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COME HO CONOSCIUTO VITTORIO?

Con Arrakis ( Link ) progetto a cui aderii molto volentieri nel non lontano mese di Giugno, progetto a cui aderii anche lo stesso Vittorio.
Apprendo che ora Vittorio "Vik" Arrigoni, attivista di Free Gaza e blogger di GuerrillaRadio, tra i friends di Youblob e tra i partecipanti all'iniziativa di Arrakis, è stato arrestato in Israele mentre si trovava a bordo di un peschereccio Palestinese insieme ad altri attivisti internazionali di Free Gaza Movement( Link ).


Queste sono le parole che scriveva il 30 Luglio 2008 sul blog di Pino Scaccia ( Link ), inviato speciale RAI, che ha ospitato una sua dichiarazione:
"Fra poco meno di due settimane cercherò di entrare a Gaza. Con una quarantina di attivisti per i diritti umani provenienti da quindici Paesi diversi, compresi palestinesi e israeliani, e un carico di aiuti umanitari abbiamo deciso di sbarcare sulle coste della Palestina. [continua]"


Fino ai giorni scorsi il compito di Vittorio e degli altri attivisti è stato quello di fare presenza internazionale sulle piccole barche da pesca palestinesi con lo scopo permettere ai pescatori locali di spingersi a largo di Gaza e permettero loro di pescare.

Nonostante la presenza internazionale degli attivisti le barchette dei pescatori sono state oggetto di veri e propri atti intimidatori da parte delle navi israeliane a largo di Gaza, che per spaventarli utilizzavano sia potenti getti d'acqua che armi da fuoco, come testimoniano i video di apertura del post.


Ebbene, settimana scorsa è avvenuto un vero e proprio blitz dei soldati israeliani: Vittorio, i suoi compagni attivisti e i pescatori sono stati catturati dai soldati israeliani.

Ecco un estratto di una intervista a Vittorio rilasciata il 19 Novembre 2008 ( Link ):
"Altro che 'prelevati'! Si è trattato di un rapimento, di un sequestro di persona in piena regola! Eravamo in mare, a 6 miglia nautiche al largo delle coste di Gaza (per il diritto internazionale si tratta di acque gazesi, ndr), con tre pescherecci, quando ci siamo di trovati di fronte una scena incredibile". [continua]"

Pino Scaccia ha dato nuovamente spazio alla storia di Vittorio, sulla Torre di Babele è stata pubblicata ieri una lettera dal carcere datata 21 Novembre 2008 ( Link ).

Anche Youblob ( Link ) e Il Sonno della Ragione ( Link ), tra i blog che lo scorso giugno si sono oscurati per Arrakis, si sono attivati in questi giorni per dare visibilità alla vicenda accaduta al loro collega blogger.

Fonte Arrakis

Qui l'elenco dei blogger che aderirono al progetto Arrakis: Link

Data inserimento: 22-11-08






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Articolo scritto da VIK per Il manifesto

Il mare era un coltre liquida impassibile, priva d'increspature, liscio come olio;

martedì scorso quando io, Darlene e Andrew, attivisti per i diritti umani dell'ISM ( Link ), siamo salpati dal porto di Gaza a bordo di tre pescherecci palestinesi. Il sole era tiepido, il cielo limpido, totale assenza di vento, si prospettava una giornata generosa di pesce per i nostri amici pescatori. All'incirca verso le 11 am., siamo stati intercettati e accerchiati da 8 imbarcazioni militari israeliane, che hanno aperto il fuoco attorno ai pescherecci, ci hanno bloccato, dopodichè hanno proceduto al nostro rapimento, noi 3 internazionali e 15 pescatori palestinesi. Hanno rapito noi e rubato i pescherecci, e condotto noi e la barche dalla Palestina sin dentro i confini d'Israele. Ci trovavamo circa a 6 miglia dalla costa di Gaza, secondo le leggi internazionali in piene acque palestinesi (il trattato di Oslo conferisce sovranità ai palestinesi sino a 20 miglia dalle coste delle Striscia), per questa ragione non di arresto si tratta, ma di vero e proprio sequestro di persona, e non di confisca dei pescherecci, bensì di furto. Un blitz terroristico in piena regola. Corpi speciali della marina militare israeliana, teste di cuoio, incappucciati, armati all'inverosimile, per bloccare tre barchette di legno che a malapena stanno a galla.

Ho provato a interloquire con quello che mi pareva essere l'ufficiale israeliano di più alto grado, gli ho domandato se avessero intenzione di uccidermi, visto che più di una decina fra pistole, fucili, canne di cannone, erano rivolte verso di me seguendo ogni mio minimo movimento. Prima che i soldati israeliani saltassero a bordo del mio peschereccio, ho chiesto a lui, a loro, che ossesso timore provasse Israele, quale estremo pericolo per la sua sicurezza interna rappresentasse il fatto che dei semplici pescatori palestinesi andassero al largo del loro mare per procacciarsi il minimo sufficiente a sfamare le loro famiglie.

L'ufficiale israeliano, così ferreo e autoritario nell'impartire ordini in ebraico ai suoi soldati, e a me in un inglese dallo spiccato accento australiano, non ha saputo rispondere a questo mio semplice quesito. E' evidente che questi super soldati, tutti muscoli e agghiacciante freddezza, sono addestrati ad uccidere un uomo in meno di un secondo ( e quando si tratta di uccidere un palestinese anche meno), senza batter ciglio, ma non sono in grado di comprendere autonomamente il significato di termini elementari come diritto di esistenza, diritto di sopravvivenza.

In quanto ben distanti dai confini israeliani, ho dichiarato all'ufficiale che non riconoscevo la sua autorità, ne tantomeno il diritto di rapire me e i pescatori miei amici. Ho deciso allora di resistere passivamente, in maniera non violenta. Mi sono arrampicato sul tetto del peschereccio, e da lì sull'impalcatura di ferro che funge da gru, a poppa, per issare le reti. Mi hanno inseguito tre soldati, puntandomi le pistole al viso. I loro occhi, dietro i passamontagna neri, mi sono parsi la migliore rappresentazione dell'odio che mai mi è capitato di vedere, un odio impartito in anni di lezioni rimandate a memoria, su come annientare il nemico, anche quando il nemico non esiste. Niente affatto intimorito, ho domandato che se era loro intenzione uccidermi, allora si accomodassero, adempissero in pieno al loro dovere. Uccidere un civile, italiano, disarmato, su di un peschereccio palestinese, a pesca con amici palestinesi, su acque palestinesi. Un quarto soldato allora è sopraggiunto, e ho riconosciuto l'arma che teneva in pugno, una pistola taser. A quest'ultimo ho detto la verità, che sono cardiopatico, che quell'arma avrebbe potuto provocarmi un arresto cardiaco. Il soldato allora si è avvicinato, l'ufficiale ha impartito l'ordine, io ho voltato le spalle a entrambi, per non provare troppa compassione per loro. Il soldato mi ha sparato sulla schiena, una scarica elettrica mi ha mandato sottoschock, tutti e 4 i soldati hanno cercato allora di spingermi di sotto, un salto da tre metri sulla superficie di acciaio della poppa del peschereccio, mi avrebbe sicuramente comportato serie fratture. Con un colpi di reni mi sono gettato in mare, e con le ultime forze vi sono rimasto, in acqua, nuotando lentamente, verso la riva all'orizzonte, verso Gaza, verso casa. Indifferente ai proiettili intimidatori che colpivano l'acqua a pochi centimetri dalla mia testa, ho nuotato per una buona mezz'ora, seguito a breve distanza dalle 8 navi da guerra, quando i miei denti hanno iniziato a battere senza sosta, e le palmi delle mie mani si sono fatte blu, ho dovuto desistere nella fuga, e lasciare che i soldati mi trassero fuori dall'acqua, malmenandomi. Per poco ho scampato l'ipotermia.

Arrivati al porto di Ashkelon, io Darlene e Andrew, siamo stati condotti fuori dalla nave da guerra israeliana, e lì ci è apparsa dinnanzi una scena da olocausto. Qualcosa che a me a ricordato il film Schindler's list, o le prose intrise di orrore di Primo Levi. Tutti e quanti i pescatori stavano inginocchiati ignudi, incatenati alle caviglie e coi polsi ammanettati dietro la schiena, bendati. Loro il viaggio, di circa 50 chilometri nautici, se l'erano fatto così, all'aperto in quelle condizioni.

Perchè? Per quale motivo Israele nelle veci del suo esercito, dei suoi governi, si macchia quotidianamente di crimini di guerra contro i civili di Gaza? perchè li punisce collettivamente? Impedire a degli innocui pescatori di pescare a poche a miglia dalla costa, nelle loro acque, più in generale affamare la popolazione civile di Gaza imprigionata nel suo assedio, non favorisce certo ne un processo di pace, ne ottiene più sicurezza per Israele. E' vero invece esattamente il contrario.

Condotti in un carcere a Ben Gurion, eppoi a nella prigione di Ramle, noi tre internazionali abbiamo iniziato immediatamente uno sciopero della fame, con la richiesta di rilascio immediato dei pescatori palestinesi. Cosa che è poi avvenuta.

Io sono stato 6 giorni nelle prigioni israeliane, in condizioni pessime, celle anguste e luride, popolate da insetti e parassiti che hanno banchettato allegramente sulla mia epidermide. Ma vengo da Gaza, a essere incarcerato in fin dei conti ci ero abituato. Gaza è la più grande prigione a cielo aperto del mondo, per volontà israeliana. Tutte le industrie hanno dovuto chiudere, più dell' 80 percento della popolazione vive sotto la soglia di povertà, a Gaza si registra il più alto tasso di disoccupazione del mondo, non c'è corrente elettrica, ne carburante. Gli ospedali necessitano di medicinali, la stragrande parte della popolazione di viveri, e beni di prima necessita. I soldati israeliani mi hanno prelevato dalla prigione a cielo aperto di Gaza solo per condurmi in una delle loro prigioni più piccole, dove quantomeno, a differenza di Gaza, servivano puntualmente un rancio, e c'era per quasi tutto il giorno energia elettrica e acqua potabile. Sono però stato privato dei mie fondamentali diritti, come quella di poter contattare il mio avvocato, o il mio consolato, a mia discrezione, non a volontà dei miei carcerieri. Inoltre ci tengo qui qui a denunciare che nella prigione di Ramle, a venti chilometri da Tel Aviv, sono sepolti vivi centinaia di rifugiati africani, per lo più etiopi, eritrei e sudanesi. Hanno un visto UN in perfetta regola, e in qualsiasi paese che si definisce civile sarebbe stato affidato loro un alloggio ed un minimo per vivere, scappano dalla guerra, non sono mica terroristi. Ma Israele dimostra ancora una volta, che i diritti umani, e più in generale la legge internazionale, è cartastraccia fuori dai suoi confini come pure dentro. Io farò di tutto affinché la condizione disumana di sepolti vivi dei miei compagni di prigionia venga alla luce. L'ho promesso loro. Io, Andrew e Darlene, alla fine siamo stati deportati, non ci siamo appellati alla corte israeliana per non legittimare come arresto quello che la legge internazionale ritiene essere rapimento.

I nostri avvocati si batteranno comunque per la restituzione dei pescherecci rubati dalla marina israeliana. Oltre che la perdita economica per i proprietari delle imbarcazioni, ciò che più ci sta a cuore sono la cinquantina di pescatori disoccupati, la trentina di famiglie palestinesi che da una settimana non ha più di che sostenersi.

Quelle barche rapinate da Israele sono il simbolo dell'assedio a cui è costretta Gaza, dell'illegalità al limite del terrorismo con cui opera l'esercito israeliano al di fuori del suo territorio. Personalmente, io, Vittorio Arrigoni, dichiaro che sono un leone.

Che più mi bastonano, più mi incarcerano, più rafforzano la mia determinazione nella lotta per la difesa dei diritti umani. Non è stato un gioco per Gandhi e i suoi scrollarsi di dosso l'occupazione inglese, ne per Mandela sconfiggere l'apartheid che imperava in Sud Africa. Non saranno per me le ferite che ho riportato in questi mesi a Gaza, ne la mia ultima detenzione, a farmi indietreggiare di un solo passo verso il percorso di lotta civile e non violenta che ho intrapreso, una questione morale che significa libertà per i palestinesi, e contemporaneamente pace e sicurezza per gli israeliani.

Restiamo Umani.

Link


Postato da Francesco Beato in data 03/12/2008 alle ore 09:38:12 con Opera in Linux


AGGIORNAMENTO AL 24/11/2008:

Vittorio è atterrato ieri a Milano alle 21.05, ad accoglierlo ha voluto solo la sua famiglia ed un suo vecchio amico.


Postato da Francesco Beato in data 28/11/2008 alle ore 13:32:04 con Opera in Linux


Comunicato stampa di Vittorio Arrigoni, Ho deciso, contro la mia istintività combattente, razionalmente di non resistere alla deportazione.
22-11-2008

In queste ore convulse è stato per me difficile prendere la decisione giusta, coerente con quello in cui credo e il più possibile razionale.
Quella razionalità di cui spesso sono sprovvisto essendo l'istinto e la passione la mia naturale bussola.
Ho deciso, contro la mia istintività combattente, razionalmente di non resistere
alla deportazione.
E di farmi imbarcare domattina su un aereo diretto a Roma.
Spero che nessuno dei miei più cari amici da Rafah agli USA mi considerino un codardo per questa scelta.
Ho valutato rischi e benefici.
Nella stessa misura di quando nuotando verso Gaza nel tentativo di resistere alla cattura circondato da otto navi da guerra israeliane, ho visto le mie mani colorate di blu e ho desistito nella fuga.
Forse sarò più utile alla causa fuori da queste mura sbarrate, forse qui dentro sarei addirittura più di danno che di beneficio per le nostre prossime valorose missioni.
Il tempo smentirà o confermerà i miei dubbi e le mie decisioni.
Ringrazio tutti coloro che mi hanno sostenuto e consigliato in questa frenetica giornata fatta di caffè lunghi georgiani, di tè eritrei e sigarette etiopi (gli insetti, invece, gentilmente offerti da Israele).
In particolare ringrazio:

- Huweida dagli USA col suo accento yankee
- Paul, per il consiglio sullo streaptease
- Adam e Sacha dalla West Bank per le ricariche telefoniche e del morale
- Daniela da Al Quds per le sigarette mai pervenute
- Bianca dalla Francia per il vino bianco
- Leila sempre empatica
- Tutti i blogger guerrilleri della rete
- Mahfus e tutti i gazawi (tranne un certo Jamal)
- Fida, Donna, G., OJ (eat, eat!), Eva (sleep, sleep!) e la companera Cohime.

Ragazzi, sono orgoglioso di aver conosciuto e combattuto con esseri umani straordinari come voi, inshallah altre intifade marine nel nostro domani.

Darlene, il migliore vino sta nelle botti piccole.
Andrei, mi devi sempre quella rivincita sul tavolo verde.

E tutti coloro che colpevolmente ho dimenticato e che mi si sono dimostrati vicini in queste ore.

Il vostro mai domo Vik.

Restiamo umani.


Link


Postato da Francesco Beato in data 23/11/2008 alle ore 17:29:46 con Opera in Linux


Notizie freschissime su Vittorio danno per imminente una sua espulsione.

Speriamo: FREE VIK!!!


Postato da Francesco Beato in data 22/11/2008 alle ore 22:43:09 con Opera in Linux


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