HOME BLOG CHAT DOWNLOAD CONTATTO

Politica
Linux
Petizioni
Poesie
Racconti
Vario


I post piu' letti
- Report censura "Censura Legale"





Altri Blog
Arrakis

Altro Linux
Openmamba-linux
Debian Italia
Topolinux

Libera informazione


http://agser.files.wordpress.com/2007/10/giornali.jpg

Viviamo in un paese che si è arreso alla sua inesorabile deriva. Scandali quotidiani, sequenze di vergogne che cedono il passo ad accadimenti tanto conclamati quanto deprecabili. Un paese afflitto dalla piaga dell'adesione acritica. Una piaga che investe a 360 gradi tutta la società civile moderna.
Talmente devastante da obbligare a passare dallo strumento della visibilità di qualcuno, delegando ai VIP, per avanzare una qualsiasi istanza sociale .

Siamo impegnati in una lotta contro ogni forma di censura che, nelle sue varie accezioni e metodologie, è ancora più diffusa e tangibile di quanto si possa credere e presumere. La censura come forma di annullamento delle coscienze, subita non solo dai giornalisti, ma anche dai fruitori dell'informazione e comuni cittadini nell'ambito della loro esperienza sociale e di vita, privati del proprio diritto inviolabile di informarsi.

Crediamo che la libertà d'informazione possa essere un buon presupposto da cui poter ripartire. Un piccolissimo tassello verso un cambiamento della società civile che speriamo radicale e profondo.

Diciamo basta censura, basta manleva (la clausola in cui ci si impegna a sollevare l´editore da qualunque responsabilità legale in solido e che un giornalista freelance è spesso costretto a firmare per lavorare), basta chiudere blog scomodi, basta acriticità, basta giornalisti sfruttati e malpagati. Basta perquisizioni inquisitorie (dovere del giornalista è informare. Non esiste alcuna rivelazione di segreto d'ufficio che tenga. Le fughe di notizie non le compiono i giornalisti, che hanno il dovere di pubblicare qualsiasi notizia di interesse pubblico). Basta ad un sistema che sta trascinando, ogni giorno sempre più, il nostro paese verso un destino di declino inesorabile.

Riprendiamo nelle nostre mani la delega che per troppo tempo abbiamo ceduto ad altri.

Crediamo che ogni considerazione rimanga sterile senza il dovuto sforzo propositivo per trasformare una giusta critica in un'opportunità di miglioramento. Abbiamo pensato, discusso e ragionato su cosa potesse davvero risultare incisivo per questo scopo.


Chiediamo quindi:

1. SCUOLE DI GIORNALISMO PUBBLICHE
Ogni cittadino deve avere il diritto alla frequenza. Iscrizioni più economiche, tasse più basse, borse di studio per i meno abbienti, frequenza obbligatoria. Sarà il merito a stabilire se la strada intrapresa è quella giusta.

2. CORSI DI AGGIORNAMENTO E SPECIALIZZAZIONE
Ogni giornalista deve potersi occupare solo di un settore dell'informazione, specializzarsi in una materia particolare preferibilmente scegliendo mediante appositi corsi di specializzazione. Non può essere la specializzazione a scegliere il giornalista in base agli articoli e/o servizi che egli pubblica e alle varie situazioni che gli vengono imposte durante le sue esperienze lavorative, ma viceversa è il giornalista stesso a dover scegliere la materia da trattare. Frequenza obbligatoria di corsi di aggiornamento sulla materia e sulle questioni giuridiche, in modo da poterne salvaguardare la professionalità.

3. REGOLAMENTAZIONE DELLE ASSUNZIONI E DEL PRATICANTATO.
Obbligo per gli editori di mantenere una percentuale di assunti pari al 40%, di praticanti pari al 20%.

4. STAGE E TIROCINI RETRIBUITI.
Il mondo dell'informazione resta uno degli ultimi settori in cui stage e tirocini non vengono retribuiti. Come accade per ingegneri, architetti, avvocati, notai, medici (la cui specializzazione può essere considerata alla stregua di uno stage), [...], anche gli apprendisti dell'informazione hanno diritto a una retribuzione.

5. NO ALLA CLAUSOLA DI MANLEVA NEI CONTRATTI E DIFESA A CARICO DELL'EDITORE SIA IN AMBITO CIVILE CHE PENALE.
Per ogni servizio o pezzo pubblicato entrano in gioco le responsabilità in primis dell'autore, poi quella del redattore capo e dell'editore, i quali devono verificarne i contenuti prima della pubblicazione e/o messa in onda.
Troppo spesso in Italia i giornalisti (soprattutto i freelance) sono costretti, per poter lavorare, a firmare un contratto con annessa clausola di manleva. Questa clausola prevede l'impegno a sollevare l´editore da qualunque responsabilità legale in solido, permettendogli di poter scaricare tutte le incombenze sul giornalista, l'anello debole della catena che non può permettersi di sostenere il costo di reiterate cause. Un contratto capestro che spinge il giornalista, volente o nolente, ad auto-censurarsi per cercare di evitare ulteriori problemi legali. In qualsiasi caso, a trarne maggior profitto economico sarebbe l'editore: ha tutti i diritti sul pezzo o servizio, la possibilità di replicarlo e quindi anche i ricavi.

6. RISPETTO DEL TARIFFARIO MINIMO.
Capita troppo frequentemente che il tariffario minimo non venga rispettato. A volte si arriva a pagare anche un euro per ogni singolo pezzo, senza contare che i mass media si avvalgono spesso e volentieri di stagisti (non pagati). Come si può pretendere di avere un'informazione quantomeno decente a queste condizioni?

7. FINANZIAMENTI.
Si parla spesso di finanziamenti ai giornali, si parla spesso di abolirli. In pochi sottolineano che, così facendo, si rischia di favorire le testate più grandi, quelle che hanno risorse economiche sufficienti per potersi difendere dalle cause, fonte primaria della morte del giornalismo. Sarebbe opportuna un ridistribuzione in base alla qualità, all'efficienza e al rapporto numerico di praticanti e assunti. Il che metterebbe in una posizione di comodo anche i professionisti dell'informazione: spalle maggiormente coperte e quindi possibilità di lavorare in maggiore autonomia.
Inoltre, altro canone in base al quale elargire finanziamenti, il rapporto copie stampate / copie vendute (minore è la differenza tra i due valori, più alto sarà il finanziamento), in modo da incentivare l'efficienza organizzativa del giornale e la riduzione degli sprechi di carta.

8. ELEZIONE DEI DIRETTORI DI TESTATA.
I direttori delle singole testate dovrebbero essere eletti dai giornalisti che compongono la redazione e non nominati dagli editori; mantenuti in carica al massimo per cinque anni consecutivi (non rieleggibili), in modo da favorire un ricambio dal basso e impedire che giornali, tv e radio diventino lo specchio degli editori e dei gruppi di potere che li controllano.

9. ARCHIVIO RAI PUBBLICO E ACCESSIBILE.
La RAI è un servizio pubblico pagato a spese dei cittadini. Chiediamo quindi che si adottino le misure che consentano a tutti di accedere ai contenuti dell'archivio RAI (tenendo naturalmente conto dei legittimi diritti di terzi).

10. NESSUN VINCOLO PER I BLOG.
Il web non deve essere soggetto alle regolamentazioni che riguardano l'informazione, in quanto luogo d'incontro e di scambio. I blog non sono testate giornalistiche e ad essi non vanno applicate le leggi riservate ai mezzi di comunicazione di massa. Serve una regolamentazione che non vada ad intaccare quella che è la libertà d'espressione del singolo cittadino anche nella rete.

11. MAGGIOR IMPEGNO DI ODG E FNSI ALLA TUTELA DEL MONDO DELL'INFORMAZIONE.

Spingere per ottenere leggi a tutela del settore e dei giornalisti stessi, per fare in modo che possano esercitare il loro diritto/dovere di informare indipendentemente dalla protezione politico-economico-sociale di cui si possono avvalere. Sono quindi necessarie iniziative atte a migliorare e garantire l'indipendenza della categoria nel rispetto del codice deontologico.


Francesco Beato
Silvia Innocenzi
Salvatore Marcello

Per adesioni o info: censurae@hotmail.it



Io ho già aderito e voi?
Questo post si ricollega a quello dello sciopero sul caso Ruta e sul caso Barnard, infatti questa lettera li riguarda in prima persona entrambi....




Liberta' sul web. La mobilitazione dei blog continua

La protesta dei blogger contro la condanna inflitta a Carlo Ruta procede in ordine sparso, ma cresce. Negli ultimi giorni parecchi hanno deciso di interrompere il normale iter di comunicazione, occupando parti consistenti delle home pages con testimonianze di dissenso, forum, comunicati sulla vicenda. In quasi tutti i blog che hanno aderito a tale iniziativa appare una vignetta che recita simbolicamente "chiuso per sciopero". Nei numerosi post che animano la discussione emerge in modo corale lo sdegno verso gli atti repressivi, contrari allo spirito della Costituzione, che stanno passando in Italia a vari livelli. Un significato di rilievo riveste l'adesione all'iniziativa da parte di Paolo Barnard, autore di importanti inchieste su Report e vittima della censura legale. Dalle comunicazioni che ci giungono e dalla rete riscontriamo le seguenti presenze, che restano comunque indicative:

sergioberto.blog.tiscali.it; marcopetrulli.blog.tiscali.it; julien. blog.tiscali.it; procopio.blog.tiscali.it; arte.noblog.org; camilleri19. spaces.live.com; polinux.altervista.org; futuro-remoto.blogspot.com; nuovaresistenza.wordpress.com; www.paolobarnard.info; partitodelsud. blogspot.com; gabbia.blog.fiscali.it; vaffanculoday.blogspot.com; schiavioliberi.blogspot.com; floreana2.splinder.com; isimaro.blog. fiscali.it; peppetisaluta.blog.fiscali.it; vitaintensa.blog.fiscali.it; dedicatoaevaristocariego.blog.fiscali.it.; nonciavretemaicomevoletevoi. blogspot.com; solleviamoci.wordpress.com; ossex.blogspot.com; www. funzioniobiettivo.it; gaiasaviotti.blogspot.com; liandyer.blog.tiscali. it; disordinatamente.blog.tiscali.it; gabbia.blog.tiscali.it; flordicactus.splinder.com.

Si prega di comunicare come stanno andando le cose, per darne ulteriori comunicazioni.

La redazione di Voci Libere

giornalismi.info
accadeinsicilia@tiscali.it



Data inserimento: 19-09-08






Petzione pro Barnard

addio_pizzo.gif
8 nuove leggi per i parlamentari

 

Cnr-Mcs

petizione contro la discarica di Chiaiano

Questo blog non è una testata!

Clicca sul bannerino sotto

per votare il mio sito

Commenti al post

Volevo chiedere un'informazione...
AUTORE DEL L'ARTICOLO
danodeivalori

In Italia c'è una tendenza naturale e generalizzata a sottovalutare il ruolo che gioca 'l'informazione' nel prendere forma delle idee delle persone. (...) Possono essere utilizzate liberamente tecniche di abbindolamento subliminare note a chiunque abbia qualche cognizione di base di marketing e comunicazione per 'comunicare l'azione di Governo' senza che nessuno dica niente. Gestualità circensi di molti politici e giornalisti che 'per spiegare meglio' portano inconsciamente la mente nella sfera del sesso... Parole 'sbagliate' non casualmente... Basti vedere il successo di www.agoravox.it, il sito francese di e-citizen da poco sbarcato anche in Italia, che in quattro anni è diventato in Francia la seconda fonte di informazione via web dopo il portale de Le Figarò...
In Italia c'è una tendenza naturale e generalizzata a sottovalutare il ruolo che gioca 'l'informazione' nel prendere forma delle idee delle persone. Il rischio che la comodità intrinseca nel 'dare un'occhiata al giornale' o nell'accendere la televisione per lasciarsi informare dagli informatori di professione vinca sull'importanza della buona informazione, nella società indifferente della pigrizia e della superficialità qualunquista, è alto. Eccessivamente alto. Soprattutto in un paese dove mancano almeno una legge che regolamenti l'armonizzazione del conflitto d'interessi tra pubblico e privato ed un'altra che regolamenti i rapporti tra politica e mafia. L'Italia di Berlusconi, dove i giornalisti devono portare i saluti del Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana ai direttori dei loro giornali. Ora qui, tutto può succedere. Possono essere utilizzate liberamente tecniche di abbindolamento subliminare note a chiunque abbia qualche cognizione di base di marketing e comunicazione per 'comunicare l'azione di Governo' senza che nessuno dica un cazzo. Gestualità circensi di molti politici e giornalisti che 'per spiegare meglio' portano inconsciamente la mente nella sfera del sesso, ma non se ne accorge nessuno'brvbar;qua, nessuno ha visto o sentito niente'brvbar;messaggi che fondano la loro capacità di comunicazione e di estrapolare consensi, sul condizionamento di chi li riceve. Parole 'sbagliate' non casualmente, intonazioni intenzionalmente studiate per 'far capire o no' quello che si sta dicendo a seconda di quello che si deve dire, gente sbattuta in prima pagina a cui poi si chiede scusa, in caso di errore, in dieci righe dell'ultima. E parole 'giuste', che altrettanto non casualmente vengono scelte e posizionate in un discorso per le sfere parallele a cui si rifanno, formando così una rete entro cui viene delimitato lo sguardo di chi ascolta. (( Quando una volta ho affermato: 'l'essere, che può essere compreso, è linguaggio' - diceva il filosofo Hans Georg-Gadamer ' non si trattava di una tesi metafisica, ma di una tesi che descriveva dal punto di vista del comprendere l'illimitata ampiezza dello sguardo.))

Proprio perché il linguaggio è di tutti i parlanti e nessuno può dare o togliere voce a qualcuno è importante esprimersi, spiegare e difendere le proprie idee e soprattutto far sentire la propria voce!

Gli spazi come questo blog e tanti altri, i numerosi siti di giornalismo partecipativo che stanno prendendo piede, i forum di molte associazioni politiche e indipendenti'brvbar;lo stesso forum dell'Italia dei Valori'brvbar;è questo il nostro spazio, lo spazio della gente.

Basta vedere il successo di www.agoravox.it , il sito francese di e-citizen da poco sbarcato anche in Italia, che in quattro anni è diventato in Francia la seconda fonte di informazione via web dopo il portale de Le Figarò. Oppure, niente male anche www.reset.it . Questi luoghi spesso non sono soggetti a censure, non rispondono a nessuno se non direttamente alle leggi vigenti, non hanno linee editoriali legate ad interessi particolari se non a quello di un'informazione libera, indipendente e soprattutto autonoma. In questi luoghi possiamo sapere 'cosa pensano gli italiani'ma anche e soprattutto dirlo e farlo sapere.


Postato da Francesco Beato in data 13/11/2008 alle ore 17:57:42 con Opera in Linux


Editoria: l'allarme non è cessato
Enzo Mangini
[6 Novembre 2008]

Soddisfazione per il rinvio di due anni dell'entrata in vigore dei tagli previsti da Tremonti, ma anche allarme per la mancanza di fondi nella Finanziaria. Una conferenza stampa a Montecitorio ribadisce che la battaglia in difesa del pluralismo non è ancora finita.

Soddisfazione e attenzione. Sono le due parole più ripetute negli interventi della conferanza stampa convocata oggi a Montecitorio dal Coordinamento delle redazioni dei giornali di idee, cooperativi e delle minoranze, assieme alla Federazione nazionale della stampa, ai sindacati e ai parlamentari che in Commissione bilancio, due giorni fa, hanno efficacemente bloccato i tagli alle sovvenzioni pubbliche per l'editoria. Erano ' anzi, sono ' i tagli previsti dal decretone fiscale estivo di Giulio Tremonti e tradotti in pratica dal regolamento di «semplificazione» elaborato ' per ora solo come bozza ' dal sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega all'editoria Paolo Bonaiuti. Un emendamento approvato due giorni nella Commissione bilancio della Camera ha rinviato tutto di due anni e ha ripristano per il 2008 e il 2009 il diritto soggettivo ai contributi previsto nella legge attuale. Ma, appunto, si tratta solo di un rinvio. Che consente alle decine di testate a rischio chiusura di guadagnare tempo e che potrebbe aprire lo spazio per avviare, in modo concordato e non per decreto, una riforma organica del settore editoriale. Questo almeno è l'auspicio emerso dagli interventi della giornata, concordi nel sottolineare l'importanza del risultato raggiunto e del metodo usato, ma anche attenti a ricordare che, a fronte del ripristino del diritto soggettivo, non ci sono ancora nella legge Finanziaria le risorse per garantire che il diritto non rimanga solo sulla carta.
Lo ha ricordato Lelio Grassucci, presidente di Mediacoop: «Per finanziare la legge sull'editoria l'anno scorso c'erano 418 milioni di euro; quest'anno a oggi ne sono stati allocati solo 261. Occorre fare ancora uno sforzo per indicare come coprire completamente il fondo e poi per orientare il lavoro del parlamento in modo che eventuali risparmi non escano dal settore editoriale». A questo stanno lavorando 83 parlamentari di diverse forze politiche che hanno presentato 13 emendamenti alla Finanziaria per garantire che il fondo per l'editoria sia coperto. E del resto il lavoro delle ultime settimane, tanto di Mediacoop, quanto della Fnsi quanto ancora dei sindacati ' Cgil soprattutto ' è stato anche orientato a suggerire soluzioni per reperire, nel settore editoriale, le risorse necessarie a finanziare i giornali di idee, cooperativi e delle minoranze. Fulvio Fammoni, segretario confederale Cgil, ha ricordato che «avevamo ragione a porre la questione in termini di difesa della libertà di espressione e del pluralismo dell'informazione e il voto unanime in commissione bilancio lo dimostra». Fammoni ha sottolineato anche un aspetto «per nulla secondario dell'emendamento approvato in commissione e cioè che viene restituita al parlamento la competenza primaria su questa materia, che quindi viene sottratta alla semplice volontà del governo». E' un punto su cui è tornato anche Roberto Natale, presidente della Fnsi, per dire che «da questo momento e nei prossimi due anni, occorre lavorare sia per evitare che i tagli rimangano in piedi quanto per avviare il percorso più aperto possibile per la riforma organica del sistema dell'editoria in Italia». Franco Siddi, segretario della Fnsi, ha annunciato durante la conferenza stampa che Bonaiuti, in un incontro con i vertici della Fnsi venerdì scorso, ha manifestato l'intenzione di procedere al più presto a un seminario di studio che dovrebbe essere propedeutico per convocare, forse già entro la fine dell'anno, gli Stati generali dell'editoria. «E' un segnale positivo ' ha aggiunto Siddi ' che però non ci deve far dimenticare che il clima generale, nel governo e nel paese, è ancora ostile all'editoria, a un ruolo dello stato in questo settore e alla previsione di misure adeguate per governare i fenomeni di profonda trasformazione che il sistema editoriale italiano sta vivendo».
Il riferimento è alla legge Gasparri: tra due anni ' in coincidenza quindi con l'entrata in vigore dei tagli ' scade l'articolo che proibisce ai titolari di concessioni televisive di entrare nel mercato della carta stampata. Con il rischio, quindi, che si possa accentuare la concentrazione pubblicitaria e distributiva che già oggi rende il mercato editoriale italiano tutt'altro che libero. Per questo, e per tutelare i posti di lavoro non solo giornalistici, del settore alla mobilitazione della Fnsi, di Mediacoop e delle redazioni dei giornali a rischio si sono uniti anche i sindacati [Cgil, Uil, Cisl e Ugl] preoccupati per l'impatto dei tagli. Il testo dell'emendamento approvato in Commissione bilancio della Camera deve essere confermato dal Senato nei prossimi giorni. Poi inizierà la fase di «attenzione» a quanto avviene attorno alla legge Finanziaria: «Già nelle prossime settimane ' ha aggiunto Natale ' si potrà capire quali sono in parlamento i margini per avviare la riforma che auspichiamo: senza un'adeguata dotazione del fondo per l'editoria anche il riconoscimento del diritto soggettivo rischia di essere svuotato». L'allarme, quindi, continua a suonare.

Link


Postato da Francesco Beato in data 06/11/2008 alle ore 17:58:22 con Opera in Linux


Rai-YouTube, il grande abbraccio
HURLEY 'Il potere è dei contenuti'
Intervista al fondatore del gigante web di proprietà di Google
'In futuro sarà sempre più la rete a distribuire la tv agli utenti'
dal nostro inviato ERNESTO ASSANTE


CANNES - L'annuncio è certamente interessante: YouTube e la Rai hanno stretto un accordo per il quale ogni settimana la Rai caricherà sul sito i propri contenuti, rendendoli consultabili dagli utenti di tutto il mondo. E non solo: gli utenti potranno continuare a caricare i loro 'spezzoni' di televisione Rai in maniera legale, l'azienda pubblica, con i software di controllo di YouTube, eliminerà solo i file che hanno problemi di copyright.

E' una novità non da poco, è un segnale (che arriva a poca distanza da un simile accordo chiuso tra YouTube e la Cbs) di una nuova strategia sia da parte dei produttori di contenuti sia da parte di YouTube. Piero Gaffuri, direttore di Rai Nuovi Media, tiene a sottolinearlo: 'Questo accordo va nella direzione giusta, ovvero quella della diffusione dei contenuti Rai su più piattaforme e della nascita di partnership con operatori web di alto profilo internazionale.

Anche Chad HURLEY, il fondatore e capo di YouTube, arrivato al Mipcom di Cannes per presentare l'accordo, non nasconde la sua soddisfazione: 'E' un ottimo risultato. Dopo un periodo di test che ha avuto un buon successo abbiamo deciso di andare avanti in un rapporto di collaborazione che sarà fruttuoso per entrambi'.

Signor HURLEY, vi state orientando sempre di più verso i grandi produttori di contenuti. E' un cambiamento di strategia? Volete mettere in secondo piano i contenuti generati dagli utenti?
'No. E' il contenuto generato dagli utenti che ha portato YouTube al successo, ed è su questi contenuti che sono arrivati da noi i pubblicitari, non ci trasformeremo, insomma, un distributore di televisione tradizionale e basta. Ma è anche vero che le cose cambiano, ad esempio stiamo assistendo ad una crescita di interesse per contenuti di durata più lunga delle solite clip da pochi minuti, e questo significa poter allargare le possibilità di interazione anche con i nostri partner, con i professionisti, con chi realizza contenuti e vuole distribuirli attraverso YouTube. Quello che cerchiamo di fare con partner come la Rai o la Cbs, è di offrire loro tutti gli strumenti possibili per controllare, gestire e monetizzare la loro presenza su YouTube, con grande flessibilità'.

In Italia avete fatto l'accordo con la Rai, ma avete invece una causa in corso con Mediaset.
'E' ovvio che la situazione sia in evoluzione, che ogni realtà ha un suo specifico, ma io sono ottimista, credo che YouTube offra la migliore piattaforma video in circolazione, quella che offre più garanzie agli operatori del settore, delle forme di accordo si troveranno. Siamo nati come una piattaforma per gestire e condividere i filmati fatti tra amici, ci siamo evoluti e siamo diventati un 'video hub' globale che può creare benefici a chi produce video e film. Fino a poco tempo fa eravamo visti solo come dei nemici della televisione, oggi stiamo diventando dei partner. Ma noi non siamo cambiati'.

Crede che sia possibile che le leggi sul copyright possano cambiare in futuro?
'Il problema del copyright è estremamente complesso, perché le regole sono diverse da paese a paese e noi siamo una struttura globale. E non c'è chiarezza sui confini del 'fair use', che dovrebbe permettere un certo utilizzo dei contenuti protetti da copyright. Detto questo penso che in un mondo in cui si condivide sempre di più i contenuti le regole del passato sono inadatte, la rivoluzione digitale deve portare a una riscrittura delle regole, anche se è difficile quando il modello di business in atto è completamente basato su quelle regole. Ma noi facciamo del nostro meglio, cerchiamo di lavorare con tutti in maniera positiva e di regolarci diversamente da paese a paese. Abbiamo le più moderne tecnologie di audio e video fingerprint per individuare i materiali che vengono caricati sui nostri siti, nessun'altro offre quello che offriamo noi, ma non ci accontentiamo, continuiamo a cercare nuove soluzioni'

Il successo di YouTube è stato enorme, ed anche il suo impatto sociale. Se prima si cercava di apparire in tv, ora si cerca di farsi vedere su YouTube...
'L'impatto sociale è enorme. Basta guardare, ad esempio, il mondo della politica. In tutti i paesi dove ci sono state elezioni YouTube ha offerto ai candidati modo di esprimersi liberamente e al pubblico la possibilità di avere maggiore informazione, creando un effetto positivo di partecipazione. Certo, ci sono anche gli elementi negativi, c'è la voglia di apparire ad ogni costo, ma credo che gli effetti positivi siano maggiori'.

Di sicuro ci sono anche dei clip piuttosto discutibili, da quelli dei killer alle bravate dei ragazzini.
'Noi abbiamo delle guidelines molto severe, cerchiamo di controllare tutto il materiale che va on line, chiediamo ai nostri utenti di collaborare segnalandoci quello che è offensivo o pericoloso, togliamo dalla rete tutto quello che non ci deve essere con il massimo della velocità possibile. Qualche volta sbagliamo, ma miglioreremo ancora'.

Crede che l'attuale scenario di crisi finanziaria porterà a una riduzione delle vostre prospettive di crescita?
'Non credo che la crisi ci toccherà in maniera drammatica. Gli investitori pubblicitari sceglieranno più oculatamente come spendere il loro denaro e molti di loro si dirigeranno ancora più volentieri verso Internet, che offre una maggiore sicurezza di raggiungere il proprio pubblico e costi inferiori ad altri media'.

State muovendovi anche nel campo del commercio elettronico?
'Si, quello dell'e-commerce è un terreno in cui abbiamo cominciato a muoverci negli Usa, abbiamo fatto accordi con Amazon e iTunes per il download dei brani musicali, vogliamo muoverci anche nel campo dei biglietti dei cinema e dei teatri, nei dvd e nei cd e in altro ancora. Vogliamo rendere l'esperienza dell'acquisto semplice e diretta, non solo con i classici bottoni da cliccare, ma anche, ad esempio, evidenziando delle parti dei video, che possono linkare ai siti di e-commerce. Stiamo lavorando a molte soluzioni diverse'.

Quale sarà, a suo avviso, il futuro della tv e di YouTube?
'Io credo che la tv in futuro sarà sempre più legata alla rete come sistema distributivo, e la gente poi deciderà se vedere questi contenuti sulla televisione, nel cellulare, sul computer o l'iPod. Sarà uno scenario ben più complesso di quello odierno. E noi vorremmo essere al centro di tutto questo, un 'video hub' globale' dove ognuno possa trovare quello che vuole, dove i talenti possano emergere, dove il contenuto sia l'unica cosa importante'.

(14 ottobre 2008)
Repubblica Online: Link


Postato da Francesco Beato in data 14/10/2008 alle ore 23:08:45 con Opera in Linux


Strani cambiamenti dei contributi alla stampa in Italia
Pubblicato Lunedì 6 Ottobre 2008 in Svezia

[Journalisten]

Ancora una volta, la libertà d'espressione è in discussione in Italia. Questa volta però la questione centrale non riguarda il fatto che il maggior dominatore dei media sia allo stesso tempo primo ministro.
Stavolta si tratta dei contributi alla stampa, che in Italia vengono pagati a giornali guidati da cooperative di giornalisti, partiti politici o enti senza scopo di lucro. Il ministro dell'economia Giulio Tremonti ha deciso con un decreto di tagliare i contributi alla stampa di 83 milioni di euro per il 2009 e 100 milioni di euro per il 2010. In questo modo, secondo i calcoli vengono messi in pericolo una cinquantina di quotidiani e riviste, grandi e piccoli.

Alcuni hanno una lunga storia alle spalle. Si tratta ad esempio del leggendario quotidiano di sinistra Il Manifesto, del quotidiano della conferenza episcopale italiana l'Avvenire, de Il Secolo d'Italia del partito postfascista Alleanza Nazionale e del giornale del maggior partito di opposizione (Partito Democratico), l'Unità. Anche il classico Noi Donne, delle femministe italiane, rimane senza contributi, solo per citarne alcuni.

Purtroppo, editori scorretti si sono intrufolati in questo gruppo approfittando della generosità dello stato, che cerca di difendere la pluralità. Secondo le vecchie regole, i contributi alla stampa venivano infatti pagati non in base alla vendita di copie o agli abbonamenti, ma in relazione a quante copie stampate il giornale in questione poteva esibire. Era perciò possibile ottenere contributi per 100 000 esemplari, anche se le vendite erano inesistenti. Ci si può naturalmente interrogare sul perché lo stato dovrebbe finanziare riviste come Fare Vela o Trenta Giorni nella Chiesa e nel Mondo. Questa è una delle ragioni per cui l'indignato giullare e propagandista Beppe Grillo da un po' di tempo porta avanti la questione dell'abolizione dei contributi. Ma in questo caso Grillo si sbaglia. In Italia la televisione è la fonte d'informazione che oscura tutto il resto per la stragrande maggioranza della popolazione. Una televisione che a sua volta è nelle mani del potere politico in generale e del primo ministro in particolare.

Se a questo aggiungiamo che i maggiori quotidiani di informazione vengono usati in primo luogo per servire gli interessi economici e politici dei loro potenti proprietari, ecco che l'immagine diventa ancora più chiara.

In una situazione mediatica di questo genere, c'è bisogno di quotidiani pubblicati da cooperative di giornalisti e da enti senza scopo di lucro, da partiti politici, da organizzazioni per i diritti dei cittadini e dalla chiesa. Ce n'è bisogno per equilibrare e per far sentire voci diverse accanto ad una spaventosa concentrazione di proprietà che cerca di ottenere il monopolio dell'opinione pubblica.

Tutti sono d'accordo sul fatto che le vecchie regole sui contributi alla stampa devono essere cambiate per evitare che si abusi del sistema. La 'riforma' del governo non porta però a nessun miglioramento. Prima i contributi a un certo quotidiano venivano stanziati in anticipo, e la direzione del giornale poteva così ottenere prestiti bancari in attesa dei soldi. Da ora in poi i contributi dipenderanno da quanti soldi rimangono una volta stabilito il piano finanziario. Insomma, nessuno può sapere in anticipo quanto verrà pagato ad ogni giornale. L'equazione è semplice: senza garanzie niente prestiti bancari e senza prestiti niente giornale.

Ah già, i nuovi contributi alla stampa hanno anche un altro punto debole: i contributi indiretti non vengono toccati. Si tratta dei cosiddetti contributi postali, pagati ai maggiori editori italiani per rimborsarli parzialmente delle loro spese di distribuzione. La casa editrice Mondadori di Silvio Berlusconi può quindi mantenere i suoi 18,8 milioni di euro come contributo per l'acquisto di francobolli (?) ed il giornale dell'associazione industriale Confindustria, Il Sole 24 Ore, i suoi 17,8. Anche la casa editrice Rcs del Corriere della Sera potrà contare su 13,7 milioni di euro, mentre il Manifesto è sull'orlo del precipizio dato che i suoi contributi di 4 milioni di euro sono in pericolo. Lunga vita alla pluralità!

Italia dall'estero: Link


Postato da Francesco beato in data 13/10/2008 alle ore 13:38:36 con Firefox in Linux


Napolitano: «Difendere il pluralismo dell'informazione»
Enzo Mangini
[10 Ottobre 2008]

Il presidente della Repubblica, durante la Giornata dell'informazione, chiede al governo di accogliere le proposte del mondo dell'editoria rispetto al regolamento Bonaiuti e invoca la necessità di non «comprimere la diversità delle voci».

Non è un appello retorico quello fatto oggi dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Quirinale. Durante la Giornata dell'informazione, organizzata sul Colle per premiare i vincitori di premi giornalistici e attribuire la medaglia d'oro alla memoria di Ilaria Alpi e Milan Hrovatin, Napolitano ha fatto riferimenti precisi e specifici alla questione dei tagli decisi dal governo al fondo per l'editoria. «Nessun settore può sfuggire all'impegno di contribuire alla riduzione della spesa pubblica, neppure l'editoria. Ma bisogna agire stando attenti a non comprimere il pluralismo» ha detto il capo dello stato aggiungendo che il contenimento della spesa «va affidato a una razionalizzazione di molte voci che non brillano per valutazione di motivazioni e per trasparenza». Tuttavia, «ci deve essere la preoccupazione a non comprimere il pluralismo anche per quelle voci che ora non sono rappresentate in parlamento», un riferimento diretto alla situazione di Liberazione e più in generale alle critiche mosse dalla Federazione nazionale della stampa, da Mediacoop e dal Coordinamento dei giornali di idee, cooperativi e delle minoranze che nei giorni scorsi aveva promosso una conferenza stampa a Montecitorio proprio per denunciare i punti critici del regolamento emanato da Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega all'editoria e l'effetto «desertificatore» dei tagli previsti dal decreto fiscale di Tremonti, convertito con la legge 112.
Il presidente Napolitano non si è limitato ad alludere. A Bonaiuti, che era presente in platea assieme ai vertici della Fnsi e della Fieg, Napolitato ha rivolto l'invito a prestare «attenzione ai suggerimenti venuti dal mondo dell'editoria» anche nella redazione del nuovo regolamento, che, secondo quanto ha detto Bonaiuti tre giorni fa alla commissione affari costituzionali del senato, dovrebbe essere pronto entro la fine del mese.
Nel suo discorso Bonaiuti non poteva non toccare un tema così delicato e però lo ha fatto per ribadire, nonostante le parole di Napolitano, che i tagli saranno confermati «perché il governo intende restare nei parametri di Maastricht». Una giustificazione che non regge, visto che lo stesso governo ha chiesto più volte di poter forzare i parametri per intervenire in soccorso delle banche e che, oltretutto, l'informazione è considerata dall'Ue uno di quei settori per i quali le regole di Maastricht non si applicano dato che il ruolo sociale e politico dell'informazione «vince» sugli aspetti squisitamente economici. Lo ha ricordato anche il parlamento europeo nel voto del 25 settembre, proprio invitando la Commissione a incoraggiare gli stati ad adottare adeguati strumenti giuridici ed economici per garantire il pluralismo dell'informazione.
Bonaiuti ha comunque ribadito che il governo è disponibile a trovare «con il Parlamento, una soluzione bipartisan» e che «si terrà conto» delle osservazioni alla bozza di regolamento arrivate a pioggia sia da Mediacoop che dall'Fnsi che dalle altre «parti sociali» interessate al tema. Nel suo discorso, però, Bonaiuti ha mantenuto un margine di ambiguità: da un lato infatti ha chiesto al Parlamento «un contributo per arrivare a una legge di sistema innovatrice e condivisa», dall'altro ha confermato i tagli. Esattamente la situazione denunciata tanto dall'Fnsi che da Mediacoop che hanno più volte ripetuto che non ha senso parlare di riforma se prima il settore editoriale viene falcidiato dai tagli. «Le parole del capo dello stato sono un richiamo forte ' commenta il presidente della Fnsi Roberto Natale ' E vanno nella direzione da noi indicata. Speriamo vivamente che il governo le tenga nel debito conto. Da parte nostra ' aggiunge Natale ' Ribadiamo che siamo disponibili a collaborare all'elaborazione di una legge per l'editoria, ma a condizione che non si debba discutere sotto la spada di Damocle dei tagli».

Fonte: Link


Postato da Francesco beato in data 10/10/2008 alle ore 22:07:33 con Firefox in Linux


Editoria: un decreto sei volte incostituzionale
Matteo Bartocci il manifesto
[10 Ottobre 2008]

Dal manifesto di venerdì 10 ottobre, l'intervista di Matteo Bartocci ad Alessandro Pace, professore ordinario di diritto costituziona alla Sapienza e presidente dell'Associazione italiana dei costituzionalisti a proposito del decreto Tremonti e dei tagli all'editoria.

La nostra Carta tutela le cooperative editoriali e il governo non può cancellare il «legittimo affidamento» sui fondi pubblici garantiti per legge. E' possibile ricorrere al giudice per avere il risarcimento da parte dello statoIl decreto Tremonti che taglia i fondi all'editoria è «illegittimo e incostituzionale».
Lo afferma un parere pro-veritate firmato da Alessandro Pace, professore ordinario di diritto costituzionale all'università La Sapienza di Roma e presidente dell'Associazione italiana dei costituzionalisti. Un documento di 12 pagine appena consegnato a Mediacoop, l'associazione nazionale delle cooperative editoriali, che può costituire la base di una citazione in giudizio del ministero dell'Economia contro i tagli all'informazione. «Oltre alla diminuzione drastica dei fondi pubblici il problema è di sostanza», spiega Pace, secondo cui il decreto viola ben 6 articoli della Costituzione: 3 [primo e secondo comma], 21, 41, 45, 49 e 81.

Professore, perché a suo giudizio il decreto Tremonti è incostituzionale?
La copertura costituzionale ai fondi per l'editoria a mio avviso è garantita per i giornali editi da cooperativa. Tralascio qui quelli di partito [art. 49 della Costituzione] perché si potrebbe sostenere che siccome sono associazioni private non hanno un diritto costituzionale ad avere quattrini dallo stato. Il punto è che il decreto viola quello che la Corte costituzionale chiama la tutela del legittimo affidamento.

Che significa?
Significa che se tu inizi un'attività o ricevi prestazioni di assistenza da parte dello stato lo stato non può togliertele improvvisamente da un anno all'altro e in modo arbitrario. Perché tu ci avevi fatto affidamento. Un affidamento legittimo [l'art. 41 della Costituzione tutela l'iniziativa economia privata]. Se l'anno scorso ho fatto il mio bilancio preventivo tenendo conto di alcuni proventi lo stato non può modificarli improvvisamente con un decreto che nei fatti è retroattivo. Il legislatore può farlo solo dando una motivazione congrua. Altrimenti compie un atto illegittimo più volte censurato dalla Corte.

E per le cooperative?
E' molto semplice. L'articolo 45 della Costituzione dice testualmente: «La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l'incremento con i mezzi più idonei». E' una questione affrontata già nel '52 da Vezio Crisafulli. Il legislatore può anche non applicare le norme «programmatiche» della Costituzione come questa. Ma una volta che lo fa non può più rimangiarselo.

Non è un aggravante il fatto che il decreto tagli soprattutto alle coop lasciando in vantaggio i grandi gruppi?
Certo. C'è un palese vizio di irragionevolezza che viola l'articolo 3 della nostra Carta: l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Non è un gioco di parole ma il governo leva più soldi a chi ne ha di meno e ne toglie di meno a chi ne ha di più. E cambia addirittura la natura dei contributi dello stato, che da diritto soggettivo diventano un'elargizione discrezionale, anno per anno, della pubblica amministrazione. Questo è un vizio anche formale. Il governo ha presentato questo decreto legge come una finanziaria anticipata. E prevede che le poste di bilancio possono essere variate con un semplice decreto del ministro dell'Economia. Ma l'art. 81 della Costituzione prevede che la legge e solo la legge può determinare la distribuzione dei fondi pubblici. Non è certo Tremonti che può gestirli a piacimento.

Il suo parere può approdare alla Corte costituzionale?
Alla Consulta ci si arriva sempre attraverso un grado di giudizio. Come avvocato consiglierei di andare sia davanti a un giudice ordinario sia al Tar. E' già successo per esempio nei casi di esproprio agrario. Proprio perché la nostra situazione giuridica è la violazione di un diritto soggettivo chiederemo al giudice di accertare l'illegittimità di questa legge, incidentalmente anche ricorrendo alla Consulta, e chiederemo la condanna dello stato, cioè del ministero dell'Economia, a pagare un risarcimento. Due sentenze recenti della Corte hanno riconosciuto l'incostituzionalità della legge di conversione se il decreto legge era viziato, per esempio perché mancava dei requisiti di necessità e urgenza. Ricordo il caso del teatro Petruzzelli, inserito in un decreto come i cavoli a merenda.

Visto che il decreto è legge dal 6 agosto si può ricorrere subito?
Bisogna tenere presente che è ancora in discussione un regolamento attuativo. Se questo regolamento inciderà direttamente sulle imprese cooperative allora potrà essere impugnato subito. Altrimenti bisognerà attendere l'atto amministrativo. I tagli all'editoria per decreto però sono solo un esempio più generale del comportamento di questo governo. Berlusconi ha annunciato che in futuro ricorrerà sempre di più ai al posto dell'iter parlamentare ordinario. Credo proprio che non si possa fare. Anche se è dal 1970, col «decretone Colombo», che i decreti del governo hanno perso l'omogeneità richiesta dalla Costituzione. Negli ultimi anni però sono diventati strumenti pieni di così tante cose diverse fino ad essere presentati addirittura come una «lenzuolata». Il che è incostituzionale, perché i parlamentari non possono più votare sì o no sui diversi aspetti. E poi c'è un punto politico: credo che Berlusconi sia l'ultimo a pretendere di ricorrere al decreto legge. Proprio il cosiddetto «lodo Alfano» ha dimostrato che se vuole può ottenere qualsiasi legge in circa quattro giorni. Insistere mi sembra la prova di un profondo disprezzo per i rappresentanti del popolo.

Fonte: Link


Postato da Francesco beato in data 10/10/2008 alle ore 22:05:10 con Firefox in Linux


Il parlamento europeo per il pluralismo dell'informazione
Enzo Mangini
[30 Settembre 2008]

L'assemblea di Strasburgo ha votato il 25 settembre un documento che invita la Commissione europea e gli stati membri a tutelare la «molteplicità di opinioni» sui media e a non lasciare l'informazione solo in balia del mecato.

E' passato quasi inosservato sui media italiani il voto del parlamento europeo dello scorso 25 settembre. Gli eurodeputati hanno approvato, con 307 voti a favore, 262 contrari e 28 astenuti una modifica alla relazione della deputata Marianne Mikko [Partito socialista europeo] proposta dal Pse, dal gruppo Alde [liberaldemocratici] e dai Verdi. La moditica chiede alla Commissione ai governi degli stati membri di difendere il pluralismo dell'informazione, di garantire a tutti i cittadini dell'Ue pari accesso a mezzi di informazione liberi e diversificati, e di raccomandare, dove necessario, le conseguenti modifiche alle legislazioni nazionali.
Un voto quantomai utile nella situazione italiana e un sostegno, indirietto ma molto importante, per contenuti e profilo istituzionale, alla lotta delle testate di idee, cooperative, non profit e delle minoranze contro i tagli previsti dal governo italiano. Il cuore del documento approvato dal parlamento europeo è costituito da una serie di considerazioni sul ruolo del mercato nei media, la cui indipendenza è considerata «un requisito fondamentale per il mantenimento del modello sociale democratico europeo». Non sono infatti solo le ingerenze dei governi a mettere a rischio l'indipendenza dei mezzi di informazione, ma anche «l'operato delle imprese private, che è motivato soprattutto dal profitto economico» e quindi rischia di far sì che i media «non siano più in grado di svolgere il loro ruolo di organo di controllo della democrazia». La salvaguardia del pluralismo, quindi, «non dovrebbe essere affidata ai soli meccanismi di mercato».
I deputati invitano quindi la Commissione a promuovere un quadro giuridico stabile che «garantisca un elevato livello di protezione del pluralismo in tutti gli Stati membri». In proposito, ricordano le reiterate richieste di elaborare una direttiva mirante ad assicurare il pluralismo, incoraggiare e preservare la diversità culturale e garantire l'accesso di tutte le imprese mediatiche agli elementi tecnici atti a consentire loro di raggiungere il pubblico. Nel riconoscere anche il ruolo dell'autoregolamentazione, sottolineano la necessità di istituire sistemi per il controllo e l'attuazione del pluralismo dei media, basati su indicatori affidabili e obiettivi. Ma chiedono di definirne anche altri per valutare la posizione dei media rispetto alla democrazia, allo Stato di diritto, ai diritti dell'uomo e delle minoranze e a codici di condotta professionali per i giornalisti.
Sul piano del mercato, la preoccupazione dei parlamentari europei è duplice: da un lato l'ingerenza di proprietari ed editori sulle scelte editoriali e sulle redazioni giornalistiche, dall'altro la concentrazione della proprietà delle testate in pochi grandi gruppi editoriali, che peraltro possono dare luogo a conflitti di interessi con la politica. Ogni allusione alla situazione italiana ' per quanto non esplicita ' è chiara e diretta. Gli europarlamentari richiamano le regole antitrust dell'Ue, e tuttavia precisano che non è soltanto in base a criteri economici che il «valore» dei media deve essere misurato. Proprio per l'importanza del loro ruolo democratico, gli stati membri devono approntare i mezzi legislativi e anche i meccanismi sociali che possano garantire e proteggere la pluralità delle voci e la «molteplicità delle opinioni», soprattutto per ciò che riguarda i diritti delle minoranze.
Secondo i deputati, «l'esperienza dimostra che la concentrazione della proprietà senza limitazioni di sorta mette a repentaglio il pluralismo e la diversità culturale» e che «un sistema basato esclusivamente sulla libera concorrenza di mercato non è in grado di garantire il pluralismo dei mezzi d'informazione». Inoltre, la concentrazione della proprietà nel sistema mediatico «crea un ambiente favorevole alla monopolizzazione del mercato pubblicitario, ostacola l'entrata di nuovi attori sul mercato e conduce anche all'uniformità dei contenuti dei mezzi d'informazione». Una sintetica ma efficace descrizione di ciò che rischia di succedere ' e in parte è già successo almeno per la televisione ' nel sistema editoriale italiano, se non si riuscisse a neutralizzare i meccanismi innescati dai tagli del governo.

Fonte: Link


Postato da Francesco Beato in data 30/09/2008 alle ore 23:53:57 con Opera in Linux


Editoria: uno spiraglio in Parlamento?
Enzo Mangini
[29 Settembre 2008]

La mobilitazione delle testate cooperative, non profit e di idee inizia a scalfire il muro della maggioranza, finora compatta a difesa del decreto fiscale del ministro Giulio Tremonti e del regolamento di attuazione emanato dalla presidenza del consiglio, attraverso il sottosegretario con delega all'editoria Paolo Bonaiuti. Dopo l'assemblea tenuta la scorsa settimana a Mediacoop, le prime azioni di denuncia e protesta per l'effetto che i tagli previsti dal governo avrebbero su decine di testate italiane, inizia ad arrivare fino ai vertici della maggioranza. E' stato infatti il presidente della camera Gianfranco Fini ad appoggiare la richiesta, partita dal capogruppo del Pd a Montecitorio Antonello Soro, di un'audizione di Bonaiuti davanti alle commissioni cultura di camera e senato, che dovranno esaminare il provvedimento del governo. Fini ha appoggiato la richiesta di Soro e ha girato la lettera al ministro per i rapporti con il parlamento, Elio Vito. A quanto sembra, le audizioni di Bonaiuti dovrebbero avvenire attorno al 20 ottobre. Intanto, emerge un altro scoglio sulla rotta della manovra del governo. Il provvedimento infatti dovrebbe essere emanato attraverso un decreto del presidente della Repubblica, e prima di approdare al consiglio dei ministri, il testo dovrà essere vagliato dal Consiglio di stato, il cui parere è vincolante. La speranza ' che a quanto pare ha un certo fondamento ' è che il Consiglio di stato dichiari che la riforma, prima ancora di ogni valutazione nel merito degli articoli, non possa comunque entrare in vigore nel 2008, ad anno fiscale per le aziende giornalistiche ormai quasi concluso. Tutto quindi andrebbe rinviato al 2009, consentendo di avere maggior margine per cercare di cambiare i termini del testo. Nella sua formulazione attuale, quella che il governo vende come una «riforma» della legge sulle sovvenzioni pubbliche all'editoria, è in realtà un taglio mirato che colpisce solo i giornali cooperativi, non profit e di partito. I grandi gruppi editoriali, che già assorbono la grandissima parte della pubblicità, condizionanno la distribuzione e si spartiscono più dei due terzi del totale delle sovvenzioni, non verrebbero toccati.

Carta on line: Link


Postato da Francesco beato in data 29/09/2008 alle ore 15:05:28 con Firefox in Linux


Mi vuoi un Cristiano cattolico credente e praticante che dici che ho poca fede?

Cmq stiamo ad una risposta e per ottenerla ho dovuto uppare il 3d, peggio è andata su POL in cui il 3d è stato spammato da un fan di Travaglio...


Postato da Francesco beato in data 26/09/2008 alle ore 01:14:03 con Firefox in Linux


Uomo di poca fede!!!


Postato da Silvia in data 26/09/2008 alle ore 01:05:42 con Firefox in Linux


Il solito schifo del forum di Travaglio: Link

Come al solito lì non frega niente a nessuno....


Postato da Francesco beato in data 25/09/2008 alle ore 00:12:36 con Firefox in Linux


AgoraVox, sito alquanto interessante ha pubblicato la lettera:
Link


Postato da Francesco beato in data 23/09/2008 alle ore 18:07:56 con Firefox in Linux


Segnalo anche la discussione sul forum di POL, anche se è finita in una sterile polemica, comunque vi è anche un articolo interessantissimo di Paolo Barnard sull'informazione italiaca, da stampare (è molto lungo) e leggere con calma:
Link


Postato da Francesco beato in data 23/09/2008 alle ore 00:19:06 con Firefox in Linux


La cosa rimbalza anche qui: Link

Da qui:
Link

Rigrazie....


Postato da Francesco beato in data 19/09/2008 alle ore 22:12:15 con Firefox in Linux


Mia risposta in proposito (ringrazio per le aggiunte interessanti, tnxxxxxxxxxxxxxxxxx):

sul punto 1 credo ci siano dei punti critici, già molti giornalisti non leggono le mail che arrivano al proprio indirizzo pubblico (succede, spesso, spessissimo, quasi sempre), altra cosa sarebbe per il sito o blog a cui poter lasciare le proprie critiche (in questo caso le critiche sarebbero visibili anche alle altre persone e se legittime l'interlocutore sarebbe 'costretto' per decenza a rispondere), resta il fatto che è una cosa legittima quello che dite, purtroppo le mail private sono davvero poco utili ad un confronto'brvbar;.

sul punto 2 sono perfettamente d'accordo

Fonte: Link


Postato da Francesco beato in data 19/09/2008 alle ore 22:10:32 con Firefox in Linux


Accanto a questa iniziativa, vorrei però parallelamente proporre una sorta di proposta per la 'responsabilizzazione della stampa', e lancio l'offerta al collega Gabriele, iniziando da questi due punti.

Avendo visto i recenti risvolti mediatici e le situazioni nelle quali è caduta la stampa italiana, propongo, al fine di responsabilizzare e legittimare agli occhi dell'opinione pubblica l'azione di giornali, media e TV, un progetto di responsabilizzazione della stampa. I primi due punti che vorrei proporre sono questi:

1) In ogni articolo di giornale o servizio d'inchiesta radio-televisivo, che sia fornita, a fondo pagina o a fine servizio, una fonte di riferimento che consiste in una mail, in un blog o in sito internet che fa riferimento alla persona o alle persone interessate da tali inchieste, similmente a quanto sul web avviene già spontaneamente in molti centri di discussione. Lo scopo è dare la possibiltà alla persona interessata di difendersi dalle accuse con i propri argomenti, assicurandosi in tal modo che le stesse persone che raggiungono una fonte di notizie possano raggiungere con uguale facilità l'opinione del diretto interessato della notizia, quello che molto genericamente viene chiamato contraddittorio, che diverrebbe qui però una risposta a distanza, in ogni caso un metodo democratico per far si che ognuno possa far valere le proprie ragioni.

Dichiarazioni in merito vengono infatti già rilasciate dal diretto interessato di una inchiesta, ma in condizioni certamente sfavorevoli (un microfono puntato sotto la bocca appena usciti di casa, per fare un esempio). La persona interessata avrebbe la possibilità sia di controbattere in piena libertà alle accuse che le vengono mosse, mentre il giornalista e il lettore della notizia avrebbe una posizione chiaramente espressa nero su bianco del diretto interessato di una inchiesta o di una notizia, senza possibilità di fraintendimenti o manipolazioni di parte(tagli, montaggi particolari nel caso di servizi TV, ecc..).

2) In conclusione di una inchiesta o di un processo di cui un giornale si sia occupato, che il giornale o la TV dedichi uno spazio di tempo e una visibilità equivalenti a quelli impiegati nel servizio originale (se all'inizio di un processo si crea un servizio di tre minuti, con immagini e interviste, alla fine del processo si dovrà realizzare un servizio di tre minuti o poco meno con immagini e interviste del caso).

Troppo spesso infatti si assiste sui giornali e sulla TV a grandi servizi realizzati all'inizio di processi che riguardano esponenti di spicco della politica e della società civile (un esempio su tutti, le indagini sul lavoro dei magistrati Forleo e De Magistris, il secondo sciolto da tutte le accuse e pochi, sul grande circuito mediatico a segnalarlo) per attirare l'attenzione e lo 'sdegno' pubblico, mentre poi si tende a dimenticare come sia finito un processo o un fatto su cui i magistrati stavano indagando.

Agli occhi dell'opinione pubblica, oggi un personaggio come Piero Fassino (ma possiamo prendere esempi anche dall'altra parte politica) risulta essere un 'mazzettaro' e una figura di rilievo nell'affare Telekom Serbia. Pochi sanno che in quell'occasione il suo accusatore, Igor Marini, è stato condannato per falsa testimonianza.

Un saluto al collega blogger, attendo le sue opinioni e le sue proposte, con la speranza di poter 'limare' queste due bozze iniziali.


Fonte:Link


Si incomincia a discuterne, ottimo!!!


Postato da Francesco beato in data 19/09/2008 alle ore 20:31:19 con Firefox in Linux


Grazie mille a Gabriele Mastellarini: Link


Postato da Francesco beato in data 19/09/2008 alle ore 01:06:21 con Firefox in Linux


Inserisci un commento al post

Commenta nel merito, cita le fonti, argomenta, non insultare.

Non sono consentiti messaggi razzisti, offensivi, pubblicitari, non sono consentiti insulti di alcun genere e si prega sempre di riportare le fonti da cui si traggono gli spezzoni di testo.

La vostra opinione e' invece molto gradita...

Se inviate un commento verranno resi visibili il vostro browser e il vostro sistema operativo!


ATTENZIONE: Per inserire un link, basta inserire l'indirizzo esatto del link, con tanto di riferimento http, come compare nella barra del vostro browser:

ES: http://www.polinux.altervista.org
ES di link non valido: www.polinux.altervista.org

Puoi inserire un massimo di tre link

NON INSERIRE IL CARATTERE URL

Il tuo Nome:
La tua Email:
Il tuo sito WEB:

Commento:



Antispam
Inserisci il risultato di   =
  
Sito tetsato su OpenMamba Linux, con Firefox, Konqueror, Opera e Internet Explorer

Questa pagina è stata vista 547 volte
Le pagine viste del sito invece sono 92654 in tutto


Giorno di creazione sito: 02/01/08