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Crisi economica


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Il meltdown dei subprime è solo la punta dell'iceberg
DI F. WILLIAM ENGDAHL
Global Research

I Credit Default Swap: la prossima fase di una crisi in via di sviluppo

Mentre l'attenzione si è finora concentrata sulla crisi relativamente minore dell'insolvenza nei mutui sub-prime statunitensi quale fulcro dell'attuale crisi nei settori di finanza e credito che sta coinvolgendo il mondo bancario anglosassone, ora si comincia a mettere a fuoco un problema molto più consistente. Le obbligazioni garantite da ipoteca sub-prime o ad alto rischio (le CMO come vengono chiamate) sono solo la punta di un iceberg gigantesco fatto di crediti furbeschi che cominciano a guastarsi. La prossima crisi è già cominciata nel mercato dei Credit Default Swap, un mercato da 62 mila miliardi di dollari. Non ne avete mai sentito parlare? Allora, è tempo di darci un'occhiata.

La prossima fase della crisi in via di sviluppo nella "rivoluzione della finanza" USA-centrica sta emergendo nel mercato in relazione a quegli arcani strumenti conosciuti come Credit Default Swap o CDS. I banchieri di Wall Street devono sempre venirsene fuori con un'abbreviazione per questo genere di cose.

Come ho esposto in dettaglio nella mia precedente serie esclusiva intitolata, "The Financial Tsunami, Parts I-V" ['Lo tsunami finanziario, parti I-V' n.d.t.], il Credit Default Swap fu inventato alcuni anni fa da una giovane matematica dell'università di Cambridge, Blythe Masters, che lavorava per la J.P. Morgan Chase Bank a New York. L'allora neolaureata convinse il suo capo a sviluppare un nuovo e rivoluzionario prodotto di rischio, presto divenuto noto con il nome di CDS.

Un Credit Default Swap è un derivato di credito o un accordo tra due controparti: una parte effettua pagamenti periodici all'altra in cambio della promessa di rimborso nel caso in cui una terza parte diventi insolvente. La prima parte ottiene protezione del credito, una sorta di assicurazione, ed è chiamata "acquirente". La seconda parte fornisce tale protezione ed è chiamata "venditore". La terza parte, quella che potrebbe fare bancarotta o essere dichiarata insolvente, è conosciuta come "entità di riferimento". Il CDS è divenuto incredibilmente popolare durante l'esplosione dei rischi di credito verificatasi negli ultimi sette anni negli Stati Uniti. Le banche sostenevano che grazie ai CDS erano in grado di spalmare il rischio per tutto il globo.

I CDS assomigliano ad una polizza assicurativa perché possono essere usati dai proprietari dei debiti per effettuare operazioni di copertura, ovvero per assicurarsi contro l'insolvenza su un debito. Tuttavia, non esistendo alcun requisito che imponga il possesso di elementi patrimoniali o il sostenimento di perdite, i CDS possono anche essere usati per fini speculativi.

Warren Buffett una volta ha descritto i derivati acquistati in modo speculativo come "armi finanziarie di distruzione di massa". Nella sua relazione annuale agli azionisti della Berkshire Hathaway ha detto "A meno che i contratti derivati siano garantiti, il loro valore ultimo dipende dall'affidabilità creditizia delle controparti. Nel frattempo, però, prima che un contratto sia liquidato, le controparti registrano profitti e perdite, spesso di notevole entità, nei loro prospetti degli utili correnti senza che neanche un centesimo passi di mano. La gamma dei contratti derivati è limitata solo dall'immaginazione degli uomini (o talvolta, sembra, dall'immaginazione dei pazzi)". Un CDO ["Collateralized debt obligation" obbligazione collateralizzata di debito, n.d.r.] tipico ha scadenza a cinque anni.

Come molti altri prodotti finanziari esotici, estremamente complessi e profittevoli in tempi di credito facile, quando i mercati invertono la rotta, com'è successo a partire dall'agosto 2007, i derivati di credito non si limitano a spalmare il rischio, ma lo amplificano in modo considerevole.

Ora, man mano che la recessione si fa più profonda, se ne sentiranno le conseguenze nel mercato da 62 mila miliardi di dollari dei CDS a causa dell'aumento dell'insolvenza nelle obbligazioni ad alto rischio da parte delle corporation statunitensi. Tale mercato è una catastrofe in gestazione da molto tempo. Si stima che siano a rischio 1200 miliardi di dollari dei 62 mila miliardi nominali in CDO in essere; queste cifre rendono questo mercato molto più ampio di quello dei subprime.

La mancanza di regolamentazione

La prossima crisi finanziaria mondiale potrebbe essere innestata da una reazione a catena dovuta all'insolvenza nel mercato dei CDS. Il mercato è assolutamente non regolamentato, e non vi è pubblicazione di dati che provino se un venditore disponga del patrimonio necessario al pagamento nel caso in cui un prestito vada in sofferenza. Questo rischio, detto 'di controparte', è una bomba ad orologeria. La Federal Reserve, capeggiata dall'ultra permissivo presidente Alan Greenspan, e i regolatori finanziari del governo degli Stati Uniti hanno permesso al mercato dei CDS di svilupparsi interamente senza alcuna supervisione. Greenspan ha testimoniato ripetutamente, rispondendo a qualche scettico membro del Congresso, che le banche sono regolatori di rischio migliori rispetto ai burocrati governativi.

L'ingente prestito che la Fed ha concesso a Bear Stearns il 17 marzo per evitarne il collasso è stato in parte motivato dal desiderio di evitare che i rischi ignoti dei CDS di tale banca innestassero una reazione a catena globale che avrebbe potuto affondare l'intero sistema finanziario. Ecco cosa temeva la Fed, perché non aveva adeguatamente monitorato il rischio di controparte nei CDS, e non aveva la più pallida idea di cosa sarebbe potuto accadere. Di tutto questo dobbiamo essere grati ad Alan Greenspan.

Tra le controparti figura la J.P. Morgan Chase, che è il massimo venditore e acquirente di CDS.

I poteri di vigilanza della Fed si limitano unicamente alle esposizioni CDS delle banche regolamentate e non comprendono le banche di investimento né gli hedge fund [fondi speculativi n.d.r.], entrambi importanti emittenti di CDS. Si stima che gli hedge fund, ad esempio, abbiano sottoscritto il 31% della protezione in CDS.

Fino ad ora, il mercato dei CDS in larga misura non è stato testato.
Secondo il Moody's Investors Service, il tasso di insolvenza nel gennaio 2002, quando il mercato degli swap era valutato in 1500 miliardi di dollari, era del 10,7%. Tuttavia, nel luglio 2007, Fitch Ratings ha riferito che il 40% della protezione in CDS venduta nel mondo era su società o titoli classificati come al di sotto del valore di investimento; nel 2002 la loro incidenza era dell'8%.

Un impennata nell'insolvenza delle corporation lascerà agli acquirenti di swap l'onere di tentare di raccogliere centinaia di miliardi di dollari dalle loro controparti. Questo renderà la crisi finanziaria più complicata, innestando numerose controversie e azioni legali, mentre gli acquirenti daranno battaglia ai venditori sulla definizione tecnica di insolvenza, il che presuppone il provare quali titolari di obbligazioni o prestiti non siano stati pagati, e sugli importi dovuti. Alcuni temono che, di converso, tutto questo potrebbe congelare il sistema finanziario.

Alcuni esperti all'interno del mercato dei CDS ora ritengono che la crisi probabilmente inizierà con l'incapacità, da parte degli hedge fund di pagare le banche per contratti vincolati ad almeno 150 miliardi di dollari in sofferenza. Le banche tenteranno di prevenire tale disastrosa insolvenza richiedendo agli hedge fund maggiori garanzie collaterali contro le potenziali perdite. Non funzionerà, perché molti fondi non disporranno di liquidità sufficiente per soddisfare le richieste di maggiori garanzie avanzate dalle banche.

La legge non impone l'accantonamento di riserve ai venditori nel mercato dei CDS. Se anche le banche richiedono ai venditori di protezione di tirar fuori dei soldi quando viene effettuata l'operazione, non esistono standard di settore. Sarebbe come se una compagnia di assicurazioni vendesse protezione contro i danni da uragano senza disporre di alcuna accantonamento per i potenziali reclami assicurativi.

La preoccupazione della BIS di Basilea

La Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea [Basle Bank for International Settlements], l'autorità di vigilanza delle maggiori banche centrali del mondo, è in allarme per i pericoli che si prospettano. Il Forum congiunto del Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria, un gruppo internazionale di regolatori del settore bancario, assicurativo e dei titoli, in aprile ha scritto che le migliaia di miliardi di dollari in swap negoziate dagli hedge fund costituiscono una minaccia per i mercati finanziari di tutto il mondo.

"è difficile ricavare una fotografia chiara di quali istituti siano i veri titolari di certi rischi di credito trasferiti", dice la relazione. "Può essere difficile persino quantificare l'entità del rischio che è stato trasferito".

Il rischio di controparte si può complicare in fretta. In una tipica transazione di CDS, un hedge fund vende protezione ad una banca, che poi rivende la medesima protezione ad un'altra banca, e tali transazioni continuano, talvolta, in circolo. Il sistema ha originato un'enorme concentrazione di rischio. Un importante operatore nel settore dei derivati ha descritto il processo come segue: "Il rischio continua a girare e girare in questo collegamento a margherita, come in un vortice. Ci sono solo tra sei e dieci intermediari che stanno al centro di tutto questo. Non credo che i regolatori dispongano delle informazioni necessarie per capirlo".

Gli operatori, e persino le banche che servono da intermediarie, non sempre sanno cosa è coperto da un contratto di CDS. Ci sono molti tipi di CDS, alcuni molto più complessi di altri. Oltre la metà dei CDS copre indici di società e obbligazioni, come titoli garantiti da attività, dice il Comitato di Basilea. Il resto comprende la copertura di debiti di singole società o obbligazioni con garanzie accessorie...

Non essendoci un sistema di scambio regolamentato per fissare i prezzi di mercato o assicurarsi contro le perdite, di solito le banche inviano e-mail a fondi di investimento, compagnie assicurative e investitori istituzionali con prezzi e offerte durante la giornata. Per scoprire il prezzo di uno swap su un debito della Ford Motor Co., persino gli investitori più sofisticati devono fare una ricerca tra tutte le loro e-mail quotidiane.

Le banche vogliono segretezza

Le banche hanno tutto l'interesse a mantenere opaco il mercato degli swap, perché, in quanto intermediarie, dispongono di un gran volume di transazioni che le avvantaggia rispetto ad altri acquirenti e venditori. Poiché i clienti non sanno necessariamente a che punto è il mercato, gli si possono addebitare margini di profitto molto più ampi.

Le banche tentano di bilanciare la protezione che hanno venduto mediante CDS acquistati da altri, siano essi sulle stesse società o sugli indici. Possono anche creare CDO sintetici, che sono pacchetti di CDS che le banche vendono agli investitori per ottenere protezione per sé.

Dal punto di vista delle banche, il punto è trarre profitti su ogni transazione ed evitare di assumersi il rischio dello swap. Con le parole di un operatore di CDO, "Gli intermediari sono proprio come allibratori. Gli allibratori non desiderano scommettere sulle partite. Agli allibratori interessa solo far quadrare il bilancio nel libro dei conti. Questo è il motivo per cui si chiamano allibratori".

Ora, mentre le bancarotte e i contratti economici si diffondono per tutti gli Stati Uniti e oltre, c'è un'alta probabilità che molti di coloro che hanno comprato protezione in swap finiranno in tribunale nel tentativo di essere pagati. Nel collasso generale, verranno usati tutti i mezzi a disposizione.

L'anno scorso, la Borsa Merci di Chicago ha istituito un mercato basato sul cambio e regolamentato a livello federale per la negoziazione dei CDS. Finora, quest'iniziativa non ha avuto successo. è stata boicottata dalle banche che preferiscono continuare le proprie negoziazioni in privato.

Membro di Global Research, F. William Engdahl è l'autore di "A Century of War: Anglo-American Oil Politics and the New World Order" ['Un secolo di Guerra: la politica petrolifera anglo-americana e il nuovo ordine mondiale'] (PlutoPress), e "Seeds of Destruction: The Hidden Agenda of Genetic Manipulation" ['I semi della distruzione. Il programma occulto della manipolazione genetica']. (Global Research, disponibile sul sito www.globalresearch.ca). Lo si può contattare all'indirizzo info@engdahl.oilgeopolitics.net.

Titolo originale: "The Financial Tsunami has not reached its Climax"

Tratto da: Forum RAI, grazie Marika!!!!

Francesco

Data inserimento: 17-07-08






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Citigroup acquisisce le attività bancarie di Wachovia
29 settembre 2008

Citigroup acquisirà le attività bancarie di Wachovia, la sesta banca Usa colpita dalla crisi finanziaria. L'operazione è stata favorita dalle Autorità Usa. Citigroup assorbirà perdite di portafoglio della banca per 42 miliardi di dollari su un totale di 312 miliardi di impieghi. La Fdic, organismo federale di assicurazione dei depositi, ha assicurato che non ci saranno interruzioni nei servizi bancari e l'attività procederà normalmente, assicurando che nel complesso il sistema delle banche commerciali Usa rimane ben capitalizzato.

Il salvataggio da parte di Citigroup ha ricevuto il via libera anche del governo Usa che ha sottolineato come Wachovia non sia fallita e che la banca potrà continuare ad operare nelle altre sue attività. Il ministro del tesoro Usa Henry Paulson, a proposito dell'operazione, ha detto che l'aiuto dello Stato era indispensabile per garantire la stabilità finanziaria. Parere favorevole è stato espresso anche dal presidente della Fed Ben Bernake. Dopo l'annuncio dell'acquisizione i titoli di Wachovia hanno ampliato le perdite, arrivando a cedere il 91%, mentre Citigroup sale del 3,2% circa.

Sole24oreONline: Link





Borsa, Dexia in caduta libera. Convocato un cda straordinario
29 settembre 2008

«Il consiglio di amministrazione di Dexia si riunisce questa sera alle ore 18 per fare il punto della situazione» che si è creata dopo l'intervento dei Governi di Belgio, Olanda e Lussemburgo a sostegno di Fortis e «sulla situazione finanziaria internazionale in generale». Lo ha annunciato un portavoce dell'istituto, mentre il titolo naviga in pessime acque: alle 13.30 perdeve circa il 28% rispetto alla chiusura di venerdì.
Al momento non è prevista alcuna comunicazione al termine del board che si riunisce in seduta straordinaria. Dexia aveva già riunito il cda «telefonicamente» ieri sera per fare il punto sulla situazione di Fortis.
Il quotidiano 'Le Figaro' oggi ha scritto che il gruppo starebbe per lanciare un aumento di capitale per fare fronte ai problemi di liquidità e in mattinata il ministro delle finanze belga Didier Reynders ha dichiarato che il governo è pronto a intervenire in caso di difficoltà della banca. Dexia ha smentito di avere problemi di tesoreria e sostiene che laliquidità è «molto buona».

Sole24oreONline: Link


Postato da Francesco beato in data 29/09/2008 alle ore 20:25:22 con Firefox in Linux


La crisi finanziaria dilaga e contagia l'Europa
[29 Settembre 2008]

La crisi finanziaria Usa ha iniziato a contagiare anche l'Europa, e i governi sono stati costretti a una serie di salvataggi bancari a catena. Belgio, Olanda e Lussemburgo hanno parzialmente nazionalizzato il colosso assicurativo Fortis. Il salvataggio, il primo di una banca dell'Unione europea, è stato deciso alla presenza della Banca centrale europea e prevede un'iniezione di 11 miliardi di euro, la vendita a Ing della partecipazione in Abn Amro e il temporaneo passaggio ai tre governi di parte delle attivita' di Fortis. Intanto, Londra, dopo Northern Rock, decide di nazionalizzare la banca dei mutui Bradford & Bingley, i cui depositi passano ad Abbey, banca britannica controllata dalla spagnola Santander. Il presidente francese Nicolas Sarkozy chiede un vertice europeo per discutere di un «nuovo sistema finanziario globale» e convoca per domani un summit di banche ed assicurazioni, mentre si teme per il gruppo franco-belga Dexia. In Germania il governo tedesco, insieme a un pool di banche, accorre in aiuto della banca Hypo Real Estate, garantendole una linea di credito da 35 miliardi di euro. I mercati reagiscono male al rischio di un contagio europeo e le borse perdono colpi, nonostante negli Usa il Congresso trovi un accordo per il piano di salvataggio da 700 miliardi da dollari, che oggi verrà votato alla camera dei rappresentanti e mercoledì al senato.

Carta OnLine: Link


Postato da Francesco beato in data 29/09/2008 alle ore 17:23:30 con Firefox in Linux


Crisi mutui, superfinanziere inglese
si suicida gettandosi sui binari
Crisi mutui, superfinanziere inglese si suicida gettandosi sui binari


LONDRA - Forse pressato dallo stress per la crisi finanziaria che rischiava di travolgerlo, Kirk Stephenson, uno dei maghi della finanza della City londinese, si è tolto la vita gettandosi sotto a un treno dell'alta velocità nei pressi di Taplow, nel Berkshire. A darne notizia è l'edizione online del Mail on Sunday.

Stephenson, 47 anni, sposato con Karina Robinson (firma di punta del giornalismo finanziario britannico) e padre di un bambino di otto anni, era direttore generale della società di investimenti Olivant Advisers e proprietario di una casa di cinque piani nel quartiere londinese di Chelsea del valore di circa 3,6 milioni di sterline (4,5 milioni di euro), oltre che di una lussuosa residenza di campagna in West Country.

Olivant Advisers lo scorso anno era intervenuta nel tentativo di salvataggio della banca britannica Northern Rock con un investimento di 1,6 miliardi di dollari per il 15% dell'istituito poi nazionalizzato. A giugno lo stesso fondo, diretto dall'ex presidente Ubs Luqman Arnold, aveva acquisito il 2,5% della banca. Dopo il crollo di Ubs, Olivant ha visto precipitare il valore della sua quota a 770 milioni di sterline dai 950 iniziali. Sembra da escludere, stando a persone vicine al finanziere, che alla base del gesto ci siano questioni professionali. L'ipotesi è quindi che a far crollare Stephenson siano stati lo stress e le eccessive responsabilità.
(28 settembre 2008)

Fonte: Link


Postato da Francesco beato in data 28/09/2008 alle ore 19:17:05 con Firefox in Linux


Confindustria: recessione, nel 2009 la ripresa . Tremonti: 'Tacete, economisti'

Siamo in recessione, la crescita del Pil a fine anno sarà sotto zero (-0,1%), ma nel 2009 arriverà la ripresa. Queste le stime del Centro studi di Confindustria, che vede la percezione di impoverimento imposta dai prezzi di energia e alimentari incrinata in certa misura 'dalle misure varate a metà 2008', cioè l'abolizione dell'Ici, la rinegoziazione dei mutui e la detassazione degli straordinari.

Ancora nello scorso giugno il Csc aveva stimato per il 2008 una crescita del Pil tra lo 0,1 e lo 0,6%. 'E' la terza fase di recessione dal dopoguerra - commenta il direttore del
CsC, Luca Paolazzi - dopo quella del 1975 e del 1993'.

Andrà meglio nel 2009
Secondo Confindustria, nonostante permangano 'rischi di debolezza internazionale', si intravedono 'primi timidi segni di stabilizzazione che preludono a una svolta. Se
confermati, nel 2009 comincerà la ripresa, cui l'Italia ha la possibilita' di agganciarsi'. Per il prossimo anno il CsC indica in un debole 0,4%, però, l'incremento del Pil.

Petrolio e inflazione in calo
Previsioni meno negative anche per l'inflazione, che secondo il CsC il prossimo anno
scenderà al 2,5%, mentre quest'anno si attesterà al 3,6%. La causa principale dell'accelerazione dell'inflazione (nel 2007 era a +1,8%), rileva il Csc, è stata il rincaro delle materie prime. La core inflation, calcolata al netto di alimentari ed energia, è stabile attorno al 2,5. Una situazione economica che si riflette sul calo dei consumi. Nel 2009 la
variazione dei consumi delle famiglie tornerà positiva (+0,4%)', grazie anche 'alla netta decelerazione dei prezzi', spinta dal calo del petrolio, che a fine 2008 potrà scendere anche sotto i 90 dollari al barile. Per quanto riguarda l'andamento dei conti pubblici, gli industriali
prevedono che per la Pubblica amministrazione il rapporto deficit/pil si attesti al 2,5% a fine anno, rispetto all'1,9 del 2007, e al 2,2 nel 2009.

Sfera di cristallo
Il Centro studi Confindustria prevede inoltre che la Bce ridurrà i tassi di interesse alla 'fine del primo trimestre' del 2009, con un 'mini taglio' di un quarto di punto dal 4,25% attuale al 4%. Il CsC esclude 'nuovi interventi sul costo del denaro nei restanti mesi del 2008 e il tasso ufficiale risulterà pari al 4,1% in media d'anno (+0,3% rispetto al 2007)'. La prossima mossa della
Fed, invece, stima il CsC, sarà 'al rialzo, dopo aver tenuto fermi i tassi al 2% fino a tutta la prima metà del 2009'.

'Tacete economisti'
E' l'invito del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, rivolto nel corso del convegno di Confindustria, subito dopo la diffusione delle stime del Centro studi. Tremonti ha iniziato il suo intervento dicendo che 'le uniche previsioni precise sono quelle statistiche. Per il
resto, di previsioni precise, a questa altezza di tempo vedo solo quelle retroattive'.
Il ministro ha poi ricordato la frase di Carl Schmitt quando, dopo la guerra, rifletteva sugli errori fatti dalla Germania e disse 'Tacete giuristi'. 'In uno scenario meno drammatico - sono le parole di Tremonti - oggi io dico 'Tacete economisti''.

Fonte: Link


Postato da Francesco beato in data 18/09/2008 alle ore 15:20:24 con Firefox in Linux


Hbos e Lloyds Tsb verso la fusione: un affare da 1250 miliardi
di Marco Niada


Hbos e Lloyds Tsb, rispettivamente la quarta e la quinta banca britannica, sono in avanzate trattative in vista di una fusione che potrebbe dare vita a un megaistituto di credito con mille miliardi di sterline (1.250 miliardi di euro) di attività. Non è una fusione tra forti, va subito detto, ma altamente difensiva. Hbos, a cui fa capo la Halifax, il maggiore erogatore di mutui del Paese con una quota di mercato del 20%, si trova nell'occhio del ciclone. In prima mattinata il titolo ha perso fino al 50%, bersagliato dalla speculazione che è sempre più convinta che l'istituto non possa più camminare sulle proprie gambe. L'annucio di trattative con Lloyds ha ridato tono alle quotazioni di Hbos che hanno recuperato fino all'8% sulla chiusura di 182 pence di martedì. Il problema di Hbos è che dipende fortemente (circa metà della raccolta) dal mercato all'ingrosso (wholesale) per il proprio finanziamento e il prossimo anno dovrà ripagare debiti per 164 miliardi. La banca, che ha 2milioni di piccoli azionisti, ha proceduto a un aumento di capitale di 4 miliardi di sterline due mesi fa ma, malgrado le rassicurazioni della Fsa - l'ente regolamentare britannico - sulla solidità patrimoniale dell'istituto il mercato resta convinto che la cifra non sia sufficiente. Lloyds Tsb sarebbe in queste circostanze il candidato ideale per una fusione, dato che assieme a Hsbc è la banca britannica meno esposta alla crisi dei subprime e ha una quota di mercato relativamente bassa (9%) nel settore dei crediti ipotecari. Non è dato sapere quanto in queste ore le autorità monetarie e regolamentari stiano oliando le ruote per incoraggiare la fusione, né se il Governo si prepari a dare alcune garanzie dando vita a una 'bad company' statalizzata entro cui verranno messi i crediti dubbi di Hbos per non appesantire il bilancio di Lloyds Tsb. Ma in queste circostanze un matrimonio 'riparatore' pare l'unica via possibile davanti al rischio di un crack e di una nazionalizzazione forzata come è accaduto a Northern Rock.

Fonte: Link


Postato da Francesco beato in data 17/09/2008 alle ore 15:16:58 con Firefox in Linux


Crac Lehman, Borse ancora giù
Ora tremano Aig e Goldman Sachs
Mercati asiatici a picco. Le Piazze europee chiudono tutte in forte calo. Wall Street apre in flessione

NEW YORK - L'effetto Lehman Brothers, la banca d'affari americana fallita lunedì a seguito della crisi dei mutui subprime si fa ancora sentire sul mondo finanziario e assicurativo. E se da Londra giunge la notizia che la banca britannica Barclays avrebbe raggiunto un accordo con Lehman per la cessione delle attività americane, come riporta il sito del Financial Times, la bufera finanziaria fa ora tremare l'American International Group (Aig), il colosso assicurativo Usa numero uno al mondo, e la Goldman Sachs, la banca d'affari statunitense il cui utile trimestrale ha subito un fortissimo calo e il cui titolo è in pesante affanno a Wall Street.

AIG RISCHIA GROSSO - Aig è alla ricerca di 75 miliardi di dollari di capitali freschi e, nelle ultime ore, si è visto tagliare il rating da parte di Moody's e Standard & Poor's. Il governatore di New York, David Paterson, ha affermato che ad Aig resta solo un giorno per «restare a galla». Ma, secondo quanto riporta il canale finanziario Cnbc sulla base di informazioni riservate, si tratta di un'impresa pressoché disperata perché il gruppo assicurativo non dispone più di collaterali di qualità da dare in garanzia. Il titolo è arrivato a cedere oltre il 73% a un minimo di 1,25 dollari. Intorno alle 16,45 italiane era al 40,76% a quota 2,82. .

TREMA GOLDMAN - E dopo Lehman Brothers gli analisti guardano alle sole due banche d'affari americane rimaste indipendenti, vale a dire Goldman Sachs e Morgan Stanley. In particolare il titolo Goldman Sachs è in difficoltà a New York, con una flessione che nel preborsa era arrivata al 14% a 116 dollari. Con l'avvio della seduta ufficiale, invece, il titolo aveva recuperato parte delle perdite fino a cedere attorno al 3%. La banca d'affari statunitense ha comunicato un forte calo, -70% dell'utile trimestrale (è il risultato peggiore dal 1999) a 845 milioni di dollari. Il fatturato si dimezza a 6,04 miliardi di dollari, contro i 12,3 miliardi di dollari dello stesso periodo del 2007. «E' stato un trimestre difficile - spiega l'amministratore delegato Lloyd Blankfein - Abbiamo assistito a un calo dell'attività della clientela e ad una discesa delle valutazione degli asset».

WALL STREET - Apertura negativa anche per la borsa di New York, che a venti minuti circa dall'avvio ha cercato di risalire la corrente: gli indici hanno ridotto vistosamente le perdite, con il Dow Jones a -0,46%, lo S&P 500 a -0,96% ed il Nasdaq in calo dello 0,82%. Alle 18 (ora italiana) la borsa statunitense torna leggermente positiva. Il Dow Jones segna +0,1% a 10.928,01 punti, lo S&P 500 +0,15% a 1.194,43 ed il Nasdaq composite +0,05% a 2.181,09. La seduta è molto volatile ed è condizionata dagli sviluppi della vicenda relativa alle sorti del colosso assicurativo AIG e dalle decisioni di politica monetaria della Fed.

LA BCE IMMETTE LIQUIDITA' - La Bce intanto intanto ha inserito 70 miliardi di euro di liquidità per stabilizzare i mercati finanziari. E' la seconda mossa straordinaria consecutiva dell'Eurotower, dopo l'immissione di 30 miliardi di euro di lunedì. Complessivamente, in due giorni, la banca centrale ha immesso sui mercati finanziari 100 miliardi di euro di liquidità, per ridare fiducia alle banche scosse dal crac di Lehman, dal salvataggio di Merrill e dai rischi che circondano il colosso delle assicurazioni statunitense American International Group (Aig). All'operazione hanno partecipato 56 banche per una domanda complessiva di 102,48 miliardi di euro.

CONTROMOSSA DELLA FED - Nuovo massiccio intervento anche della Federal Reserve per cercare di arginare le tensioni sul mercato interbancario: la Banca centrale americana ha iniettato nel sistema 50 miliardi di dollari supplementari, oltre ai fondi già erogati mediante le normali aste di prestiti di rifinanziamento alle banche. Intervento deciso mentre il presidente Ben Bernanke è riunito con il Fomc, il braccio che governa la politica monetaria, per decidere su una eventuale riduzione dei tassi di interesse americani.

PIAZZA AFFARI - La crisi finanziaria continua a tenere sotto pressione anche i mercati azionari del Vecchio Continente alla luce anche del monito del Fondo monetario internazionale per cui ci troviamo di fronte ad una tempesta finanziaria senza precedenti. Dopo il «lunedì nero» i cali degli indici guida appaiono più contenuti ma le banche sono le più colpite. Le vendite sono ripartite sulle preoccupazioni di un ulteriore aggravarsi della crisi dopo il fallimento di Lehman Brothers. Le Borse europee chiudono la seduta in deciso calo, appesantite dagli effetti della crisi dei mutui sul fronte internazionale: i listini hanno però ridotto le perdite sul finale, in scia a una ripresa di Wall Street. Chiusura in forte calo per Piazza Affari, con il Mibtel a -2,52%, l'S&P/Mib in calo del 2,72% e l'All Stars dello 0,53%. I titoli finanziari sono quelli che risentono di più della crisi e si piazzano in fondo al listino principale: il peggiore è Mediolanum (-6,81%), che ha comunicato che le sue polizze sono esposte nei confronti di Lehman Brothers per 160 milioni di euro. Seguono tra i peggiori Unicredit (-5,23%), Intesa Sanpaolo (-5,22%), Mps (-4,02%), Bpm (-3,56%), che ha un'eposizione netta verso Lehman inferiore ai 10 milioni. In deciso calo anche i titoli energetici, penalizzati dal ribasso continuo dei prezzi del petrolio, sceso sotto i 90 dollari: male Eni (-5,34%), seconda peggiore blue chip, Saipem (-4,96%) e Tenaris (-3,74%). Vendite diffuse anche su Seat PG (-4,98%), Parmalat (-4,26%) e Atlantia (-4,12%). In controtendenza Pirelli (+2,61%), Autogrill (+2,36%), Mondadori (+1,52%) e Mediaset (+1,25%), con il presidente Confalonieri che ha confermato l'interesse del gruppo per Digital+.

LE ALTRE BORSE EUROPEE - Il Cac40 ha chiuso in calo dell'1,96%, il Dax dell'1,99%, il Ftse100 il 3,43%. A Parigi seduta decisamente negativa per Dexia (-8,48%), in testa ai ribassi tra i finanziari, che hanno ridotto i cali sul finale: male Credit Agricole (-5,18%), Societe Generale (-4,72%), Bnp Paribas (-3,05%) e Axa (-2,90%). In rosso anche Saint Gobain (-5,85%) e Pernod Ricard (-4,16%). In controtendenza France Telecom (+4,22%) e Vallourec (+2,16%). A Francoforte seduta pesante per Commerzbank (-12,19%), Deutsche Postbank (-8,07%), Allianz (-5,61%), Hypo Real Estate (-4,74%) e Deutsche Bank (-4,57%). In deciso calo anche Infineon (-5,14%) e Thyssenkrupp (-3,08%). Migliore del listino è invece Volkswagen (+9,57%). A Londra affonda Hbos (-21,72%), che migliora rispetto ai minimi di seduta. In scia si muove Rbos (-10,17%). Seduta di vendite sui minerari con Eurasian (-9,53%), Kazakhmys (-9,49%), Rio Tinto (-7,68%) e Xstrata (-7,43%). In controtendenza Lse (+2,72%) e, tra i finanziari, Lloyds (+2,19%). Mon

BORSE ASAITICHE - La Borsa giapponese, lunedì chiusa per festività, reagisce al fallimento di Lehman Brothers e alle altre cattive notizie dagli Usa con l'indice guida Nikkei che cola a picco, chiudendo a 11.609,72 (-4,95%). In caduta libera anche le altre piazze asiatiche: Hong Kong -5,40%, Seul -6,10%, Taiwan -4,89%, Jakarta -4,53%, Bangkok -3,32%.

SPREAD TRA BTP E BUND AL RECORD ' Tensioni anche sul mercato dei titoli di Stato: la forbice di tasso tra il Btp, titolo di riferimento italiano a 10 anni, e il corrispondente benchmark tedesco (Bund a 10 anni) si è allargata fino a toccare il nuovo record dal 1999, ovvero dall'inizio dell'Unione monetaria. Il differenziale di tasso tra il Btp con scadenza agosto 2018 e il Bund luglio 2018 ha toccato brevemente i 75 punti base, per poi assestarsi a 74 punti nel pomeriggio.

PETROLIO - E la crisi finanziaria con le inevitabili ripercussioni che avrà sul piano industriale sta trascinando al ribasso il prezzo del petrolio. All'inizio della giornata di contrattazioni a New York, i futures sul petrolio con scadenza ad ottobre vengono scambiati a 91,76 dollari al barile, in ribasso di 3,95 dollari rispetto all'ultima rilevazione di ieri. Il greggio si attesta a un valore del 38% più basso rispetto al record fissato lo scorso 11 luglio a 147,27 dollari al barile.

Fonte: Link


Postato da Francesco beato in data 16/09/2008 alle ore 20:09:34 con Firefox in Linux


In merito a questo art. che descrive chiaramente (per chi non lo sapasse, cosa sono i CDS), vorrei ricordare anche il caso PARMALAT e CDO, per non dimenticare tutti i quei cittadini che sono stati DERUBATI dei risparmi di una vita. Poi sarebbe bene, dopo il dovuto rinfresco di memoria, se incominciassimo a porci importanti domande in merito.

Della vera truffa speculativa globale intorno ai bond nessuno ha avuto ancora il coraggio e la competenza per parlarne CHIARAMENTE, in quanto si tratta di una dimensione da crisi finanziaria sistemica. Ricordandoquanto aveva riportato la stampa italiana, Calisto Tanzi durante un interrogatorio avrebbe detto che nel giugno 2003( cioè quando l'insolvenza della Parmalat era già nota "nei circoli" della grande finanza,) il direttore finanziario della Parmalat venne contattato da un dirigente della Morgan Stanley Italia che disse che c'era un investitore istituzionale che voleva investire 300 milioni di euro in obbligazioni e chiedeva se noi fossimo interessati all'affare.
PERCHE' la Morgan Stanley allora e altre banche come la JP Morgan, la Bank of America, la Citigroup o la Deutsche Bank avevano acquistato altri grossi pacchetti di bond della Parmalat per parecchie centinaia di milioni di dollari?
Questi "signori" conoscevano molto meglio della Banca d'Italia, della Consob o del Tesoro la vera situazione debitoria e fallimentare della Parmalat.
PERCHE' ALLORA?
La risposta si chiama: Collateral Debt Obbligations (CDO), Obbligazioni di Debito Collateralizzato.
Si tratta di titoli derivati e cioè emessi proprio sulla base di questo tipo di bond (una combinazione di titoli Parmalat e di altre imprese, ad es.) e poi venduti a fondi di investimento e ad altri acquirenti. Strumenti di SPECULAZIONE FINANZIARIA, un gioco d'azzardo (purtroppo) permesso dalle autorità monetarie. Questo settore di speculazione pura, insieme a quello dei TITOLI IMMOBILIARI, è molto cresciuto dopo il crollo della "New Economy del 2001". E le banche coinvolte nella Parmalat, come sempre, sono in testa alla classifica anche nel campo dei CDO.
Per chi a distanza di cinque anni si è già dimenticato, è bene ricordare che estattamente 5 anni fa, secondo il Comptroller of the Currency USA, ( giugno 2003) la JP Morgan aveva 460 miliardi di dollari di CDO con un aumento rispetto all'anno precedente del 51%, la Citigroup 152 miliardi (+ 30%) e la Bank of America 123 miliardi (+ 67%).

1) LA DOMANDA che si dovrebbe porre, non tanto alla magistratura, ma al governo e alle altre autorità politiche ed economiche italiane,( ma anche di tutti gli altri stati coinvolti), è la seguente: quali passi si vogliono seriamente fare per affrontare la bolla speculativa e il crac finanziario globale? Quanti crac si vogliono sperimentare ancora per ammettere che l'attuale sistema finanziario globale E' IN BANCAROTTA?
2) Non sarebbe tempo di iniziare con impegno discussioni e azioni che portino a ridefinire un sistema economico e finanziario che ristabilisca la priorità dell'economia produttiva e reale su quella finanziaria con tutta una serie di misure contenute per esempio nella proposta per una "Nuova Bretton Woods".

Io continuo ad attendere, mentre tutto il resto degli organi preposti e della serva informazione finanziaria continua A TACERE, e fa orecchie da mercante e quando "va bene", parla a "metà".

VERGOGNA!!

N.B: La truffa in "soldini", è stata stimata in 12 13 miliardi di euro di bond della PARMALAT ai danni degli investitori e dei risparmiatori.
Nessuno ha pagato con la galera.. sono fuori tutti!!


Postato da francesco beato in data 17/07/2008 alle ore 17:58:06 con Firefox in Linux


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