Emergenza immigrazione e criminalita'
 Partendo dal presupposto che l'emergenza immigrazione era già stata dichiarata anche durante il governo Prodi, anche se solo nelle regioni interessate mentre ora riguarda stranamente tutta la penisola (non si capisce se ci dobbiamo difendere dal flusso migratorio dalla Francia, forse in vista delle ferie), in questo periodo sembra scoppiata un'emergenza immigrazione tutta d'un colpo (secondo i media), sembra che non si possa più vivere nelle città, sembra che ci siano flussi migratori da ogni parte flussi in costante aumento, cifre mai viste, SEMBRA però...
Tab. VI.1 - Stranieri sbarcati lungo le coste della Sicilia,
della Puglia, della Calabria o della Sardegna
Anno Italia Puglia Sicilia Calabria Sardegna
1998 38.134 28.458 8.828 848
1999 49.999 46.481 1.973 1.545
2000 26.817 18.990 2.782 5.045
2001 20.143 8.546 5.504 6.093
2002 23.719 3.372 18.225 2.122
2003 14.331 137 14.017 177 n.d.
2004 13.635 n.d. 13.594 n.d. n.d.
2005 22.939 38 22.824 176 16
2006 22.016 486 21.400 564 182
Fonte: Elaborazione su dati Ministero dell'Interno.
Segue sempre dal rapporto ufficiale del ministero dell'interno:
Più consistente è la quota di coloro che entrano irregolarmente attraverso le
frontiere terrestri. Ma la maggior parte degli irregolari in Italia è costituita da
stranieri entrati regolarmente e rimasti sul territorio oltre la scadenza prevista dal
visto, ovvero dai cosiddetti "overstayers": nel 2006 gli overstayers sono stati il
64% del totale degli irregolari, contro il 23% di coloro che hanno varcato
fraudolentemente le frontiere e il 13% dei clandestini sbarcati sulle coste.
Per quest'anno si parla di stime di 30.000 sbarchi (30.000 su 60.000.000 di italiani) di clandestini sulle coste, ma nel primo semestre non eravamo neanche alla metà, sorge quindi un dubbio: c'è davvero questa emergenza e se c'è la si risolve così?
L'emergenza non c'è nei fatti, l'emergenza semmai è dovuta all'inefficienza dello stato nel gestire la situazione, visto che le cifre sono più o meno in linea con quelle degli anni passati (col governo Prodi sono addirittura calati anche se di poco, col governo Berlusconi precedente son invece cresciuti anche se con alti e bassi), quindi è lo stato con la sua inefficienza costante ad aver creato "un'emergenza" per così dire, come l'emergenza rifiuti a Napoli...
Sempre dal rapporto ufficiale del ministero dell'interno:
Al di là dei valori assoluti, per valutare il rendimento degli strumenti di contrasto dell'immigrazione irregolare, è importante considerare la percentuale di stranieri irregolari effettivamente rimpatriati sul totale di quelli che abbiamo definito "rintracciati netti" (ovvero esclusi i respinti alle frontiere e i respinti dai Questori).
Il grafico successivo mostra una crescita costante dell'efficacia del sistema di contrasto dell'immigrazione irregolare che dura ininterrottamente dal 1990 al 2003, con due balzi in corrispondenza dell'approvazione della legge 39/90 e della legge 40/98. Nel 2002 viene promulgata la nuova legge, e l'anno successivo si registra un'ulteriore crescita di rendimento del sistema, anche se in valore assoluto i rimpatri cominciano a calare (bisogna tenere conto che nel 2003 il numero di rintracciati si riduce del 27% per effetto della sanatoria). Nel 2003 infatti ormai il sistema è in grado di rimpatriare poco meno della metà dei rintracciati.
L'incremento marginale dei rimpatriati è chiaramente inferiore rispetto alle legislazioni precedenti, ma il sistema sembra ormai aver consolidato regimi di funzionamento relativamente elevati. Dall'anno successivo, però, comincia un
contrasto dell'immigrazione irregolare che dura ininterrottamente dal 1990 al calo di rendimento che continua nel 2005 e nel 2006. Dalla metà di rimpatriati nel 2003 si è passati in soli due anni a un quinto. Il sistema di contrasto dell'immigrazione irregolare è, di fatto, ritornato a livelli di poco superiori a quelli precedenti la promulgazione della L. 40/98, la Turco-Napolitano. Ma questo avviene in un Paese in cui la quota di irregolari è evidentemente assai più elevata che in passato.
Come interpretare questo crollo verticale della capacità di contrasto dell'immigrazione irregolare? Un contributo modesto può venire dalla regolarizzazione del 2002. Decisamente più rilevante è la diminuzione, assai marcata, delle riammissioni verso Paesi con i quali sono in vigore accordi. Nel 2002 i riammessi erano 17 mila, nel 2006 erano meno della metà: 8.293. Questa forte caduta non può essere ricondotta a un arresto delle politiche rivolte a
stringere accordi con i Paesi di provenienza, che negli ultimi anni sono cresciuti e hanno coinvolto Paesi a forte pressione migratoria verso l'Italia. Vanno forse, invece, ricondotte a cambiamenti nell'efficacia di tali accordi che, com'è ovvio, dipendono fortemente dalla cooperazione tra i Paesi di arrivo e quelli di partenza.
Infine c'è un terzo fattore: il cambiamento delle norme relative alle espulsioni innescato, nel 2004, dalla sentenza 222 dell'8 luglio 2004 emessa dalla Corte Costituzionale. Tale sentenza dichiarava illegittima la pratica di rendere immediatamente esecutive le espulsioni in assenza di contraddittorio, in assenza di un'autorizzazione da parte del Giudice di Pace prima che l'espulsione fosse effettivamente eseguita e in presenza di una richiesta di appello presentata dal destinatario del provvedimento. Tale norma, come abbiamo detto sopra, venne recepita dal decreto legge 14 settembre 2004, n. 241, convertito con legge 12 novembre 2004, n. 271.
Insomma l'emergenza che ne nasce non è dovuta all'aumento del flusso migratorio (come i media ci cercano di fare capire), ma ad un non adattamento dello stato al cambiamento della legge, è dovuta a un non prendere i dovuti provvedimenti; altro che emergenza immigrati, qui c'è un'emergenza stato!
Ma il bello (brutto) deve ancora venire; dal rapporto censis:
Indagine dell'istituto di ricerca: il nostro Paese ha il triste primato in Europa
Nel 2007 hanno perso la vita 1.170 operai. "Ma le autorità concentrate sulla criminalità"
Incidenti sul lavoro, allarme Censis
"Più morti bianche che omicidi"
ROMA - L'Italia è di gran lunga il Paese europeo dove si muore di più sul lavoro, quasi il doppio della Francia, il 30% in più rispetto a Germania e Spagna. Si muore di più sul lavoro o sulle strade che non ammazzati da un colpo di pistola o da una coltellata. Le vittime sul lavoro sono quasi il doppio degli assassinati e i decessi in incidenti stradali otto volte più degli omicidi. A lanciare l'allarme è il Censis, Centro studi investimenti sociali. "Tuttavia, gran parte dell'attenzione pubblica si concentra sui fenomeni di criminalità".
Se negli ultimi 11 anni gli omicidi sono diminuiti di un terzo (da 1.042 casi nel 1995 a 663 nel 2006), nei cantieri e sui posti di lavoro l'anno scorso sono morti 1.170 operai di cui quasi la metà in infortuni "stradali", nel tragitto casa-lavoro o travolti mentre lavoravano in strada. Se si escludono i cosiddetti infortuni "in itinere" o comunque avvenuti in strada, non rilevati in modo omogeneo da tutti i Paesi europei, si contano 918 casi in Italia, 678 in Germania, 662 in Spagna, 593 in Francia (in questo caso il confronto è riferito al 2005).
Confrontando gli omicidi con i morti per incidenti stradali, il Censis ha calcolato che i decessi in incidenti automobilistici sono otto volte gli omicidi. Nel 2006, in Italia sono stati 5.669, più che in Paesi anche più popolosi del nostro: Regno Unito (3.297), Francia (4.709) e Germania (5.091).
Tuttavia, "gran parte dell'impegno politico degli ultimi mesi è stato assorbito dall'obiettivo di garantire la sicurezza dei cittadini", ha detto Giuseppe Roma, direttore generale del Censis. "Risalta in maniera evidente - ha proseguito Roma - la sfasatura tra pericoli reali e interventi concreti per fronteggiarli. Il luogo di lavoro e la strada mancano ancora di presidi efficaci per garantire la piena sicurezza dei cittadini, e spesso si pensa che perdere la vita in un incidente stradale sia una fatalità. I dati degli altri Paesi europei dimostrano che non è così".
E' evidente che c'è un problema stato, si punta il dito su ciò che fa prendere voti piuttosto che cercare di iniziare a risolvere i veri problemi del paese, ma si sa, questa è la politica, questi sono i politici voluti dalla gente (ahimè).
A quando qualche vera iniziativa per i morti sul lavoro, grave piaga di questo paese?
Restando in argomento, perchè mandare i militari per le strade? Da che mondo e mondo (secondo la storia) i militari nei centri abitati hanno sempre creato malcontento, e incrementato i problemi.
Ma analizziamo i dati:
Roma - Nella capitale i soldati sono 400, tra cui 32 donne. Controllano una decina di stazioni della metropolitana, ambasciate e il centro per immigrati di Ponte Galeria. Una camionetta con quattro militari si trova in piazza di San Giovanni in Laterano. "Siamo qui per garantire sicurezza - dice Alessandro, 13 anni di missioni all'estero tra Kosovo, Afghanistan e Iraq - certo è che rispetto all'esperienza di Baghdad questa è una passeggiata". Soddisfatto il sindaco Gianni Alemanno, che aveva chiesto che i soldati si mantenessero "defilati": "Anche i turisti stranieri non saranno spaventati ma rassicurati dalla presenza dei soldati. Abbiamo garantito che non ci saranno pattugliamenti nelle zone turistiche e nel centro". Alemanno spiega anche che "l'accordo con il ministro Maroni è già stato trovato" per le modalità di utilizzo dei militari nella capitale.
Milano - Nel capoluogo lombardo i soldati sono schierati dalle sette di stamattina in dodici punti: nove "posti fissi", mentre tre sono pattuglie a piedi. Oltre ai pattugliamenti, il compito è sorvegliare gli obiettivi sensibili, come il Duomo e i consolati.
Napoli - A Napoli l'unico obiettivo sorvegliato dai soldati è il consolato americano, mentre i pattugliamenti interessano il centro città e i comuni della cintura urbana. I militari vigilano sui turisti.
Bari - Sono 205 gli uomini delle forze armate in servizio da stamattina a Bari: 90 bersaglieri e 115 militari del Battaglione San Marco. Nel mirino, i quartieri più a rischio e le zone turistiche. Trecentodieci i soldati in tutta la Puglia, per sorvegliare anche i centri per immigrati.
Palermo - Nello stesso giorno in cui nel 1992 era iniziata l'operazione "Vespri Siciliani" con l'impiego dell'esercito in funzione antimafia, arriva a Palermo da Trapani il piccolo contingente di soldati del quarto reggimento Bersaglieri: in tutto sono 50. Le pattuglie, dislocate perlopiù nel centro storico, sono "miste", come succede anche nelle altre città: due militari dell'Esercito e un carabiniere, che conosce il territorio.
Torino - Qui la sicurezza tocca agli alpini. I servizi di pattugliamento dei militari inviati nel capoluogo piemontese cominceranno oggi pomeriggio, alle 14, al Parco Stura, meglio noto come Tossic Park a causa dell'intensa attività di spaccio di droga. Insorgono le circoscrizioni: "Questa non è Kabul".
Padova -"Militari, Padova vi ama". Con questo striscione in piazzale Stanga i giovani di An hanno dato il benvenuto ai 45 soldati destinati alla città veneta. Sotto controllo il quartiere di via Anelli, ma anche la zona della stazione, dove sono state effettuate le prime identificazioni di persone trovate a bivaccare. (la cosa non mi stupisce, c'è stata una campagna martellante oltre ogni limite qui su questi argomenti e vedo che ha fatto breccia nelle menti della gente, ma la cosa è evidente se fate un giro in zona)
Catania. Nel capoluogo etneo i militari, in tutto 90, intervengono in tre aree: l'aeroporto per dare sicurezza ai turisti, il centro storico per frenare l'ondata di bullismo che si è registrata nei mesi scorsi e la Playa, il lido dei catanesi.
Verona. Sono 75 i soldati assegnati alla città scaligera. Come a Roma, anche a Verona non vengono impiegati nel centro storico, per il momento, ma solo nelle vie adiacenti. Oggi poi la città godrà di un'ulteriore iniezione di sicurezza: 12 poliziotti in più assegnati alla locale questura.
50 a Palermo, 75 a Verona?
Ma per favoreeeeeeeeeeeeeeeeeee, ma quale mente può partorire una cosa simile?
E poi:
Sindacati Polizia: a Milano operazione mediatica. Militari inesperti
MILANO (4 agosto) - Enzo Delle Cave, segretario regionale del Siap (Sindacato Italiano Appartenenti di Polizia, terzo sindacato per rappresentanza della PdS), definisce la «presentazione in pompa magna» dei militari in città come «un'operazione mediatica voluta da questo esecutivo»
«Se tale non fosse - spiega Delle Cave i soldati sarebbero stati mandati dove se ne ha più bisogno, ovvero in altre città della Lombardia dove il numero di polizia e carabinieri è ben più esiguo, in rapporto alla popolazione, che a Milano».
«Consigliamo quindi al ministro - prosegue Delle Cave in una nota - di guardarsi intorno. Basti pensare che città come Cremona, Mantova, Varese e Bergamo di notte hanno una, due, in qualche caso tre, ma non più, volanti in giro per le strade. Lì si che servirebbe di liberare risorse con l'invio dei soldati. I cittadini vedrebbero raddoppiare la capacità delle forze dell'ordine, mentre in una grande città come Milano, poche centinaia di uomini su tre turni non cambiano la sicurezza di nessuno».
Sap: uso militari pericoloso, sono inesperti. Critiche alla presenza militare in città anche dal Sindacato autonomo di polizia (Sap) che teme «possa accadere qualcosa a causa dell'inesperienza dei militari». Secondo il Sap l'utilizzo dei militari nelle città non solo costituisce «una pure e semplice operazione di facciata» ma rappresenta anche «un pericolo». Il segretario Nicola Tanzi sottolinea che non si tratta di pregiudizio ideologico e si chiede «Perchè si pensa di trasformare 3.000 militari in poliziotti con un corso di appena 15 giorni?» sottolineando le differenze tra l'operare in «uno scenario di guerra e fare vigilanza a obiettivi sensibili» e «intervenire negli scenari urbani e usare la testa prima delle armi per garantire l'ordine e la sicurezza pubblica».
Silp-Cgil: basta effetti speciali, servono scelte vere. Per rispondere alle aspettative dei cittadini sulla sicurezza «servono idee e risorse, non effetti speciali». Per il segretario del Silp-Cgil Claudio Giardullo «L'effetto placebo dell'impiego dei militari è destinato inevitabilmente ad esaurirsi - aggiunge - e fra qualche settimana il Paese dovrà fare di nuovo i conti con una domanda di sicurezza che cresce, e con delle risorse che diminuiscono, a causa dei tagli previsti nella manovra finanziaria». Dunque, prosegue, «è tempo che il governo faccia scelte vere sul versante della sicurezza». Il Silp è il Sindacato Italiano Lavoratori Polizia.
Maggior sicurezza (dichiarata in campagna elettorale), militari nelle città e tagli alle altre forze dell'ordine militari compresi?
Qualcosa non torna.
Se non è un'operazione mediatica e di facciata questa vuol dire che le operazioni mediatiche non esistono e non esistono nemmeno le facciate proprio...
Data inserimento: 06-08-08
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