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Mente estesa


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Una Mente estesa - Mente, cervello e telepatia - Dov'è localizzata la nostra mente ?

Ci hanno insegnato a credere che sia dentro la nostra testa, che l'attività mentale non sia altro che attività cerebrale. Alcune prove sperimentali descritte in quest'articolo suggeriscono che la nostra mente si estenda ben oltre il cervello; estendendosi attraverso dei campi che ci collegano al nostro ambiente e gli uni agli altri.

I campi mentali sono radicati nel cervello, proprio come i campi magnetici che circondano un magnete sono radicati nel magnete stesso, o come i campi di trasmissione attorno ai telefoni cellulari sono radicati nel telefono e nella sua attività elettrica interna. I campi mentali inoltre si estendono attorno al cervello allo stesso modo in cui i campi magnetici si estendono attorno ai magneti, ed i campi elettromagnetici attorno ai telefoni cellulari.
I campi mentali ci aiutano a spiegare la telepatia, la sensazione di essere osservati ed altre capacità molto diffuse ma tuttora prive di spiegazione. Soprattutto, i campi mentali sono alla base della normale percezione quale parte essenziale della vista.


Immagini Fuori della nostra Testa
Guardatevi attorno. Le immagini che vedete sono dentro al vostro cervello ?
O sono al di fuori di voi – proprio dove sembrano essere ?
Secondo la teoria convenzionale, c'è un processo a senso unico: la luce entra, ma niente è proiettato all'esterno. Il movimento verso l'interno della luce è abbastanza familiare. Se guardate questa pagina, la luce riflessa si muove dalla pagina attraverso il campo elettromagnetico dentro ai vostri occhi. Le lenti dei vostri occhi focalizzano la luce per formare immagini capovolte sulla retina. Questa luce che cade sui bastoncelli e sui coni della retina provoca dei cambiamenti elettrici al loro interno, che danno luogo a cambiamenti caratteristici nei nervi della retina stessa. Gli impulsi nervosi si muovono lungo i nervi ottici fino al cervello, dove provocano forme complesse di attività elettrica e chimica. Fin qui, tutto bene.
Tutti questi processi possono essere, e sono stati, studiati in dettaglio da neurofisioloi ed altri esperti della vista e dell'attività cerebrale.
Poi succede qualcosa di molto misterioso. Si fa esperienza consapevole di quello che si sta guardando, la pagina che vi sta di fronte. Si diventa consapevoli anche delle parole stampate e del loro significato.
Dal punto di vista della teoria standard, non c'è alcun motivo per cui si dovrebbe esserne consapevoli.
I meccanismi cerebrali dovrebbero procedere bene lo stesso senza la consapevolezza.
Ne consegue un altro problema. Quando vedete questa pagina, non sperimentate la vostra immagine di essa come fosse dentro al cervello, dove dovrebbe essere. Sperimentate invece la sua immagine a circa sessanta centimetri di fronte a voi. L'immagine è fuori dal vostro corpo.
La teoria standard, nonostante tutta la sua fisiologica sofisticazione, non ha alcuna spiegazione per la vostra esperienza più immediata e diretta. Tutta la vostra esperienza dovrebbe essere dentro al cervello, una specie di reality show virtuale dentro la vostra testa. Questo significa che il vostro cranio deve trovarsi al di là di qualsiasi cosa che state vedendo: se state guardando il cielo, il vostro cranio deve essere oltre il cielo !
Per quanto appaia un'idea assurda, sembra essere un'implicazione necessaria della teoria mente-nel-cervello.
L'idea che propongo è così semplice che è difficile da cogliere. La vostra immagine di questa pagina è esattamente dove sembra essere, di fronte ai vostri occhi, non dietro. Non è dentro al vostro cervello, ma fuori.
Così la visione implica sia un movimento della luce verso l'interno, sia una proiezione all'esterno di immagini. Attraverso i campi mentali la nostra mente si protende per toccare quello che stiamo guardando.
Se guardiamo una montagna a dieci miglia di distanza, la nostra mente di protende per dieci miglia.
Se guardiamo le stelle lontane, le nostre menti si protendono nei cieli, letteralmente per distanze astronomiche.


La Sensazione di Essere Osservati
A volte quando guardo qualcuno da dietro, lui o lei si volta e guarda dritto verso di me. E talvolta mi volto all'improvviso per scoprire che qualcuno mi sta fissando. Le statistiche dimostrano che oltre il 90% delle persone hanno avuto esperienze come queste. La sensazione di essere osservati non dovrebbe avvenire se l'attenzione è tutta dentro la testa. Ma se si protende all'infuori e ci collega a quello che stiamo guardando, allora il nostro guardare potrebbe avere un effetto su quello che guardiamo.
È solamente un'illusione, o esiste veramente la sensazione di essere osservati ?
Questa questione può essere esplorata con esperimenti semplici e poco costosi. Si lavora a coppie.
Una persona, il soggetto, si siede voltando la schiena all'altro, indossando una benda. L'altra persona, l'osservatore, si siede dietro al soggetto, e in una serie casuale di esperimenti guarda o il collo del soggetto, o distoglie lo sguardo e pensa a qualcos'altro. L'inizio di ciascun esperimento è segnalato da un clic o da un bip meccanico. Ogni esperimento dura circa dieci secondi ed il soggetto indovina dicendo “guarda” o “non guarda”.
Finora sono stati fatti più di 100.000 esperimenti, ed i risultati sono notevolmente positivi ed altamente significativi statisticamente, con probabilità che sia casuale di quadrilioni (N.d.T.: 10²?) a uno. La sensazione di essere osservati funziona anche quando si guarda la gente attraverso una TV a circuito chiuso.
Anche gli animali sono sensibili all'essere osservati dalle persone, e le persone dagli animali.
Questa sensibilità agli sguardi sembra molto diffusa nel regno animale e potrebbe essersi evoluta nel contesto delle relazioni predatore-preda: un animale che si fosse accorto quando un predatore nascosto lo stesse osservando avrebbe avuto una probabilità migliore di sopravvivere di un animale senza questo senso.


Telepatia
Le persone istruite sono state educate a credere che la telepatia non esista. Alla stregua di altri cosiddetti fenomeni psichici, la telepatia è respinta come un illusione. La maggior parte delle persone che aderiscono a queste opinioni, cosa che facevo anch'io, non lo fanno sulle basi di un attento esame delle prove.
Lo fanno perché c'è un tabù sul considerare seriamente la telepatia. Questo tabù è correlato al paradigma prevalente o modello della realtà nella scienza istituzionale, cioè alla teoria della mente-dentro-il-cervello, secondo la quale la telepatia ed altri fenomeni psichici, che sembrano implicare misteriose specie di "azioni a distanza", non possono assolutamente esistere.
Questo tabù risale come minimo all’Illuminismo, alla fine del diciottesimo secolo. Ma questo non è luogo per esaminarne la sua storia (che esamino ne The Sense of Being Stared at - N.d.T.: La Sensazione di Essere Osservati).
Piuttosto voglio riassumere alcuni esperimenti recenti, che suggeriscono che la telepatia non solo esiste, ma che è una parte usuale della comunicazione animale.


Animali Domestici Psichici
Mi sono inizialmente interessato al soggetto della telepatia circa quindici anni fa, e cominciai a cercarne delle prove negli animali che conosciamo meglio, cioè gli animali domestici.
Presto iniziai a trovare numerose storie di proprietari di cani, gatti, pappagalli, cavalli ed altri animali che insinuavano che questi animali sembravano capaci di leggere la loro mente e le loro intenzioni.
Attraverso annunci al pubblico mi sono costruito un’ampia banca dati di questo tipo di storie, al momento contenente oltre 3.500 casi. Queste storie si suddividono in varie categorie.
Ad esempio, molti proprietari di gatti affermano che il loro animale sembra intuire quando hanno intenzione di portarlo dal veterinario, ancora prima che abbiano tirato fuori la gabbietta o manifestato qualsiasi apparente indizio della loro intenzione. Alcuni sostengono che i loro cani sanno quando li porteranno a fare una passeggiata, anche quando sono in un’altra stanza, senza essere visti o sentiti, e quando la persona sta solamente pensando di portarli a fare una passeggiata.
Certamente, nessuno pensa che questo comportamento sia sorprendente se succede in un orario di routine, o se i cani vedono la persona che si prepara ad uscire, o sentono la parola “andiamo”.
Deducono che sia telepatico perché sembra succedere in assenza di tali indizi.
Una delle affermazioni più comuni e più testabili sui cani e sui gatti è che sanno quando i loro proprietari stanno tornando a casa, in alcuni casi anticipando il loro ritorno di dieci minuti o più.
Nelle statistiche di famiglie scelte a caso in Gran Bretagna e in America, i miei colleghi ed io abbiamo trovato che circa il 50% di proprietari di cani ed il 30% di proprietari di gatti credono che i loro animali anticipino l’arrivo di un membro della famiglia. Attraverso centinaia di esperimenti videoregistrati, i miei colleghi ed io abbiamo dimostrato che i cani reagiscono alle intenzioni dei loro proprietari di tornare a casa anche se sono distanti parecchie miglia, anche quando ritornano ad orari casuali, ed anche quando viaggiano con veicoli insoliti come i taxi.
La telepatia sembra la sola ipotesi che possa rendere conto dei fatti.


Telepatia Telefonica
Nel corso della mia ricerca sui poteri senza spiegazioni degli animali, ho sentito di molti cani e gatti che sembravano anticipare le chiamate telefoniche da parte dei loro padroni. Ad esempio, quando il telefono squilla nella famiglia di un noto professore dell’Università di California a Berkeley, sua moglie sa quando suo marito è dall’altra parte del telefono perché Whiskins, il loro gatto argentato, corre al telefono e raspa il ricevitore con le zampe. «Molte volte riesce a staccare la cornetta ed emette miagolii di apprezzamento che sono chiaramente udibili da mio marito all’altro capo – afferma - Se qualcun altro telefona, Whiskins non ci fa caso». Il gatto risponde anche quando telefona da viaggi sul campo in Africa o Sud America.
Questo mi ha portato a riflettere che io stesso ho avuto tale esperienza, in quanto, senza alcun apparente motivo, avevo pensato a delle persone che poco dopo hanno chiamato.
Ho chiesto alla mia famiglia e agli amici se avevano mai avuto questo tipo di esperienza, e presto ho scoperto che la maggior parte la conosceva molto bene. Alcuni dissero che sapevano quando la loro madre o il fidanzato o un’altra persona significativa stava chiamando perché il telefono aveva un suono diverso!
I miei colleghi ed io abbiamo scoperto, attraverso sondaggi approfonditi, che la maggior parte della gente ha apparentemente avuto esperienze telepatiche con le telefonate.
Questo è in realtà il tipo più comune di telepatia apparente nel mondo moderno.
È tutta una questione di coincidenza, e memoria selettiva, dove la gente si ricorda solo quando qualcuno a cui stavano pensando ha telefonato, e dimentica tutte le volte che si sono sbagliati ?
La maggior parte degli scettici presume che questo sia il caso, ma fino a poco tempo fa non c’era mai stata alcuna ricerca scientifica sull’argomento.
Ho messo a punto un semplice esperimento per testare la telepatia telefonica. I partecipanti ricevono una chiamata da quattro diverse persone ad un’ora prestabilita, ed essi stessi scelgono le persone che chiamano, di solito amici intimi o membri della famiglia. Per ciascun test, la persona che chiama è scelta a caso dallo sperimentatore gettando un dado. Il partecipante deve dire chi è che chiama prima che la persona parli. Se la gente stesse solamente indovinando, dovrebbero essere esatti una volta su quattro, o il 25% delle volte.
Abbiamo sinora eseguito più di 800 prove di questo tipo, e la percentuale media di successo è del 42%, molto significativamente al disopra del livello casuale del 25% con astronomiche probabilità contro la casualità (10²? a 1).
Abbiamo anche effettuato una serie di prove in cui due dei quattro chiamanti erano familiari, mentre gli altri due erano estranei, i cui nomi erano noti ai partecipanti, ma che non avevano mai incontrato.
Con i chiamanti familiari, la percentuale di successo fu del 56%, altamente significativa statisticamente.
Con gli estranei fu al livello della casualità, in accordo con l’osservazione che la telepatia tipicamente si manifesta tra gente che condivide legami emotivi o sociali.
Inoltre, abbiamo trovato che questi effetti non diminuiscono con la distanza.
Alcuni dei nostri partecipanti erano dall’Australia o dalla Nuova Zelanda, ed essi potevano ugualmente identificare chi stava chiamando sia che fosse dall’altro capo del mondo o solo ad alcune miglia di distanza.


Menti Estese
Gli studi di laboratorio di parapsicologi hanno già dato prove statisticamente significative per la telepatia.
Ma la maggior parte delle ricerche di laboratorio ha prodotto effetti piuttosto deboli, probabilmente perché la maggior parte dei partecipanti e “trasmittenti” erano estranei gli uni agli altri, e la telepatia normalmente dipende dai legami sociali.
I risultati degli esperimenti sulla telepatia telefonica danno effetti più marcati e più ripetibili perché coinvolgono persone che si conoscono bene. Ho anche scoperto che ci sono sorprendenti legami telepatici tra le madri che allattano ed i loro bambini. Ugualmente, le reazioni telepatiche degli animali domestici ai loro proprietari dipendono da forti legami sociali.
Voglio dire che questi legami sono aspetti dei campi che collegano assieme membri di gruppi sociali (che definisco campi morfici) e che agiscono da canali per il trasferimento di informazioni tra membri separati del gruppo. Telepatia letteralmente significa “sentire da lontano”, e tipicamente implica la comunicazione di bisogni, intenzioni e pericolo. A volte le reazioni telepatiche sono sperimentate come sensazioni, talvolta come visioni o il sentire delle voci, e talvolta nei sogni.
Molte persone ed animali domestici hanno reagito quando coloro ai quali erano legati hanno avuto un incidente, o stavano morendo, anche se questo succede a molte miglia di distanza.
C’è un’analogia di questo processo nella fisica quantistica: se due particelle sono state parte dello stesso sistema quantistico e sono separate nello spazio, queste mantengono una misteriosa connessione. Quando Einstein si rese conto per la prima volta di questa implicazione della teoria quantistica, pensò che quest’ultima fosse sbagliata perché implicava quello che chiamava una “sconcertante azione a distanza”.
Gli esperimenti hanno dimostrato che la teoria quantistica ha ragione e che Einstein ha torto.
Un cambiamento in una parte separata di un sistema può avere un effetto sull’altro istantaneamente. Questo fenomeno è conosciuto come non-località o non-separabilità quantistica.
La telepatia, come la sensazione di essere osservati, è paranormale solo se definiamo come “normale” la teoria che la mente è ristretta al cervello. Ma se la nostra mente si protrae oltre il nostro cervello, proprio come sembra fare, e si connette con altre menti, proprio come sembra fare, allora fenomeni come la telepatia e la sensazione di essere osservati sembrano normali.
Non sono affatto sconcertanti e strani, ai margini della psicologia umana anormale, ma sono parte della nostra natura biologica.
Certo, non sto dicendo che il cervello sia irrilevante per la nostra comprensione della mente.
È molto rilevante, e recenti progressi nella ricerca sul cervello hanno molto da dirci.
La nostra mente è centrata nel corpo, e nel nostro cervello in particolare. Però, non è limitata al nostro cervello, ma si estende ben oltre. Questa estensione avviene attraverso i campi della mente, o campi mentali, che esistono sia all’interno che oltre il cervello stesso.
L’idea della mente estesa dà più senso alla nostra esperienza rispetto alla teoria della mente-nel-cervello. Soprattutto, ci libera. Non siamo più imprigionati entro il limitato raggio del nostro cranio, le nostre menti separate ed isolate le une dalle altre. Non siamo più alienati dai nostri corpi, dal nostro ambiente e dalle altre persone. Siamo interconnessi.
Tratto dal sito: www.sheldrake.org


Note sull’autore
Il Dr. Rupert Sheldrake è un biologo di fama mondiale e l’autore del recente libro THE SENSE OF BEING STARED AT, AND OTHER ASPECTS OF THE EXTENDED MIND (N.d.T.: LA SENSAZIONE DI ESSERE OSSERVATI, ED ALTRI ASPETTI DELLA MENTE ESTESA) (Hutchinson), Membro dell’Istituto di Scienze Noetiche, vicino a San Francisco, vive attualmente a Londra.
Prove e approfondimenti sulla telepatia
Per ulteriori dettagli sulla telepatia animale: Rupert Shaldrake - I poteri straordinari degli animali. Mondadori, Milano, 2000.
Dean Radin - The Conscious Universe (N.d.T.: L’Universo Cosciente), Harper, San Francisco, 1997)



PERCEZIONE INCONSCIA - Provata l'esistenza dell'apprendimento subliminale
Anche senza elaborazione conscia, il cervello può apprenderne il valore di indizi contestuali e sfruttarli per indirizzare il processo decisionale.
Sfruttando sofisticate tecniche di visualizzazione cerebrale, modellazione computazionale e mascheramento percettivo, ricercatori del Wellcome Trust Centre for Neuroimaging presso l'University College di Londra hanno dimostrato che è possibile realizzare un apprendimento finalizzato a uno scopo di ricompensa, senza la contestuale presenza di processi consci. Si tratta cioè di quell' 'apprendimento subliminale' di cui da quasi un secolo si parla, ma del quale finora non era stata dimostrata in modo inequivoco l'esistenza.

'Spesso le persone affermano che la loro intuizione porta a decisioni migliori di un ragionamento consapevole', ha osservato Mathias Pessiglione, che firma un articolo sulla ricerca pubblicato sull'ultimo numero della rivista 'Neuron'. 'Questa affermazione può essere in relazione a un apprendimento associativo subconscio basato su segnali subliminali presenti in una certa situazione'. Un esempio, spiega il ricercatore, potrebbe essere quello di un esperto giocatore di poker che vince grazie a una associazione appresa fra esiti in termini di vincita delle giocate e manifestazioni comportamentali subliminali degli avversari.

Per studiare il fenomeno i ricercatori hanno sottoposto un gruppo di volontari a una serie di test, nei quali venivano creati indizi visivi, alcuni dei quali apparivano 'mascherati' ma potevano essere utili a ottenere una ricompensa: 'abbiamo pensato che se i soggetti non erano in grado di percepire una differenza fra i diversi indizi mascherati, sarebbero stati incapaci di costruire una rappresentazione conscia degli esiti connessi a tali indizi', ha spiegato Pessaglione.

Nel corso dei test i ricercatori hanno raccolto le scansioni di risonanza magnetica funzionale del cervello dei soggetti per studiare gli specifici circuiti cerebrali collegati al condizionamento subliminale. 'Lo striato ventrale risponde sia a indizi subliminali sia agli esiti visibili in un modo che approssima strettamente il nostro algoritmo computazionale, esprimendo i valori aspettati di ricompensa e la predizione degli errori', ha notato Pessaglione. 'Ne concludiamo che anche senza l'elaborazione conscia degli indizi contestuali, il nostro cervello può apprendere il loro valore di ricompensa e sfruttarli per indirizzare il processo decisionale.' (gg)

Tratto da. lescienze.espresso.repubblica.it

Fonte: Link

Data inserimento: 22-09-2009






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Commenti al post

Dio è ovunque

Per te è inconcepibile quello perchè hai studiato teorie opposte, per me è inconcepibile quello che dici te, non ha un filo logico la cosa....

saper disegnare cose che non ho mai visto perchè spiegherebbe la mente estesa. Questo esperimento semmai dimostra molto meglio la tesi delle anime con vite precedenti


energia chiamala anima, chiamala come vuoi, Dio o altro.... è immateriale e questo secondo tutte le credenze che parlano di questo argomento


Mi piace sostenere l'irrazionale, si vede?


Postato da Francesco in data 03/10/2009 alle ore 19:58:03 con Opera in Linux


'Io lo sostengo da quello che dici te.'

E ove l'ho detto? Magari mi sono espressa male e mi correggo.

'La mente è il mio interiore, un'energia immateriale che tutti noi abbiamo dentro.'

E' un energia dici. Quindi secondo te le sinapsi non hanno nulla a che fare col processo mentale. E dentro dove? Nel cervello? Non capisco il fatto dell'energia. L'energia solitamente è prodotta da una forza, che ne so ad esempio dalla combustione. Cosa produce l'energia mente? E dove sta? Dove la collochi. Dentro di noi ok, ma dove di preciso (perchè l'energia deve stare da qualche parte non può essere ovunque)?

«Questa energia che abbiamo dentro vede anche se noi siamo ciechi, è immateriale e quindi ovunque, magari è un'energia che esiste da sempre, qui si sostengono concetti che vanno oltre ai limiti imposti da secoli alle percezioni dell'uomo...
Magari queste energie vivono da millenni e ogni esperienza passata che ha vissuto questa energia influenza le nostre percezioni di oggi (tipo uno è cieco e sà disegnare perchè in vite precedenti ha visto, chi può dire di no? la scienza?)»

Per me una cosa del genere è inconcepibile. A questo punti il cognitivismo pure è meglio :P

«Tutto è possibile, cos'è la mente estesa da un punto di vista scientifico? Sbizzarrisciti con la fantasia e prova a trovare 1000 modi diversi di definirla, io per ora leggo solo qualche indizio che parla di sensazioni, ma perchè mente estesa, e se fosse Dio?
E' più improbabile? perchè?
Perchè questa è una teoria scientifica?»
See fosse così allora sarebbe un Dio che usa gli uomini come marionette... e mi sembra che per la religione cattolica questa sia una cosa inconcepibile.
Alle altre domande rispondo con calma casomai stasera. :P


Postato da Silvia in data 03/10/2009 alle ore 17:30:31 con Firefox in Linux


Chi sostiene la presenza di entità superiori? Io non l'ho letto e non credo di averlo detto. Tu dove lo leggi?
Ripropongo la domanda: cos'è la mente?


Io lo sostengo da quello che dici te. La mente è il mio interiore, un'energia immateriale che tutti noi abbiamo dentro Questa energia che abbiamo dentro vede anche se noi siamo ciechi, è immateriale e quindi ovunque, magari è un'energia che esiste da sempre, qui si sostengono concetti che vanno oltre ai limiti imposti da secoli alle percezioni dell'uomo...
Magari queste energie vivono da millenni e ogni esperienza passata che ha vissuto questa energia influenza le nostre percezioni di oggi (tipo uno è cieco e sà disegnare perchè in vite precedenti ha visto, chi può dire di no? la scienza?)

Tutto è possibile, cos'è la mente estesa da un punto di vista scientifico? Sbizzarrisciti con la fantasia e prova a trovare 1000 modi diversi di definirla, io per ora leggo solo qualche indizio che parla di sensazioni, ma perchè mente estesa, e se fosse Dio?
E' più improbabile? perchè?
Perchè questa è una teoria scientifica?
E gli spiriti che posseggono i corpi, sono leggende? mai sentito parlare di persone possedute? Queste come le spiegherebbe la mente estesa? Fantasmi? perchè no? molti gli hanno visti.... ecc.... ecc....


Postato da Francesco B. in data 26/09/2009 alle ore 11:37:48 con Opera in Linux


'Siamo posseduti da entità con vite precedenti alla nostra
e le loro esperienze precedenti influenzano le nostre
percezioni?'

Oddio, i fantasmi? A parte la semplice ironia, spiega spiega.
Argomenta, non buttare solo là che può essere una cosa interessante. (E poi qualcuno dice che è inutile studiare platone lol)

'Io dicevo che anche gli animali hanno mente estesa,
però diversa dalla nostra e questa teoria della mente
estesa non mi spiega le differenze...

E io rispondevo che può essere, ma non lo so. E sinceramente non conosco studi in proposito, ma perchè non devono essercene?

'Perchè ognuno riceve stimoli differenti? Se due
persone sono sullo stesso posto e quello che ci
circonda è la mente nostra, allora dovranno ricevere
gli stessi stimoli, no? Cosa spinge verso stimoli
differenti?

Allora, secondo me o due persone si trovano proprio nel medesimo punto, alla medesima altezza (nel senso proprio di organi nello stesso presiso punto, longitudine, latidudine etc, etc), predisposti nel medesimo modo, con gli stessi pensieri, etc... Roba impossibile solo da pensare.
Oppure ricevere gli stessi identici stimoli lo trovo impossibile. Poi ognuno percepisce gli stimoli in modo differente proprio perchè non esistono due esseri viventi identici. Gli organi che regolano la percezione sono diversi.

'Allora vale la premessa che ho fatto su questo post,
qui si sostiene la presenza di entità superiori all'io
materiale... Che è assurdo alla pari della mente estesa
dal mio punto di vista...'

Chi sostiene la presenza di entità superiori? Io non l'ho letto e non credo di averlo detto. Tu dove lo leggi?

Ripropongo la domanda: cos'è la mente?


Postato da S. in data 26/09/2009 alle ore 01:47:46 con Firefox in Linux


Siamo posseduti da entità con vite precedenti alla nostra e le loro esperienze precedenti influenzano le nostre percezioni?

Io dicevo che anche gli animali hanno mente estesa, però diversa dalla nostra e questa teoria della mente estesa non mi spiega le differenze...

Perchè ognuno riceve stimoli differenti? Se due persone sono sullo stesso posto e quello che ci circonda è la mente nostra, allora dovranno ricevere gli stessi stimoli, no? Cosa spinge verso stimoli differenti?

Allora vale la premessa che ho fatto su questo post, qui si sostiene la presenza di entità superiori all'io materiale... Che è assurdo alla pari della mente estesa dal mio punto di vista...


Postato da Francesco in data 25/09/2009 alle ore 14:34:47 con Opera in Linux


'Perchè la mente dovrebbe essere limitata?
Perchè dovrebbe non esserlo? Se tutto quello che mi
circonda è mente, tutti avrebbero la stessa mente se
si trovano nello stesso luogo, la trovo assurda come
cosa...'

Non so perchè dovrebbe essere limitata...
Perchè tutti avrebbero la stessa mente? Tu sei circondato da quello che circonda me e tutto il resto del mondo? Non credo... anche se si dice che tu sia colui che tutto può :P.
Ognuno vive in un suo contesto proprio, riceve stimoli differenti e li percepisce in un modo diverso.
Ritorno sempre al discorso del disegno dei ciechi (secondo me rende il tutto molto più evidente, ma di esempi ce ne sarebbero a bizzeffe). Come fanno a disegnare l'occlusione? Per me le soluzioni (escludendo la possibilità fattiva della mente estesa) sono queste:

- c'è un essere onniscente che (in un determinato momento) decide di inculcare, in una persona deficitaria di uno dei sensi fondamentali, (in questo caso la vista) i risultati che esso produrrebbe;

- l'innatismo;

- una sorta di iperuranio.

Le prime due presupporrebbero un Deus Ex Machina aprioristico dominatore e padrone delle sorti di qualsiasi particella esistente. Impossibile.
La terza bhè siamo all'assurdo!


'Parliamo degli animali che sentono prima che si
verifichi un evento naturale come un terremoto?
Hanno mente estesa, sono percezioni...'

Gli animali hanno percepiscono il mondo in modo differente rispetto all'essere umano (proprio come ogni essere umano percepisce in modo differente dagli altri suoi simili).
Non capisco perchè separi così nettamente mente estesa e percezione. Ognuno percepisce (attraverso gli organi atti a farlo) e si fa percepire, il mondo si fa percepire. In questa ottica se la tua mente non è reclusa in qualche antro recondito ti permette di percepire cose che i tuoi organi percettivi non possono. Es. tutti parlano di sesto senso.


'Il vuoto non esiste? Certo, c'è la materia e a non
materia'

Cosa intendi per non materia? Se per caso intendessi l'antimateria questa non è sicuramente il vuoto.


Io farei un passo indietro. Noi parliamo di mente estesa dando per scontato di sapere cosa è la mente.
Cosa è la mente?


P.S. non lo aveva inserito


Postato da S. in data 25/09/2009 alle ore 14:20:03 con Firefox in Linux


Perchè la mente dovrebbe essere limitata?
Perchè dovrebbe non esserlo? Se tutto quello che mi circonda è mente, tutti avrebbero la stessa mente se si trovano nello stesso luogo, la trovo assurda come cosa...

Parliamo degli animali che sentono prima che si verifichi un evento naturale come un terremoto? Hanno mente estesa, sono percezioni...


Il vuoto non esiste? Certo, c'è la materia e a non materia...


Postato da Francesco in data 24/09/2009 alle ore 13:45:41 con Opera in Linux


Riguardo i ciechi.
A qualsiasi cieco tu chiederai di disegnare due dita incrociate te le disegnerà nel modo descritto già. Questo dimostra che anche una persona che non vede riesce a 'vedere' l'occlusione. Come spiegare questa cosa se l'unico senso che permette di percepire tale occlusione è proprio la vista (di cui non è dotato)?
Se tutto è mente (è questo il concetto fondamentale e quindi che la mente non è rinchiusa in qualche meandro recondito del cranio, ma è la totalità la spiegazione è servita.
La percezione non può essere regolata esclusivamente dagli 'organi sensoriali'. E' il mondo a farsi percepire (anche noi in quanto mondo ci facciamo percepire).
Il vuoto esiste? No, per le conoscenze che abbiamo ora sappiamo che in realtà il vuoto è in realtà 'un pieno'. Quindi stabilire il confine netto tra un corpo e l'altro, avendo appurato che il vuoto non esiste, è impossibile. Perchè la mente dovrebbe essere limitata?


Postato da S. in data 24/09/2009 alle ore 01:57:12 con Firefox in Linux


Quello che vuoi, io un paio di spunti li ho messi e di dubbi anche...

Un cieco come fa a disegnare? non dimostra la mente estesa, tutti i ciechi sanno disegnare? Siamo ciechi noi? possiamo sapere cosa si prova a essere ciechi da sempre?


Postato da Francesco in data 24/09/2009 alle ore 00:01:52 con Opera in Linux


'Come fa un cieco dalla nascita a disegnare?'
Eh, eppure lo fa e come!
Un punto per la mente estesa :P

Famo una cosa, analizziamo punto per punto.
Cosa non è chiaro?


Postato da S. in data 23/09/2009 alle ore 23:49:16 con Firefox in Linux


Che cos'è la Sindrome di Williams?

La Sindrome di Williams (WS) consiste in un disordine neurocomportamentale congenito. Non è ereditaria, non è causata da fattori medici, ambientali o psicosociali ma piuttosto rappresenta 'un caso'. E' abbastanza rara, presentandosi una volta ogni 20.000 nascite. La WS interessa diverse aree dello sviluppo tra cui quella cognitiva, comportamentale e motoria. La maggior parte dei neonati WS manifestano coliti nel corso dei primi mesi di vita e forti difficoltà nel dormire. In alcuni casi (normalmente nel corso del primo anno e solitamente all'improvviso) tali disturbi spariscono e i bambini cominciano a dormire meglio e a diventare 'bambini felici'. La causa di tali disturbi non è ancora perfettamente conosciuta e potrebbe essere dovuta a una specie di mal di stomaco. Questo periodo è, ovviamente, particolarmente stressante per la famiglia. Riguardo lo sviluppo motorio, i bambini WS normalmente cominciano a camminare in ritardo. Ciò è spesso dovuto ad una combinazione di fattori quali il coordinamento, l'equilibrio e la forza. Per gli stessi motivi i bambini tendono ad avere anche difficoltà nella motricità fine fin dai primi mesi di vita. Da un punto di vista cognitivo esiste una forte diversificazione tra individui. Alcuni bambini mostrano livelli di intelligenza medi o leggermente al disotto della media associativa difficoltà di apprendimento. Molti bambini sono al limite dei ritardo lieve e alcuni sono ad un livello di ritardo 1,1 1,1 io. In particolare, la maggior parte dei bambini mostrano una differenziazione significativa nello sviluppo delle capacità relativamente alle diverse sfere di apprendimento I bambini WS sono normalmente socievoli e comunicativi fin dall'infanzia pur non utilizzando il linguaggio; essi si esprimono attraverso il viso e gli occhi e, eventualmente, con i gesti. Cominciano a parlare più tardi di quanto ci si aspetti e, nonostante l'estrema variabilità dei casi, solo dopo i 18 mesi cominciano a parlare usando parole singole. Possono mostrare facilità nell'apprendere canzoni, manifestando una buona memoria uditiva e senso musicale. Molti bambini WS cominciano a formare frasi a circa 3 anni, il linguaggio migliora e continua ad evolversi a partire dai 4 o 5 anni.

Link

che c'entra? E' legata alle capacita' d'apprendimento e ok... Ma in sostanza? Volevi forse sottolineare il fatto che son privi di mente estesa?

Io sono dunque un solipsista? Fico!


Postato da Francesco in data 23/09/2009 alle ore 20:19:11 con Opera in Linux


Il solipsismo
(dal latino solus (solo) e ipse (stesso), ossia 'solo se stesso') è la credenza secondo cui tutto quello che l'individuo percepisce venga creato dalla propria conoscenza. Di conseguenza, tutte le azioni e tutto quello che fa l'individuo fa parte di una morale prestabilita dal proprio io, ubbidendo pertanto solamente a quello che quest'ultimo dice, al di là delle leggi prestabilite dal mondo esterno, da altre soggettività, quindi. Contrariamente alle altre credenze, che hanno leggi e regole stabilite secoli addietro, il solipsismo si distingue in quanto le leggi da rispettare provengono direttamente dagli stati più interni dell'individuo, e pertanto hanno una credenza e una validità molto più veritiera di tutte quelle regole che altri individui avrebbero stabilito per conto nostro: gli stessi 'non uccidere' e 'non rubare' sono tali in quanto l'io, in quanto la morale personale sa ed è convinta che queste due azioni sono sbagliate, al di là del fatto che appartengono a leggi esterne. Psicologicamente, se l'io non sente quello che sentono gli altri, non può di conseguenza viverlo in contemporanea: se l'individuo è arrabbiato, gli altri in contemporanea vivono non sentendo questo sentimento, e in un certo qualmodo l'individuo per gli altri non esiste. Tutti gli io hanno diversi modi d'approccio alla realtà, soggettiva e caratterizzata da diversi punti di vista.

Linee di pensiero analoghe al solipsismo si incontrano nelle filosofie orientali: il Taoismo ed alcune interpretazioni del Buddhismo, sostengono che tracciare una linea di separazione fra il sé e l'Universo è arbitrario e senza senso, un accidente dovuto al linguaggio più che alla pura realtà dei fatti.

Link


Interessante il buddhismo, sempre pensato...


Postato da Francesco in data 23/09/2009 alle ore 20:12:24 con Opera in Linux


Come fa un cieco che e' sempre stato cieco a disegnare?


L'articolo l'ho letto, non l'ho compreso molto, solo che la mente e' esterna al cervello e che il linguaggio ne sarebbe una dimostrazione...(credo)

Allora perche' i neonati non parlano? :O


"Nei casi normali il parlante non gode di nessuna anteprima; lui e il suo pubblico apprendono nello stesso tempo quali sono le parole pronunciate dal parlante."

Affascinante, cioe' io non so', non penso quello che dico? :O


Postato da Francesco in data 23/09/2009 alle ore 20:00:19 con Opera in Linux


Autori di riferimento:

Vygotskij
Clark
Dennet
Fodor

P.S. Un pizzico di teorie cognitivistiche anche :P


Postato da S. in data 23/09/2009 alle ore 04:14:05 con Firefox in Linux


E SE LASCIASSIMO A CASA IL CERVELLO?

Dove sta la mente? Ecco una buona domanda per comprendere cosa essa sia. Posto così, l'interrogativo mette in discussione due dogmi dell'ortodossia cognitivista: l'idea di potere studiare la mente indipendentemente dal corpo. E l'idea che il mentale sia collocabile esclusivamente all'interno della nostra testa Due i punti decisivi destinati a aprire nuove prospettive di ricerca sulla natura umana: il recupero all'attenzione della dimensione corporea, e il fatto che noi creiamo l'ambiente tanto quanto l'ambiente crea noi. Il che rende davvero difficile stabilire dove la persona finisce e dove ha inizio il mondo.
FRANCESCO FERRETTI
Il Manifesto del 9-1-2004

Hanno scelto voi, non potete tirarvi indietro. C'è da recuperare un sofisticato marchingegno costruito dai servizi segreti per scavare grotte sotterranee sino al centro della terra. Alla prima prova, come capita, il marchingegno si è bloccato a circa due chilometri dal suolo. Bisogna recuperarlo in tutta fretta. C'è un problema, però: la diavoleria meccanica emette radiazioni letali per il cervello, anche se, per fortuna (così vi dicono), non per il resto del corpo. Per recuperarla, dunque, vi asporteranno l'encefalo dalla scatola cranica, lo immergeranno in una vasca colma di una soluzione biologica in grado di mantenerlo in vita e lo collegheranno via radio a un computer in grado di mantenere tutte le connessioni con il corpo. In questo modo potrete scendere sin laggiù lasciando a casa il vostro cervello. Vi operano. L'intervento è ben riuscito e, con un certo orgoglio, vi conducono di fronte alla vasca: per la prima volta il vostro cervello e il vostro corpo sono l'uno di fronte all'altro. Ora, come descrivere fedelmente questa scena? Dove siete voi esattamente? Mentre è abbastanza facile collocare corpo e cervello in uno spazio-tempo determinati, la difficoltà sta nel situare il flusso dei vostri pensieri. Prendiamo il caso della percezione: come stabilire chi guarda cosa ? Daniel Dennett, cui dobbiamo questo esperimento mentale, ci invita a riflettere con attenzione alle possibili risposte al quesito: la prima, quella più intuitiva, è che davanti alla vasca sia legittimo pensare a qualcosa del tipo: «Eccomi qui intento a contemplare il mio cervello»; nondimeno, poiché ciò che sappiamo del mentale è che esso dipende dal funzionamento del cervello, una risposta più appropriata dovrebbe essere approssimativamente questa: «Eccomi qui, sospeso in un liquido pieno di bollicine, contemplato dai miei occhi». Perché, tuttavia, a dispetto di ciò che sappiamo, ci è così difficile vedere le cose in questo modo? L'aspetto teoricamente rilevante è che, a prescindere da ciò che si crede e si conosce, il punto di vista della situazione è sempre lì dove il corpo agisce e opera. E dove il corpo agisce e opera è fuori dalla vasca. Dove sta la mente? Ecco una buona domanda per comprendere cosa sia la mente. Per quanto inusuale in passato, tale domanda sta rivoluzionando l'approccio della scienza cognitiva allo studio del mentale. Ponendo la questione da questo particolare punto di vista, in effetti, è possibile mettere in discussione due veri e propri dogmi dell'ortodossia cognitivista: l'idea di potere studiare la mente indipendentemente dallo studio della corporeità; e l'idea che il mentale sia collocabile esclusivamente all'interno della testa degli individui. Queste due idee hanno profonde ripercussioni circa la natura della mente e, in ultima analisi, circa la questione della natura umana. Per quanto il cognitivismo abbia sempre cercato di superare l'opposizione cartesiana tra res cogitans e res extensa (raggiungendo anche notevoli risultati nella chiarificazione del problema) è innegabile che tale prospettiva teorica sia ancora pervasa da alcuni residui di dualismo. Il più evidente riguarda la pretesa autonomia del mentale dal supporto fisico che lo implementa. Letteralmente, il cognitivismo (il cui modello è la macchina di Turing) ha teorizzato una concezione «disincarnata» della psiche: la mente è come il software di un computer e, in quanto tale, essa deve essere analizzata a un livello di indagine diverso da quello che cattura la descrizione del funzionamento dell'hardware. Da questo punto di vista, l'hardware che implementa il software non è importante: se il software funziona, che l'hardware sia un computer piuttosto che un cervello non fa differenza. La psicologia è dunque autonoma dalla neuroscienza: non c'è alcun bisogno di studiare il cervello per capire come funziona la mente. Questa ipotesi si sposa con un altro aspetto caratterizzante l'ortodossia cognitivista: il solipsismo. In un articolo-manifesto scritto nel 1980, Jerry Fodor sostiene che per capire cosa sia la mente si deve guardare esclusivamente a ciò che avviene «nella testa» degli individui, facendo del tutto a meno delle relazioni tra individuo e ambiente esterno. Rispetto a tali considerazioni, l'esperimento mentale della scissione del cervello dal corpo ci impone di rivedere la questione dei rapporti tra mente, cervello e mondo. Ora, questa revisione passa inevitabilmente per un ripensamento del tema della corporeità - è alle menti «incarnate» che occorre prestare attenzione. Nel caso dell'esempio di Dennett, in effetti, è proprio la corporeità a far saltare le nostre opinioni correnti sul mentale: è il fatto che il corpo sia situato in uno spazio (dove si muove e opera, dove indaga e trasforma il mondo) a imporci di riconsiderare sotto una nuova luce la natura della mente umana. Questa prospettiva segna, in effetti, una svolta importante nelle scienze cognitive: il superamento del solipsismo, infatti, è qui affidato non solo al recupero del rapporto organismo-mondo, ma, ipotesi più forte, all'idea che la mente stessa sia un'entità che si «estende» verso l'esterno, ben oltre i limiti della scatola cranica. Andy Clark, direttore del Cognitive Science Program all'Indiana University, è un fervente sostenitore di questa ipotesi. Nel suo recente Natural-Born Cyborgs (Mit Press, 2003) egli sottolinea che la domanda circa «dove sia» la mente non può avere una risposta netta e definitiva. La difficoltà appare in tutta evidenza, ad esempio, nel caso degli studi sul rapporto tra corteccia cerebrale e movimento corporeo nelle scimmie. Miguel Nicolelis (Duke University, North Carolina), a tal fine, ha impiantato un circuito elettronico nella corteccia frontale di uno di questi animali e lo ha collegato a un computer capace di «interpretare» il codice dei comandi impartiti dal cervello agli arti per produrre il movimento. Negli esperimenti condotti al Mit Touch Lab (Boston) i segnali provenienti dal cervello della scimmia del North Carolina sono stati usati per controllare i movimenti del braccio di un robot posto a migliaia di chilometri di distanza. Qui, diversamente dal caso di Dennett, non è il cervello ad essere svincolato dalla scatola cranica ma è il corpo ad estendersi oltre i propri limiti biologici. Il punto tuttavia non cambia: come sostiene Clark, infatti, se si fornisce alla scimmia un sistema di retroazione capace di controllare gli effetti del suo agire a distanza, il risultato che si ottiene è il controllo del movimento del braccio del robot «incorporato nel cervello della scimmia». La profonda unità che, in questo modo, viene a instaurarsi tra mente, corpo e azione ha importanti ricadute rispetto al tema della natura umana: come sostiene Clark, infatti, noi siamo essenzialmente «agenti attivi e incorporati, non intelligenze disincarnate che semplicemente manipolano o animano i nostri corpi biologici». La connessione stretta tra «menti incarnate» e «menti estese» mette definitivamente fuori causa i residui dualistici dell'ortodossia cognitivista. L'idea della mente «estesa» è cara a Clark già dai tempi di Being There. Putting Brain, Body and World Together Again (efficacemente tradotto in italiano con Dare corpo alla mente), un libro del 1997 che può essere considerato un vero e proprio manifesto della revisione di alcuni concetti classici della scienza cognitiva. L'operazione di estensione della mente risponde a criteri metafisici di carattere generale: nel rispetto del «rasoio di Occam», chi si impegna in un progetto del genere lo fa innanzitutto per evitare di popolare la scatola cranica di presunte (e misteriose) entità interne. Estendere la mente verso l'esterno ha dunque lo scopo prioritario di impoverire il suo interno. Ora, come fa una mente così impoverita a risolvere i problemi cognitivi cui è chiamata a far fronte? La risposta di Clark è che l'ambiente esterno è di fatto esso stesso parte della soluzione del problema: il mondo è una sorta di «impalcatura» utilizzata dal cervello per alleggerire il carico computazionale dei processi mentali. Uno degli esempi proposti da Clark è quello del gioco dello «Scarabeo», in cui la riconfigurazione manuale degli elementi presenti sul tavolo (le tessere con le lettere) è parte integrante del processo cognitivo messo in atto per arrivare alla soluzione del problema: la manipolazione effettiva delle tessere è tanto importante quanto la ricerca della parola nel lessico mentale - non c'è in questo processo una distinzione netta tra ciò che è interno alla mente è ciò che è a essa esterno. Il caso estremo, in cui emerge con maggior forza il tema della natura umana, è rappresentato dal linguaggio. Dal punto di vista dei sostenitori della mente estesa, le parole sono «attrezzi esterni» che il bambino semplicemente incontra nel mondo (sono qualcosa in cui egli si imbatte). E' Daniel Dennett a portare alle estreme conseguenze questa ipotesi: nel libro La coscienza (Rizzoli, 1993), ad esempio, egli sostiene che non ha senso pensare alla comprensione del linguaggio in riferimento a una pretesa intenzione del parlante che precede il dire effettivo. Dennett è tanto coerente quanto radicale su questo punto: «Nei casi normali il parlante non gode di nessuna anteprima; lui e il suo pubblico apprendono nello stesso tempo quali sono le parole pronunciate dal parlante. (...) Così noi siamo, almeno in quelle occasioni, sulla stessa barca dei nostri critici ed interpreti esterni, incontriamo un testo e cerchiamo di ricavarne la migliore lezione possibile. Il fatto che noi lo abbiamo detto gli dà una certa persuasività personale o almeno una presupposizione di autenticità. Se lo ho detto (...), probabilmente, intendevo dirlo, e probabilmente significa ciò che sembra significare - a me». Questo modo di intendere la questione ha ricadute importanti sul tema dei rapporti tra pensiero e linguaggio. Certo la radicalità del pensiero di Dennett non è esente da critiche e da difficoltà: la mia opinione personale è che una mente così impoverita nei suoi costituenti interni sia incapace di far fronte a tutti i problemi cognitivi. Ma qui la questione è un'altra. Il riferimento alla mente estesa segna da questo punto di vista un punto di non ritorno per la ricerca futura: l'ambiente (sociale e fisico) esterno è parte integrante della mente umana. Il recupero della dimensione corporea rappresenta, dunque, il vero punto di avvio di una nuova visione della mente e della natura umana. La corporeità, diversamente da quanto accaduto in passato, è oggi oggetto di una approfondita analisi teorica nelle scienze cognitive. Le tecnologie odierne hanno dato nuovo impulso a tale tipo di analisi: a livello biologico, ad esempio, sono oggi possibili interventi di «ibridazione» tra corpi che, solo pochi anni orsono, venivano considerati fantascientifici: transgenesi e chimerizzazione hanno dato vita a entità dai contorni confusi e indeterminati - «pecore-capre», «pecore-vacche» e altre diavolerie di questo tipo. Il caso più enigmatico, tuttavia, è sicuramente quello della ibridazione tra organico e inorganico. Si pensi, ad esempio, al trapianto eseguito da Yoshihico Kuwana delle antenne di una falena maschio su un microrobot (che d'istinto ha subito iniziato a seguire una falena femmina); oppure, al progetto di biologizzare l'inorganico messo in atto dal gruppo di ricerca di Valentino Braitenberg nel tentativo di ibridare un computer con i neuroni tratti dall'embrione di una rana. Al di là della condanna e dell'orrore che esperimenti di questo tipo possono suscitare, resta il fatto che casi come questi rendono pressante il problema di ripensare alla radice la questione della natura umana. Secondo Roberto Marchesini (Post-Human, Boringhieri, 2002) l'avvento del cyborg apre di fatto la strada a una condizione post-umana. Per Clark, tuttavia, non è necessario aprire scenari futuri per caratterizzare la natura umana in questo modo: la sua idea è infatti che, diversamente dagli altri animali, gli umani siano dei cyborg «naturali». La loro natura cyborg, in effetti, riguarda il loro essere entità che pensano e ragionano in primo luogo per il fatto che le loro menti sono costantemente dispiegate oltre i limiti della scatola cranica e del loro cervello. La vera particolarità degli umani e la caratteristica distintiva della loro intelligenza è infatti la capacità di entrare in relazione simbiotica con strumenti e artefatti esterni (primo fra tutti il linguaggio). Se il problema di cosa sia la mente deve riguardare l'interazione inscindibile tra cervelli materiali, corpi fisici e ambienti tecnologici e culturali, allora il punto decisivo da tener presente è che gli umani creano l'ambiente tanto quanto l'ambiente crea loro. E' alla profonda unità di mente, corpo e ambiente che occorre dunque prestare attenzione per comprendere sino in fondo quali siano i tratti pertinenti della natura umana. Quando si guarda al tema in questo modo, diventa davvero difficile stabilire dove la persona finisce e dove ha inizio il mondo: ed è per questo che la domanda circa «dove sia» la mente risulta particolarmente efficace allo scopo di rispondere al quesito circa «cosa» essa sia. Le ipotesi di Clark appaiono promettenti per la ricerca futura sulla mente. Le critiche mosse alle scienze cognitive continuano a essere quelle di sempre: antibiologicismo e solipsismo. Queste critiche, per quanto colgano nel segno, sono fondate su un feticcio: un'idea di scienza cognitiva che non corrisponde a ciò che i filosofi della mente e gli scienziati cognitivi fanno oggi effettivamente. C'è ancora molta strada da percorrere, ovviamente, ma la ricerca va avanti con vigore. Per i necrologi c'è tempo: se, confidando nei pettegolezzi sulla fine prossima della scienza cognitiva, avete appena acquistato uno spazio su un quotidiano, avete buttato al vento il vostro denaro.

Link


Postato da S. in data 23/09/2009 alle ore 04:12:32 con Firefox in Linux


So che sei fortemente scettico Frà.
Quindi inizio il tutto con una domanda.
Come mai se chiedi ad un cieco di disegnare due dita incrociate, lui disegna un dito sovrapposto all'altro (manca nel disegno proprio la parte del dito più in basso coperta dal dito più in alto)?
Purtroppo non riesco a trovare immagini on line, prometto di provare a scannerizzare l'immagine da un libro.

Conosci la sindrome di Williams?


Postato da S. in data 23/09/2009 alle ore 04:10:19 con Firefox in Linux



Ussignor tocca organizzare come vedè ste cose


Postato da S. in data 22/09/2009 alle ore 20:57:27 con Firefox in Linux


'La legge dell'attrazione' parla proprio come le prime righe di questo post...

Dice che la mente è come un magnete che attira le cose che noi pensiamo siano esse positive o negative, sò che è un libro 'strano' visto che è stato scritto da una persona posseduta, ma a me sembra che le due cose vadano di pari passo...

Affascinante però...


Legge dell'attrazione: Link


Postato da Francesco Beato in data 22/09/2009 alle ore 16:58:39 con Opera in Linux


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