Perché tanto clamore per una questione di pirateria?
Perché tutte le potenze mondiali sono intervenute per far fronte a questa piaga in Somalia, mentre non fanno assolutamente nulla per i conflitti che si svolgono da anni e anni nei dintorni della zona?
Si sa che nessuno fa mai niente per niente, tanto meno quando si parla di conflitti di poteri a così alti livelli e allora perché tutto questo clamore su questa vicenda di pirateria?
Dapprima bisogna ricordare quali paesi ne fanno parte:
sono gli USA che guidano questa missione internazionale di anti-pirateria Link
A far parte di questa task force ci sono per la Nato: USA, Turchia, Spagna, Norvegia, Danimarca, Gran Bretagna, Italia, Grecia, Germania, Francia e Canada.
I paesi non Nato presenti sono invece: India, Iran, Malaysia, Arabia Saudita, Russia, Svezia e la Cina Link
Iran insieme a tutte le maggiori potenze mondiali...
Normale che chi si vede chiedere riscatti milionari per delle navi in transito in territori lontani, decida di far qualcosa per porre fine a questa vicenda. Ma tutto questo clamore non è comunque giustificato, né tanto meno questa collaborazione tra paesi tutt'oggi così distanti culturalmente e non solo.
Gli Stati Uniti sostengono che i pirati siano una cellula di Al Qaeda, ma non vi sono prove a sostegno di questo e rimane un'ipotesi solo remota e utilizzabile per giustificare all'opinione pubblica l'iniziativa stessa (un po' come per le paventate guerre al terrorismo in Iraq e Afghanistan).
Ecco un vecchio articolo de 'L'espresso' che parla di cosa molte navi trasportino in Somalia (l'articolo è del 2005 e l'intervista è a un boss mafioso italiano pentito che rilascia le sue testimonianze) Link
Ne copio alcuni stralci:
'Mi chiese un incontro e mi disse che c'erano da far sparire 600 bidoni contenenti rifiuti tossici e radioattivi, chiedendo se io e la mia famiglia potessimo interessarci per le varie fasi di trasporto e collocazione. Prima di tutto gli domandai quanto ci avremmo guadagnato, e chi gli aveva prospettato questo lavoro. Mi spiegò che era stato avvicinato dal dottor Tommaso Candelieri dell'Enea di Rotondella, il quale stoccava in quel periodo rifiuti provenienti da Italia, Svizzera, Francia, Germania e Stati Uniti, e che in quel preciso momento aveva l'esigenza di far sparire questi fusti che erano stati depositati in due capannoni dell'Enea stessa. Quanto ai soldi, avrei intascato 660 milioni per tutte le fasi dell'operazione
'
Cos'è l'Enea? (Link )
'L'Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente (ENEA), è un ente pubblico che opera nei settori dell'energia, dell'ambiente e delle nuove tecnologie a supporto delle politiche di competitività e di sviluppo sostenibile del Paese.'
Cioè è lo Stato..... Lo stato pagava la mafia per sversare rifiuti tossici in Somalia, oggi lo stesso stato dispiega grandi forze militari (spesa superiore agli 8 milioni di euro per questa missione) per il contrasto della pirateria marittima, la stessa pirateria marittima che ha più volte intercettato navi che appunto trasportavano rifiuti tossici ( Link ) che si voglia tenere nascosto qualcosa o che si voglia proteggere questo business?
Notare che i paesi che partecipano alla missione sono gli stessi che hanno sversato per anni i rifiuti in quella zona (statunitensi, italiani, tedeschi, francesi, paesi dell'est FONTE: Link ).
Certo è vero, i paesi che producono più scorie sono quelli che più industrializzati e quindi anche quelli più ricchi con gli armamenti necessari per fronteggiare la situazione. E' anche vero però che Cina e India pur se in rapida espansione non sono grandi potenze militari, in compenso sono grandi produttrici di scorie.
Oltre alle scorie però sono state intercettate anche navi piene di armi, questo spiegherebbe ancora meglio il muoversi di queste potenze interessate a fare in modo che le armi non cadano nelle mani 'sbagliate' (o almeno sbagliate per loro e per i loro scopi) Link
Armi, rifiuti tossici... Ma solo oggi si scopre questo?
Il video parla di Ilaria Alpi ( Link ) morta proprio in Somalia in circostanze strane, proprio perchè, pare, avesse scoperto questi traffici. La commissione parlamentare d'inchiesta italiana relativa al caso liquidò l'accaduto come una vacanza finita male (certo una giornalista corrispondente estera va in vacanza all'estero, tra l'altro con una missione in Somalia sulla guerra civile in atto, e muore accidentalmente, in vacanza: ma per piacere). Sembra invece che lei avesse un informatore interno alla Gladio, morto anch'esso in circostanze misteriose: tal Vincenzo Li Causi ( Link )
Non è una cosa nuova quindi, strano che i media nel parlare della situazione somala non abbiano parlato della situazione somala (anzi no, non è strano affatto)..
Qualche altra nozione in più sulla situazione somala in generale ( Link ):
Il 9 gennaio 2007 gli Stati Uniti entrarono militarmente nel conflitto, a supporto dell'esercito etiope e con il sostegno del presidente e del governo somalo, causando la morte di numerosi civili ricevendo dure critiche dall'Unione Europea e dall'ONU. Sono stati colpiti numerosi villaggi nel sud del paese, in cui (secondo i militari americani), si sarebbero rifugiati esponenti di Al qaeda. Pochi giorni dopo, i signori della guerra (tra cui Mohamed Qanyare Afrah, del clan dei murursade, e Mussa Sudi Yalaow, a capo degli Abgal/daud) accettarono di disarmare le loro milizie e di entrare nel nuovo esercito nazionale. Nello stesso periodo, il parlamento sfiduciò il suo portavoce (Sharif Hassan Shek Aden), ritenuto troppo vicino alle Corti Islamiche.
Nei primi giorni del mese di marzo, sono giunte a Mogadiscio le truppe ugandesi della missione di pace dell'Unione africana (Amisom, African Mission to Somalia) incaricate dall'Unione Africana di controllare la capitale e contrastare il ritorno delle milizie islamiche. Nonostante fosse atteso per i mesi successivi l'arrivo nel Paese del resto dei 'caschi verdi' (con truppe provenienti da Nigeria, Ghana, Malawi e Burundi), il solo contingente ugandese è rimasto per tutto il 2007 in territorio somalo.
Nonostante l'arrivo delle truppe ugandesi, gli scontri sono aumentati di intensità (anche contro gli stessi 'caschi verdi'). La situazione a Mogadiscio è precipitata nel caos come non accadeva da anni, con il perdurare di violenti scontri tra truppe etiopi, governo di transizione e nuovamente i signori della guerra da un lato e milizie islamiche dall'altro.
Nel maggio 2007, l'ONU ha annunciato che il governo somalo ha accettato di nominare la commissione di inchiesta che indagherà sui crimini dei guerra commessi nel corso degli scontri del mese di aprile tra le truppe governative appoggiate dall'esercito etiope ed i ribelli appoggiati da miliziani delle Corti islamiche.
Alla fine di luglio 2007, il lieve miglioramento della situazione ha consentito il rientro di 125.000 sfollati. Tuttavia, i combattimenti non sono cessati, e la Conferenza di Pace e Riconciliazione pare non avere alcun effetto. Ancora da risolvere è la questione del Somaliland, stato autoproclamatosi indipendente.
Nell'autunno del 2007 la situazione è drammaticamente precipitata. A Mogadiscio (in preda a caos, violenze ed epidemie) si è in piena catastrofe umanitaria, e gli sfollati hanno raggiunto quota un milione nel solo anno in corso. Le truppe etiopi continuano a imperversare ed a scontrarsi con i ribelli armati, mentre il contingente militare ugandese appare incapace di opporre la minima resistenza.
Nel gennaio 2008 il nuovo primo ministro Nur Hassan Hussein eletto a novembre 2007, dopo le dimissioni di Mohamed Mohalim Gedi, è giunto per la prima volta a Mogadiscio. Sempre nel gennaio 2008, sono giunti in Somalia 440 soldati del Burundi a rafforzare il contingente di pace dell'Unione Africana.
Nel giugno 2008 è stata concordata la firma di un accordo tra governo somalo, parte dell'opposizione ed Etiopia. Le fasi previste nell'accordo sono la fine degli scontri armati, l'ingresso delle forze internazionali ed il ritiro dei militari etiopi. Le fasi descritte saranno seguite ed implementate da due commissioni. Per pervenire a tale accordo, a differenza che nei precedenti tentativi, sono state coinvolte le realtà moderate collegate alle corti islamiche.
Il 29 dicembre 2008 il presidente Abdullahi Yusuf Ahmed ha rassegnato le sue dimissioni. Ha motivato questa decisione con l'impossibilità di portare la Somalia in una fase di pacificazione ed accordo tra le parti. Inoltre ha criticato duramente la comunità internazionale per il mancato sostegno economico, senza il quale non sarebbe stato possibile formare un esercito in grado di fronteggiare le corti islamiche e gli altri gruppi che si contendono il potere. Aden Mohamed Nur, presidente del parlamento, ha assunto così a interim la funzione di presidente di uno stato che di fatto dal 1991 non esiste.
Il 31 gennaio 2009 il leader di una fazione moderata dell'Unione delle Corti Islamiche Sheikh Sharif Sheikh Ahmed è stato eletto capo del governo federale di transizione. Sharif, leader dell'Alleanza per la ri-liberazione della Somalia (ARS), ha sconfitto il primo ministro Nur Hassan Hussein appoggiato della comunità internazionale, e il generale Maslah Mohamed Siad, figlio dell'ultimo presidente della Somalia prima della guerra, Siad Barre.
E' evidente che ci sono molti interessi territoriali sulla zona dovuti al conflitto (armi e il conflitto tra potenze occidentali e Al Qaeda) che testimoniano la delicatezza della situazione, ma i media ne han parlato?
Data inserimento: 15-06-09
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Il presidente somalo proclama lo Stato di emergenza
[22 Giugno 2009]
Il presidente somalo, Ahmad Sharif, ha proclamato lo stato d'emergenza in Somalia per il protrarsi della guerra che vede impegnate le sue truppe contro quelle dei ribelli islamici presenti nella periferia di Mogadiscio. «Da oggi il paese è in stato d'emergenza ' ha affermato Sharif ' perché non si fermano le violenze in Somalia». Il presidente non ha precisato per quanto tempo resteranno in vigore le misure dello stato d'emergenza, ma ha sottolineato che prima dell'attuazione delle misure è necessaria l'approvazione del parlamento. Sharif, durante il suo discorso, ha poi paragonato la situazione della Somalia a quella del Pakistan. «Anche il nostro paese è vittima del terrorismo internazionale come il Pakistan. Se un paese come quello non è riuscito a risolvere il problema del terrorismo come possiamo farlo noi da soli?», ha concluso Sharif. Il governo somalo reagisce così ai combattimenti tra esercito e gruppi armati dell'opposizione, che ha provocato la morte del ministro per la sicurezza nazionale.
Il presidente del parlamento, Sheikh Aden Mohamed Madobe, ha chiesto dal canto suo «al mondo e ai paesi vicini di intervenire in Somalia il prima possibile. Siamo stati costretti a fare questa richiesta per l'escalation di violenze causata da combattimenti tra l'esercito e gruppi armati guidati da un ex-generale pachistano».
Non si è fatta aspettare la risposta degli Shehab, i miliziani islamici, che hanno minacciato ritorsioni contro gli eventuali paesi stranieri che vorrebbero intervenire in Somalia.