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Respinto ricorso di De Magistris


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Un comunicato stampa pubblicato sul sito del C.S.M. informa che la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di Luigi De Magistris avverso la sentenza disciplinare che lo riguarda.

Nel titolo del comunicato si dice che il ricorso sarebbe stato "respinto", ma nel corpo dello stesso si parla di inammissibilità.

Riportiamo qui di seguito quel comunicato.


Consiglio Superiore della Magistratura


De Magistris: respinto il ricorso dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione.

Roma: Nella riunione del Comitato di Presidenza di oggi 14 luglio, il Presidente della Suprema Corte di Cassazione, dott. Vincenzo Carbone, ha prodotto copia della sentenza, ritualmente depositata in data 11 luglio 2008 presso la Cancelleria, con la quale le Sezioni Unite della Cassazione hanno dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dal dott. Luigi De Magistris e dal Ministero della Giustizia avverso la sentenza della Sezione disciplinare del CSM n. 3 del 18 gennaio 2008.

Si ricorda che la Sezione disciplinare, a carico del dott. De Magistris, aveva comminato la sanzione della censura e disposto il trasferimento di sede e di funzioni.
Roma, 14 luglio 2008

___________


In attesa di conoscere in dettaglio la sentenza, ne riportiamo una massima inviata da autorevole collega a una mailing list di magistrati.

«Il ricorso per cassazione contro le sentenze disciplinari della sezione disciplinare del C.S.M., che a norma dell'art. 24, D.Lgs. n. 109/06 va proposto nei termini e con le forme previsti dal codice di procedura penale. Deve essere presentato o fatto pervenire mediante telegramma o lettera raccomandata alla segreteria della sezione disciplinare, ai sensi degli artt. 582 e 583, c.p.p., nel termine di trenta giorni stabilito dall'art. 585, 1° co., lett. b), c.p.p., decorrente dalla scadenza del termine stabilito per il deposito dall'art. 19, 2° co., D.Lgs. n. 109/06, o dal giorno in cui è stata eseguita la notificazione o la comunicazione del relativo avviso, se il deposito è avvenuto successivamente, ovvero, con le medesime decorrenze, nel termine di quarantacinque giorni, stabilito dall'art. 585, 1° co., lett. c), c.p.p., se la sezione disciplinare, essendo la stesura della motivazione di particolare complessità per il numero delle parti o per il numero o la gravità delle impugnazioni, si sia avvalsa della facoltà, prevista dall'ad. 544, 3° co., c.p.p., di indicare nel dispositivo per il deposito un termine più lungo, non eccedente comunque il novantesimo giorno»

Se verrà confermato che questa è la decisione della Corte di Cassazione, il ricorso di Luigi De Magistris sarebbe stato dichiarato inammissibile perché depositato oltre il termine previsto dalla legge dal suo avvocato, il prof. Gilberto Lozzi.

L'inammissibilità è una formula che preclude l'esame del merito.

Quindi con tale pronuncia non si dà né ragione né torto ad alcuno; si sancisce solo che il merito non può essere esaminato.

La conseguenza, comunque, è il passaggio in giudicato della sentenza impugnata.

Può solo aggiungersi che in forza dell'art. 25 del decreto legislativo n. 109 del 2006 è ammessa la revisione contro le sentenze disciplinari nelle seguenti ipotesi:

a) i fatti posti a fondamento della sentenza risultano incompatibili con quelli accertati in una sentenza penale irrevocabile ovvero in una sentenza di non luogo a procedere non più soggetta ad impugnazione;

b) sono sopravvenuti o si scoprono, dopo la decisione, nuovi elementi di prova, che, soli o uniti a quelli già esaminati nel procedimento disciplinare, dimostrano l'insussistenza dell'illecito;

c) il giudizio di responsabilità e l'applicazione della relativa sanzione sono stati determinati da falsità ovvero da altro reato accertato con sentenza irrevocabile.

De Magistris da gran signore dal canto suo afferma ciò che segue:
"Esco da questa vicenda a testa alta, anche se molto amareggiato. Le modalità con le quali si è svolto il processo disciplinare e l'esito di uno dei procedimenti presso la procura di Salerno, rendono comunque evidente a tutti come stanno le cose". De Magistris si dice comunque pronto a continuare la sua opera di magistrato. "Non farei una scelta diversa - dice - rispetto a quanto ho fatto finora. Vale la pena di impegnarsi per la legalità e la giustizia. Anche se ciò significa pagare un prezzo, la sera, alla fine della giornata, ci si può guardare allo specchio senza vergognarsi. Dedicherò i prossimi mesi - afferma ancora il magistrato - alla ricostruzione della verità su tutta la vicenda e alla fine, ne sono certo, tutto questo sarà per me soltanto un brutto ricordo e non si potrà, ad un certo punto, che procedere alla revisione di tale ingiusto processo disciplinare".


Nessun accenno sul clamoroso errore del suo avvocato, GRAN SIGNORE!!!

Però vien da pensare a volte le coincidenze (...), uno tocca i poteri occulti che manovrano questo paese (in questo caso si parla della loggia di San Marino), e guarda caso il ricorso che questa persona presenta tramite il suo avvocato (che spero venga silurato all'istante), viene invece presentato in ritardo, oltre il termine previsto.
Errore dell'avvocato, o qualcos'altro?
La domanda è legittima, un avvocato che commette un errore simile avrà la sua carriera stroncata, distrutta, chi mai potrebbe volere un avvocato del genere, che non ti permette neanche di avere una difesa?
Solo un pazzo lo farebbe, non sono errori da poco...
Vien da pensare che sarà costretto a cambiare lavoro...


Ognuno pensi quel che vuole, qui un resoconto dei poteri toccati da De Magistris:

Affari eccellenti, nomi eccellenti, inciuci trasversali dato che "pecunia non olet", il danaro non puzza, un made in Italy da galera nato all'ombra del Titano, cresciuto poi tra le Calabrie, Roma, Milano e Padova. Molto all'ombra, sotto le volte assai riservate di una superloggia nata nel 2003, dall'unione di altre tre logge massoniche, alla presenza benedicente del gota massonico statunitense, il gran maestro della Gran Loggia del distretto di Columbia e il suo predecessore, oltre ai gran maestri e i maestri venerabili della Gran Loggia Italia di Washington. Anfitrione il gran maestro Federico Micheloni, già capitano reggente della Repubblica di San Marino dal '57 al '61, e poi direttore sanitario del Civico Ospedale. Grande pompa, di fronte al gran maestro del Grande Oriente d'Italia e a Grandi Maestri e Venerabili in rappresentanza di 27 gran logge sparse per il mondo, dalla Croazia al Brasile, dall'Austria all'Africa, da un continente all'altro.

Una loggia sotto la quale aveva trovato rifugio e copertura, secondo la Procura di Catanzaro che ha fatto scattare perquisizioni a raffica e inviato una ventina di informazioni di garanzia, una confraternita di politici, affaristi, finanzieri, barbefinte del Sismi e del Cesis, legati, per la maggior parte, da una comune interpretazione della "calabresità": da destra a sinistra, in santa fratellanza, pur di arraffare, che in questo caso significava spartirsi torte pubbliche e appalti. Perché? I magistrati che hanno condotto l'inchiesta, Luigi de Magistris e Antonella de Angelis, si sono dati una risposta nel nome in codice dell'indagine: "Why not". Perché si truffa? Perché si può, quindi, perché no.

Una semplice operazione di ingordigia finanziaria illecita da parte di personaggi che, data la loro posizione sociale e professionale, erano in grado di organizzare la truffa? A vedere l'elenco dei nomi finora entrati nell'inchiesta - finora, perché l'inchiesta non è certo conclusa - qualcosa di più, e forse di diverso e maggiormente allarmante. L'ipotesi di reato che li riguarda è di truffa, violazione del finanziamento a partiti politici, associazione a delinquere, corruzione, violazione della legge Anselmi, vale a dire l'iscrizione ad associazioni segrete. Una ipotesi che farà discutere visto che, dopo la vicenda della P2, è la prima volta che si applica ad una loggia massonica.

Dunque, i protagonisti. Partiamo dall'alto, dalle stellette di generale. Ce ne sono due, a che titolo dovrà deciderlo il magistrato. Uno è :il generale Paolo Poletti, capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza dal 26 marzo di quest'anno, al posto di Emilio Spaziante, nominato dal governo vice segretario del Cesis, il comitato di coordinamento tra i servizi segreto che ha sede a Palazzo Chigi. L'altro è il generale Walter Cretella Lombardo, dal primo marzo capo della Scuola di Polizia Tributaria con sede a Ostia, ma molto più interessante nel suo ruolo precedente. Fedelissimo di Niccolò Pollari, ex capo del Sismi, Cretella è finito spesso sui giornali. Era capo del II reparto della GdF, lo stesso di cui facevano parte i due uomini scoperti a "collaborare" con gli investigatori privati nella vicenda di spionaggio ai danni di Marrazzo e della Mussolini nello scandalo del Lazio-gate. Il suo nome e quello del reparto da lui diretto erano poi tornati alla ribalta anche riguardo alla telefonata intercettata tra Consorte e Fassino pubblicata dal "Giornale" di Montanelli. E guardacaso il suo nome, in questa inchiesta calabrese, salta fuori durante la perquisizione a casa di Giovanbattista Papello, consigliare dell'Anas: il suo biglietto da visita, con il numero di cellulare segnato a mano, era in bella mostra accanto alla trascrizione di una intercettazione telefonica tra Fassino e il presidente dell'Anas Vincenzo Pozzi.

Il problema, però, non sembra quello noto del pelo e del vizio del lupo. Ma qualcosa di ben più finalizzato. E lo si capisce se si passa ad altri protagonisti. Uno è Massimo Stellato, il cui ruolo è quello di Capocentro del Sismi a Padova, il quale è coinvolto assieme al fratello Gian Mario. L'altra è una signora, Brunella Bruno, in servizio al Cesis e indicata, a quanto dicono nell'ambiente, ai generali Cretella e Poletti, comunque a stretto contatto, al Cesis, con un altro generale della GdF, Emilio Spaziante. Che cosa di facesse in questa distinta compagnia d'affari, o meglio, in questa vera e propria cupola, lo spiegheranno i magistrati. Ma la ragnatela che comincia a dipanarsi sembra andare molto d'accordo con le linee guida indicate dall'ex direttore del Sismi Pollari e portare avanti, con la sua collezione di dossier, da quel Pio Pompa, gestore del "dossierificio" di via Nazionale, di cui si sa solo che è stato trasferito in luogo meno scottante all'interno del Sismi.

La matassa che si dipana fa sempre parte della solita Collezione Primavera Estate del Made in Italia, della nota griffe Cloaca doc: l'organizzazione di un comitato d'affari che, con forti entrature a Bruxelles, ancora da rivelare, aveva messo in piedi una serie di società, i cui protagonisti erano spesso interscambiabili, che si spartivano affari e tangenti, tutte con danaro pubblico, comunitario, statale, regionale o locale. Bipartisan, trasversale, all'insegna del potere e con la copertura della loggia.

Certo, è ancora un'inchiesta, quindi è tutto da dimostrare, e sarà compito della magistratura farlo. Ma intanto, per cercare di capire, occorre far sfilare protagonisti e interpreti. Si comincia con il vice presidente della Giunta Regionale calabrese, e assessore al turismo, Nicola Adamo, diessino. Gli ultimi due anni è passato attraverso forche caudine e l'inferno: prima per la sua storia con Eva Catione, sindaco di Cosenza, e le sue scuse a moglie e figli, poi per inchieste in cui si è trovato coinvolto. E, per uno che è stato anche assessore ala Trasparenza, non è poco. Si prosegue con l'assessore all'Agricoltura Mario Pirillo, esponente del partito democratico meridionale, per continuare con un altro diessino, il consigliere regionale Antonio Acri. Poi c'è la parte ex democristiana, molto folta, che va da Forza Italia all'Udc alla Margherita, con un contorno di affaristi cattolici legati a Comunione e Liberazione. C'è Salvatore Domenico Galati, il cui nome direbbe poco se l'uomo non appartenesse allo staff del senatore, e coordinatore regionale di Forza Italia, Giancarlo Pittelli, che ha legato il suo nome ad uno sciagurato disegno di legge che, se approvato, avrebbe mantenuto moltissimi criminali fuori dalla meritata galera. Ci sono poi due personaggi legati alla Compagnia delle Opere, il braccio affaristico di Comunione e Liberazione: Giorgio Vittadini, già responsabile nazionale, solo perquisito, e Antonio Saladino, della C.d.O. regionale. Vittadini è noto per il grido accorato con cui chiuse nel 2003 il meeting di Cl: "Siamo tutti americani". Saladino, veterinario di Lamezia Terme, ha trovato la sua fortuna con il centro sinistra, il primo. Quando la fantasia di Treu si inventò il meccanismo del lavoro interinale,con le varie agenzie, Saladino, che vagava mettendo in piedi piccole aziende, si buttò nella consulenza del lavoro, creando una società diventata una miniera d'oro. Che, secondo il magistrato, ha messo al servizio (o viceversa) dell'organizzazione.

Altro personaggio di un certo rilievo è l'ex parlamentare parmigiano Franco Bonferroni, figlio di un ex dc forlaniano doc, buon amico di Pier Ferdinando Casini e di Romano Prodi, attualmente consigliere d'amministrazione di Finmeccanica. Bonferroni, nel 1993, si vide stroncata la carriera da una brutta storia di mazzette in cui era coinvolto assieme all'attuale segretario dell'Udc Lorenzo Cesa. Uscirono puliti, ma per lui la strada parlamentare era chiusa. Riciclato in Finmeccania, per il magistrato è una delle punte del comitato d'affari. Con amicizie importanti. Sull'aereo degli invitati a Beirut al suo matrimonio, oltre a Pier Ferdinando Casini, allora presidente della Camera, e al cardinale Camillo Ruini, c'erano Gustavo Selva, il sottosegretario Giuseppe Galati, e il vice presidente dell'Unicredit Palenzona. Della serie gli amici non si abbandonano.

Sempre del gruppone con origini ex democristiane fa parte Piero Scalpellini, consulente "non pagato" dell'Ufficio del Consigliere diplomatico per i paesi africani che dipende dalla Presidenza del Consiglio. Scalpellini, pur non essendo pagato, qualche vantaggio lo deve avere. Il figlio, che ha studiato in Libia, nel 2004 è diventato uno dei portaborse di Prodi. Lui stesso, che ha base operativa a San Marino, dove lavora per una società messa in piedi da ex uomini di Nomisma, veniva un paio di giorni la settimana, sempre nello stesso residence in cui Prodi scende da 10 anni. E recentemente, nella sua qualità di consulente "non pagato" di Palazzo Chigi, ha accompagnato il ministro Giulio Santagata in Libia, per risolvere il problema delle migrazioni clandestine. Un altro nome noto è quello di Cristina Fanesi, esponente della Margherita e responsabile dell'associazione "Margot".

Poi, naturalmente, c'è il mondo degli affari e delle banche. Da Pietro Macrì, presidente della società Mat Sviluppo e del settore terziario della Confindustria di Vibo Valentia, a Luigi Filippo Mamone, dirigente della Regione. Un altro dirigente regionale è Francesco De Grano, responsabile del settore finanziamenti Por dal 2007 fino al 2013, assieme alla sorella Maria Angela, conm cariche in diverse società. Gli uomini di Saladino nel gruppo sono Valerio Carducci, che tiene i contatti con gli ambienti parlamentari. Giancarlo Luzzo, ex assessore regionale alla Sanità, Mario Pirillo, attuale assessore all'Agicoltura, e Vicenzo Bifano. I nomi continuano con Gerrardo Carnevale, dello staff di Antonio Acri, l'imprenditore Armando Zuliani, il commercialista Francesco Indrieri.

Un bell'inizio, ma solo un inizio. Secondo i magistrati, il comitato d'affari potrebbe essere uno dei finanziatori occulti dell'Udc, e per questo le aziende del segreterio Cesa sono nel mirino da tempo. Ma nella mangiatoia, come si vede, sarebbero in moti a inzuppare il pane. In fraterna, illecita complicità. Senza badare alle bandiere personali.


Francesco

Fonti:
CSM
Corriere On Line
Aprile OnLine

Data inserimento: 14-07-08






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