lavorano compatti contro
di me..
La prospettiva di dover sostenere spese legali per anni,
e se condannato di dover pagare cifre a quattro o cinque zeri in
risarcimenti, mi è angosciante, poiché non sono facoltoso e rischio
perdite che non mi posso permettere.. Ma al peggio non c’è limite.
Il 18 ottobre 2005 ricevo una raccomandata. La apro. E’ un atto di
costituzione in mora della RAI contro di me. Significa che la RAI si
rifarà su di me nel caso perdessimo la causa. Recita il testo: “La
presente pertanto vale come formale costituzione in mora del dott.
Paolo Barnard per tutto quanto la RAI s.p.a. dovesse pagare in
conseguenza dell’eventuale accoglimento della domada posta dal dott.
Xxxx (colui che ci citò in giudizio, nda) nei confronti della RAI
medesima”.(6).
Nel leggere quella raccomandata provai un dolore denso, nell’incredulità.. Interpello
Milena Gabanelli, che si dichiara estranea alla cosa. La sollecito a
intervenire presso la RAI, e magari anche pubblicamente, contro questa
vicenda. Dopo poche settimane e messa di fronte all’evidenza, la
Gabanelli tenta di rassicurarmi dicendo che “la rivalsa che ti era
stata fatta (dalla RAI contro di me, nda) è stata lasciata morire in
giudizio… è una lettera extragiudiziale dovuta, ma che sarà lasciata
morire nel giudizio in corso… Finirà tutto in nulla.”(7). Non sarà così, e non è così oggi: giuridicamente parlando, quell’atto di costituzione in mora è ancora valido, eccome.. Non
solo, Milena Gabanelli non ha mai preso posizione pubblicamente contro
quell’atto, né si è mai dissociata dalla linea di difesa della RAI che
è interamente contro di me, come sopra descritto, e come dimostrano gli
ultimi atti del processo in corso.(8).
Non mi dilungo. All’epoca
di questi fatti avevo appena lasciato Report, da allora ho lasciato
anche la RAI. Non ci sarà mai più un’inchiesta da me firmata
sull’emittente di Stato, e non mi fido più di alcun editore. Non mi
posso permette di perdere l’unica casa che posseggo o di vedere il mio
incerto reddito di freelance decimato dalle spese legali, poiché
abbandonato a me stesso da coloro che si fregiavano delle mie inchieste
‘coraggiose’. Questa non è una mia mancanza di coraggio, è realismo e
senso di responsabilità nei confronti soprattutto dei miei cari.. Così
la mia voce d’inchiesta è stata messa a tacere. E qui vengo al punto
cruciale: siamo già in tanti colleghi abbandonati e zittiti in questo
modo.. Ecco come funziona la vera “scomparsa dei fatti”, quella che
voi non conoscete, oggi diffusissima, quella dove per mettere a tacere
si usano, invece degli ‘editti bulgari’, i tribunali in una collusione
di fatto con i comportamenti di coloro di cui ti fidavi; comportamenti
tecnicamente ineccepibili, ma moralmente assai meno.. Questa è
censura contro la tenacia e il coraggio dei pochi giornalisti ancora
disposti a dire il vero, operata da parte di chiunque venga colto nel
malaffare, attuata da costoro per mezzo delle minacce legali e di fatto
permessa dal comportamento degli editori.. Gli editori devono
difendere i loro giornalisti che rischiano per il pubblico interesse, e
devono impegnarsi a togliere le clausole di manleva dai contratti che,
lo ribadisco, siamo obbligati a firmare per poter lavorare.. Infatti
oggi in Italia sono gli avvocati dei gaglioffi, e gli uffici affari
legali dei media, che di fatto decidono quello che voi verrete a
sapere, giocando sulla giusta paura di tanti giornalisti che rischiano
di rovinare le proprie famiglie se raccontano la verità.
Questo
bavaglio ha e avrà sempre più un potere paralizzante sulla denuncia dei
misfatti italiani a mezzo stampa o tv, di molto superiore a quello di
qualsiasi politico o servo del Sistema.. Posso solo chiedervi di
diffondere con tutta l’energia possibile questa realtà, via mailing
lists, siti, blogs, parlandone. Ma ancor più accorato è il mio appello
affinché voi non la sottovalutiate.. In ultimo. E’ assai probabile
che verrò querelato dalla RAI e dalla signora Gabanelli per questo mio
grido d’allarme, e ciò non sarà piacevole per me.. Hanno
imbavagliato la mia libertà professionale, ma non imbavaglieranno mai
la mia coscienza, perché quello che sto facendo in queste righe è dire
la verità per il bene di tutti. Spero solo che serva.. Grazie di avermi letto.
Paolo Barnard. dpbarnard@libero.it. 9.02.08. . Note: . 1) Tribunale civile di Roma, Atto di citazione, 31095, Roma 10/11/2004.. 2) Fatto su cui ho più di un testimone pronto a confermarlo.. 3)
Nel volume “Le inchieste di Report” (Rizzoli BUR, 2006) Milena
Gabanelli eroicamente afferma: “…alle nostre spalle non c’è un’azienda
che ci tuteli dalle cause civili”. Prendo atto che il prestigioso
studio legale del Prof. Avv. Andrea Di Porto, Ordinario nell’Università
di Roma La Sapienza, difende in questo dibattimento sia la RAI che
Milena Gabanelli. Ma non me.. 4) Tribunale Ordinario di Roma,
Sezione I Civile-G.U. dott. Rizzo- R.G.N. 83757/2004, Roma 30/6/2005:
“Per tutto quanto argomentato la RAi-Radiotelevisione Italiana S.p.a. e
la dott.ssa Milena Gabanelli chiedono che l’Illustrissimo Tribunale
adìto voglia:…porre a carico del dott. Paolo Barnard ogni conseguenza
risarcitoria…”.. 5) Un esempio di questa clausola tratto da un mio
contratto con la RAI: “Lei in qualità di avente diritto… esonera la RAI
da ogni responsabilità al riguardo obbligandosi altresì a tenerci
indenni da tutti gli oneri di qualsivoglia natura a noi eventualmente
derivanti in ragione del presente accordo, con particolare riferimento
a quelli di natura legale o giudiziaria”.. 6) Raccomandata AR n.
12737143222-9, atto di costituzione in mora dallo Studio Legale Di
Porto per conto della RAI contro Paolo Barnard, Roma, 3/10/2005.. 7) Email da Milena Gabanelli a Paolo Barnard, 15/11/2005, 09:39:18 . 8-
Tribunale Civile di Roma, Sezione Prima, Sentenza 10784 n. 5876
Cronologico, 18/5/2007: “la parte convenuta RAI-Gabanelli insisteva
anche nelle richieste di cui alle note del 30/6/2005…”. (si veda nota
4)
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