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Guerra in Ossezia del sud


http://www.indicius.it/images/mappacaucaso.jpg

Cosa sta succedendo in Ossezia?

Per capire cosa stia succedendo in Ossezia del sud (la parte dell'Ossezia sotto il controllo della Georgia, mentra la parte nord è sotto il controllo Russo) bisogna partire da una premessa fondamentale:
La dissoluzione dell'Unione Sovietica ha creato problemi agli osseti, che si sono ritrovati divisi tra l'Ossezia del Nord, parte della Federazione Russa, e Ossezia del Sud, parte della Repubblica di Georgia. Dopo aver conseguito l'indipendenza, nel 1991, la Georgia ha abolito l'enclave autonoma osseta provocando una migrazione di molta della popolazione verso l'Ossezia del Nord. Circa 100.000 profughi osseti del sud sono stati reinseriti nell'Ossezia del Nord, diventando motivo di occasionali conflitti con la popolazione prevalentemente inguscia del distretto di Prigorodnyj. (Fonte: Wikipedia)

Inutile dire che quindi non ci fossero buoni rapporti tra osseti e governo georgiano che non ne riconosceva l'indipendenza a cui si era autoproclamata la regione; la cosa è palese.
Per questo (linea ufficiale, che in guerra non sono mai verità al 100%) con un'azione militare la Georgia ha cercato di riappropriarsi a tutti gli effetti della regione stessa dove le persone residenti sono in realtà a maggioranza russa.

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov dice di aver ricevuto un rapporto secondo il quale i georgiani stanno compiendo una pulizia etnica nei villaggi sudosseti. "Abbiamo ricevuto un documento dal quale emerge che i georgiani stanno conducendo una campagna di pulizia etnica nei villaggi dell'Ossezia del Sud. Il numero dei rifugiati aumenta sempre di più, il panico cresce e la gente sta cercando di mettersi in salvo", ha detto Lavrov nel corso di un'intervista in tv.(Fonte: Peace Reporter)
Questo ha scatenato l'indignazione della Russia che non ha aspettato ad intraprendere anch'essa la via militare per difendere i concittadini fuori confine.
Sembra quindi una guerra di etnia come ce ne sono molte nel mondo.

Bisogna però anche considerare un altro punto fondamentale, cioè la filoamericanicità della Georgia che dopo una rivoluzione sostenuta dagli americani stessi portò al governo della Georgia il pro-occidentale e pro-NATO Saakashvili (rivoluzione di velluto), e da allora la Russia ha iniziato ad appoggiare apertamente gli indipendentisti dell'Ossezia, a molti dei quali ha fatto avere addirittura il passaporto russo.
C'è quindi anche una rivalità extra-etnica interna al conflitto: una rivalità a livello mondiale tra Russia ed America.
Rivalità accentuata dai 6000 miliardi di metri cubi di gas presenti nel bacino del Caspio e dal petrolio presente nella regione dell'Ossezia del sud (se c'è una guerra che coinvolge le superpotenze mondiali ci si può scommettere quanto si vuole che dietro c'è sempre anche la questione energetica), in questo caso la Georgia potrebbe essere il percorso ideale per l'afflusso di questo gas verso l'occidente, gas di cui ha il quasi monopolio la stessa Gazprom di Putin (quindi questo potrebbe essere un rischio potenziale molto elevato per lo stesso Putin anche se non è stato lui ad innescare il meccanismo della guerra in Ossezia del sud), per non parlare del petrolio, che come si sa fa muovere mari e monti...
A confermare l'ipotesi è il progetto (da tre miliardi di dollari) dell'oleodotto anglo-americano Baku-Tiblisi-Ceyhan, attraverso il quale dal 2005 il petrolio del Caspio dovrebbe scorrere verso i mercati Occidentali aggirando la Russia. (vecchio articolo da peacereporter, qui invece una puntata di report sulle dinamiche della rivoluzione di velluto).


Sul perchè sia scoppiata una guerra in questa regione della Georgia proprio nel giorno dell'inaugurazione delle olimpiadi, giorno in cui storicamente nell'antichità le guerre si fermavano resta un mistero per me, sinceramente non capisco se ci fosse la volontà reale di far rimbalzare la questione su tutti i media mondiali, o se si sperasse di farla passare in secondo piano rispetto ai giochi, sta di fatto che tutto il mondo ora conosce (mi sa male) questa vicenda, credendo sia stata la Russia ad attaccare la Georgia, cosa che così non è...


Data inserimento: 10-08-08






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Con la guerra in Ossezia torna a correre il prezzo del petrolio

11 agosto 2008
Rimbalzo positivo per le quotazioni del greggio, sulla scia di timori di ricadute negative per la produzione a causa dell'escalation delle ostilità tra Russia e Georgia. Negli scambi dell'after hours sul Nymex, la Borsa delle materie prime di New York, i futures in prima scadenza registrano un aumento da 1,56 dollari, con il barile di West Texas Intermediate a 116,76 dollari. Nel frattempo a Londra il barile di Brent, il petrolio del Mare del Nord, aumenta di 1,72 dollari a quota 115,05. Quotazioni in rialzo a Londra e New York Nella prima metà di luglio il Wti aveva segnato il suo ultimo picco, superando i 147 dollari. Successivamente si sono intensificati i timori di rallentamento dell'economia, e i corsi petroliferi, tra attese di indebolimento della domanda, hanno registrato un netto rientro. Stamattina, proprio sui recenti cali del petrolio avevano espresso preoccupazione alcune fonti dell'Opec, secondo quanto riporta Dow Jones, aggiungendo che i prezzi vengono tenuti attentamente sotto controllo. Altri esponenti del cartello degli stati esportatori di greggio hanno affermato di attendersi una ripresa dei prezzi sulla scia delle ostilità russo georgiane. L'Azerbaijan taglia le forniture dopo la crisi in Caucaso La crisi in Caucaso ha ripercussioni sul prezzo del greggio perché, in territorio georgiano, passa l'oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyahan che porta il petrolio azero in Europa, tagliando fuori la Russia. Il Btc collega la capitale dell'Azerbaijan, Baku, con il terminal costiero di Ceyhan, sulla costa turca del Mediterraneo, passando per Tbilisi. E' il secondo al mondo per lunghezza, in tutto è lungo 1.774 chilometri. E' la principale arteria per far affluire il greggio del Mar Caspio ai mercati occidentali. La compagnia di stato dell'Azerbaijan ha fatto sapere sabato scorso che le esportazioni sono state dimezzate a causa del coinvolgimento di due porti georgiani negli scontri. Venerdì il primo ministro della Georgia, Lado Gurgenidze, aveva accusato i russi di aver cercato, senza successo, di bombardarlo. I Paesi dell'Opec hanno già raggiunto gli incassi del 2007 Nei soli primi sei mesi dell'anno i paesi del cartello petrolifero hanno incassato quasi la stessa cifra che avevano ottenuto nell'intero 2007: 645 miliardi di dollari, sulla scia dei recenti record di prezzi e produzione, a fronte di 671 miliardi che rappresentano il fatturato dello scorso anno. E per l'intero 2008, riporta in prima pagina il Financial Times, citando dati dell'amministrazione Usa, dovrebbero incamerare 1.245 miliardi di dollari con l'export di oro nero.
Sole24ore


Postato da Francesco Beato in data 12/08/2008 alle ore 02:05:46 con Firefox in Linux


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